Il bazooka di Draghi aiuterà l'economia reale?
Il Quantitative Easing di Mario Draghi, l'ormai celebre bazooka imbracciato dal governatore della Banca Centrale Europea, continua a far parlare molto di sè. Per le dimensioni dell'intervento, intanto, visto che i 60 miliardi di euro al mese messi in preventivo sono al di là delle aspettative e dei rumors circolati nei giorni precedenti all'annuncio. Ma anche perché dal massiccio intervento in questione, ci si attende la stessa funzione svolta negli Stati Uniti dal massiccio programma di aiuti all'economia reale fornito dalla Federal Reserve. Un intervento, quest'ultimo, che sembra aver permesso all'economia a stelle e strisce di uscire fuori dalla recessione, se si considera il dato relativo al terzo trimestre del 2014, che ha visto un incremento del Pil nell'ordine del 5%.
Resta ora da capire se il QE porterà benefici veri ai cittadini europei, un quesito assolutamente attuale, alla luce delle aste di liquidità Tltro, che organizzate dalla BCE per dare sostegno all'economia reale, hanno visto invece le banche prendere soldi in prestito per investirli in titoli di stato, almeno nel nostro paese. La speranza di Mario Draghi è naturalmente che il piano messo in campo possa servire a sostenere la ripresa dei consumi scongiurando la deflazione paventata da larghi settori politici ed economici, dando vita ad un processo inflattivo in grado di non superare il 2%. Un compito abbastanza complicato, ma non impossibile. A patto che tutti facciano la loro parte, mettendo da parte il proprio interesse immediato.
(Il Quantitative Easing potrebbe avere conseguenze di ampia portata per l'Italia)
Per quanto riguarda l'Italia, i calcoli elaborati sin qui riservano al nostro paese la bella cifra complessiva di 125 miliardi di euro, provenienti da Eurotower e Bankitalia, ovvero il 17,5% che è la quota spettante alla nostra banca centrale. Se la posta in gioco è molto alta, in molti attendono di capire se il gioco vale la candela. Non è ancora chiaro, infatti, se il trascinare al ribasso i tassi sui bond governativi possa avere come diretta conseguenza un abbassamento dei costi di accesso al credito delle aziende in paesi come il nostro o come la Spagna. Dal punto di vista delle imprese, almeno di quelle che puntano sull'export, va anche ricordato che la svalutazione dell'euro potrebbe aiutarle sui mercati extracontinentali, un bene per il Made in Italy da non sottovalutare.
Se le speranze per l'accesso al credito delle imprese sono molto alte, va però messo in rilievo che a beneficiare in particolare delle misure di Quantitative Easing potrebbero essere coloro che hanno acceso un mutuo. A spiegarlo è in particolare il Direttore Marketing di MutuiOnline.it, Roberto Anedda, secondo il quale lo scenario che verrebbe a formarsi sarebbe quanto mai favorevole per i mutui, con risparmi estremamente importanti sugli interessi passivi. Grazie ai tassi così bassi, su un mutuo medio da 120-130.000 euro diventerebbe finalmente possibile godere in pieno della detrazione Irpef del 19% sugli interessi passivi per i mutui prima casa, in quanto anche su un tasso fisso a trent'anni gli interessi totali annui rientrerebbero nei 4.000 euro di tetto stabilito per la detrazione. Ora non resta che da verificare l'effettiva riuscita del bazooka di Mario Draghi, sperando che non si tratti dell'ennesimo flop.
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