Con il quantitative easing, mutui e prestiti saranno meno cari

Il Quantitative Easing cui si appresta la Banca Centrale Europea, sotto l'impulso di Mario Draghi, potrebbe avere effetti di larga portata, a partire da mutui e prestiti, i quali potrebbero diventare meno cari, mentre potrebbero calare anche i rendimenti offerti dai conti deposito.

Dare impulso all'economia reale, riportare l'inflazione nei pressi del 2% senza andare oltre, rilanciare la crescita: tutto questo dovrebbe permettere il cosiddetto Quantitative easing di Mario Draghi. Un ambizioso piano da 1140 miliardi di euro, con il quale la banca Centrale Europea mira a ricoprire per l'economia continentale il ruolo svolto dalla Federal Reserve per quella a stelle e strisce. Grazie a questa serie di interventi, il credito dovrebbe essere rimesso in carreggiata tornando a fungere da stimolo e sostegno ai consumi di imprese e famiglie. Se l'obiettivo è naturalmente quello di rafforzare dal punto di vista finanziario i paesi meno forti, tra cui l'Italia, va però specificato che a giovarsene potrebbero essere anche i consumatori, in quanto proprio il bazooka evocato da Mario Draghi, potrebbe fare in modo da rendere meno cari mutui e prestiti.

Il Quantitative Easing di Mario Draghi potrebbe avere effetti sull'economia reale

(Il Quantitative Easing di Mario Draghi potrebbe avere effetti sull'economia reale)

Il fatto di avere grandi masse monetarie da poter investire, dovrebbe infatti spingere gli istituti bancari a riaprire i cordoni della borsa, facendo venire meno quella stretta creditizia che ha letteralmente strozzato un grande numero di piccole e medie imprese tricolori, un quinto del totale secondo i calcoli fatti dalla Cgia di Mestre. A giovarsene, soprattutto sul breve periodo saranno i mutui, che si alleggeriranno notevolmente. In caso di funzionamento del piano, infatti, non solo i grandi investitori torneranno a concentrarsi sui listini azionari, ma i tassi di interesse e i rendimenti delle obbligazioni caleranno. La crescita dell'economia dovrebbe avere come logica conseguenza anche quella del costo della vita, allontanando lo spettro della deflazione. Gli interessi relativi ai bond e le rate dei mutui torneranno a salire, ma gli spread, che attualmente sono intorno al 2% continueranno a calare per i cosiddetti clienti solvibili, ovvero quelli che sono soliti pagare con regolarità. Proprio per questo motivo, però, occorrerà prestare grande attenzione ai propri movimenti. Se oggi un tasso fisso intorno al 3,5% può non apparire conveniente, domani potrebbe invece diventarlo. Se il piano della Bce andasse in porto, riportando tassi e inflazione al 2%, un mutuo variabile da 120 mila euro a 20 anni vedrebbe la sua rata salire da 613 a 797 euro, mentre un fisso continuerebbe a sua volta a pagare lo stesso importo della prima rata, ovvero 684 euro al mese. 

Altre conseguenze di larga portata del Quantitative Easing, potrebbero riguardare poi i conti deposito e i Bot. Va infatti ricordato come nella fase più acuta della crisi, le banche abbiano offerto rendimenti lordi prossimi al 5%, una mossa tesa con tutta evidenza a incrementare la massa monetaria a disposizione in attesa di tempi migliori. I conti deposito, però, ora che la liquidità tornerà ad essere ingente, potrebbero se non scomparire, almeno ridurre i margini di guadagno dal 2% odierno a poco meno dell'1,5%
Analogo il discorso per i Bot, che pure, nel novembre del 2011 avevano toccato tassi di interesse dell'8%. Erano i momenti in cui lo spread italiano aveva toccato quota 570. Oggi che il differenziale tra i nostri titoli e quelli tedeschi è finalmente tornato sotto controllo, i Bot si apprestano in pratica ad estinguersi, per effetto di tassi che, nel caso dei titoli a tre mesi, sono addirittura negativi. Un discorso leggermente diverso è quello relativo ai Btp decennali: se oggi infatti riescono ancora a dare rendimenti discreti, se il Quantitative Easing andasse a segno andrebbero a loro volta in territorio negativo per quanto concerne il rendimento. Anche questo sarà da tenere nel debito conto. 



Dott. Dario Marchetti
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