Dopo il voto greco la BCE accelererà sul quantitative easing
La questione del Quantitative Easing continua a caratterizzare la discussione sull'euro e sulle difficoltà attraversate anche sui mercati dalla moneta unica. Con l'avvicinarsi delle elezioni in Grecia, che vedono largamente favorito il partito Syriza guidato da Tsipras, con un programma che punta a rimettere in discussione gli attuali assetti e i rapporti di forza all'interno della Unione Europea, la politica continentale è letteralmente entrata in fibrillazione.
Dopo il crollo dei mercati interpretati da alcuni come una reazione preventiva all'ipotesi di una vittoria di Syriza, le dichiarazioni di Tsipras relative alla assoluta volontà di mantenere il paese all'interno dell'Unione sembrano cominciare a fare effetto, con un notevole rasserenamento delle borse. Va infatti messo in rilievo come soprattutto i mercati e i titoli di Stato dei Paesi periferici della Zona Euro procedano a ritmi sostenuti in questo inizio del 2015, anche per effetto delle assicurazioni del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, che sembra intenzionato a procedere senza esitazioni sulla strada del sostegno ai debiti sovrani. Dichiarazioni che hanno dato nuova linfa ai mercati finanziari, dopo la bufera di qualche giorno fa.

(Il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi)
Va però messo in rilievo come il Quantitative Easing o gli eventuali altri interventi della Banca Centrale Europea in senso antideflazionistico non potranno avvenire prima del voto greco, proprio per non dare l'impressione di una ingerenza dell'Istituto di Francoforte sulle elezioni elleniche.
In vista delle quali, la Faz ha provveduto da parte sua a sollevare una polemica relativa al fatto che la Grecia stia pagando interessi sul proprio debito inferiori addirittura a quelli della Germania. Il giornale al fine di portare acqua al suo mulino cita un rapporto della Troika, in base al quale la Grecia pagherebbe un interesse medio del 2,4% contro il 2,7% della Germania, per effetto delle condizioni estremamente favorevoli dei prestiti internazionali. Un dato che secondo alcuni osservatori spiegherebbe anche la rinnovata prudenza di Tsipras, relativa alla eventuale uscita del suo paese dall'Euro, successiva al via libera rilasciato dalla Merkel in relazione ad un addio di Atene.
Intanto a Francoforte si stanno affilando le armi in vista del preventivato intervento visto come l'unico modo per allontanare lo spettro della deflazione che, secondo alcuni addetti ai lavori, si andrebbe a saldare con la stagnazione in atto, con la possibilità di dare vita ad una miscela micidiale che potrebbe avvitare l'Eurozona in una spirale di crisi tale da portare infine al fallimento inevitabile della moneta unica. Considerato che anche alcuni falchi come la Finlandia e l'Olanda sono ormai in preda alla recessione, la decisione di Mario Draghi potrebbe infine trovare meno avversione di quanto preventivato sino a qualche settimana fa, quando il fronte raggruppato intorno alla Germania sembrava assolutamente intenzionato a far pesare il proprio parere contrario a misure di sostegno ai debiti sovrani.
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