Le banche non potranno più riempire i bilanci con titoli di stato
Il problema si era già presentato in occasione delle aste di liquidità Tltro predisposte dalla banca Centrale Europea. Se negli intenti di Mario Draghi le risorse prestate alle banche dovevano finanziare l'economia reale, nella realtà gli istituti bancari, in particolare quelli italiani, le avevano usate per riempirsi di titoli di stato, lucrando tra il costo del denaro e i rendimenti spuntati.
Proprio per evitare il ripetersi di questa situazione ora l'istituto di Francoforte ha deciso che le banche dell'Eurozona non potranno più riempire i propri bilanci con i titoli di stato. Una decisione foriera di larghe conseguenze, se si pensa che attualmente sono ben 400 i miliardi di euro in titoli statali conservati nella pancia delle banche italiane.
Ad affermarlo è stato Ignazio Angeloni il sovrintendente del delicato passaggio della vigilanza bancaria alla Bce, secondo il quale le banche dovrebbero rompere i legami, definiti incestuosi, con il proprio paese sovrano. La motivazione di fondo di questa esigenza sarebbe la scarsa sicurezza dei titoli pubblici, che potrebbero risentire di eventuali scossoni o tempeste sui mercati.

(Le banche non potranno più riempire i bilanci coi titoli di stato)
Secondo Angeloni, economista che siede nel Consiglio di supervisione, l'autorità di controllo di cui fanno parte anche i rappresentanti dei paesi membri dell'area euro, andrebbe assolutamente evitata la concentrazione di rischio su un'emittente unico. Una condizione in cui si trovano molte banche dell'Eurozona, in particolare quelle del nostro paese e che potrebbe essere evitata diversificando sui titoli di stato di vari paesi. Una mossa che sarebbe del resto la logica conseguenza della nascita dell'unione bancaria, sorta per ridurre il nesso tra stati sovrani e banche.
Sino ad oggi, invece, le banche hanno fatto esattamente il contrario, legandosi a doppia mandata al proprio paese, tramite le massicce acquisizioni di titoli emessi dalle autorità monetarie nazionali. Se passasse questo orientamento, per l'Italia si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione, considerato che ben 400 miliardi di titoli del Tesoro, ma anche per il resto del continente le conseguenze sarebbero di larga portata, se si pensa che la grande maggioranza degli istituti bancari europei ha nel proprio bilancio un volume di bond sovrani che oltrepassa il 100% del loro capitale disponibile. Un problema non di poco conto, in quanto, come ricorda proprio Angeloni, i titoli di stato non sono più privi di rischio come si poteva pensare in passato. Come dimostra del resto il caso della Grecia o la volatilità degli spread di titoli come quelli italiani e spagnoli.
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