Abi preannuncia un rilancio del credito nel prossimo biennio: sarà realmente così?

L'Associazione Bancaria Italiana preannuncia un rilancio del credito nel prossimo biennio, una previsione che è fondata soprattutto sulle stime le quali vorrebbero una crescita del Pil italiano, ancora tutte da verificare soprattutto alla luce degli ultimi dati macroeconomici.

Come si prospetta il futuro per il mercato bancario italiano? A svelare l'andamento dello stesso, almeno a livello previsionale, ha contribuito il rapporto Afo, elaborato recentemente dall'Associazione Bancaria Italiana in collaborazione coi principali soggetti operanti sul mercato creditizio del nostro Paese, in base al quale il 2015 dovrebbe risentire in positivo del ritorno del prodotto interno lordo italiano al segno più. Il +0,6% che nelle stime elaborate dal governo dovrebbe premiare il Pil nel nuovo anno, dovrebbe infatti portare ad un analogo incremento dei finanziamenti erogati alle famiglie, in quanto potrebbe innestare una dinamica benefica sui consumi, spingendo ad acquisti per i quali le stesse dovrebbero ricorrere alla leva creditizia, almeno in parte. Il 2016 dovrebbe poi vedere una ulteriore crescita del 2% del credito erogato ai nuclei familiari, una ripresa il cui vigore dovrebbe coinvolgere anche il comparto del credito alle imprese e i mutui immobiliari, in particolare quelli finalizzati all'acquisto della prima casa. Per questi due ultimi settori, la salita dovrebbe spingersi addirittura al 3% nel biennio 2015-16, su scala nazionale. 

Secondo ABI i prestiti cresceranno nel prossimo biennio

(Secondo ABI i prestiti cresceranno nel prossimo biennio)


Le previsioni formulate dall'Abi sembrano dunque sposare la tesi di una ripresa economica a portata di mano. che però può essere data tutt'altro che scontata, soprattutto alla luce dei dati riguardanti la crescente disoccupazione in Italia. Gli ultimi dati rilevati, danno purtroppo un quadro di deterioramento dell'occupazione, con un nuovo record storico toccato dai senza lavoro. Un dato che diventa poi drammatico per quanto riguarda i giovani, per i quali ormai la ricerca di un lavoro sembra farsi sempre più complicata, con la progressiva scomparsa del tempo indeterminato. 
Proprio alla luce di questa situazione, il report elaborato da Abi sembra eccessivamente sbilanciato, come del resto succede ormai da tempo, con proclami poi rapidamente disattesi dalla cruda realtà. Tanto che ormai sono in molti a guardare con maggior interesse a quanto succede a Francoforte, ove il quantitative easing di Mario Draghi sembra ormai essere diventato l'ultima spiaggia, per chi pensa a interventi sulla falsariga di quelli messi in campo dalla Federal Reserve per stimolare l'economia a stelle e strisce. Considerato che il settore creditizio italiano ha approfittato delle aste di liquidità Tltro della Banca Centrale Europea più per fini interni che per convogliare risorse verso l'economia reale, sembra però complicato pensare che lo stesso abbia una grande voglia di recuperare la reale funzione di stimolo ai consumi e agli investimenti. Proprio per questo motivo, continua a permanere un certo scetticismo da parte degli analisti finanziari più avvertiti, gli stessi che del resto hanno spesso contestato i dati provenienti dal mondo bancario, apertamente contraddetti dalla chiusura dei rubinetti in particolare verso le piccole e medie imprese del nostro Paese, tanto da spingere addirittura un quinto di esse fuori dal mercato.   

Dott. Dario Marchetti
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