Cresce l'interesse delle pmi per i mini-bond
Ormai i mini-bond sono diventati uno strumento prezioso per le piccole e medie imprese italiane, che sempre più spesso li affiancano al finanziamento bancario per rafforzare la propria solidità economica. In un quadro creditizio sempre più deteriorato, che vede ormai da tre anni una continua contrazione dei finanziamenti erogati dagli istituti bancari e dalle finanziarie, l'emissione di titoli obbligazionari si è trasformata in un canale importante per la raccolta di risorse sempre più necessarie. Va peraltro specificato come il contesto attuale, che vede gli istituti di credito zavorrati da un volume di sofferenze ormai giunto a livelli da allarme, potrebbe continuare ancora a lungo, con la conseguente prudenza degli stessi riflettersi in maniera drammatica sul sistema produttivo tricolore. Basti pensare al riguardo che in base ad alcuni calcoli effettuati, una impresa su cinque è stata espulsa dal mercato dalla stretta creditizia in atto, mentre un numero imprecisato, ma comunque esteso di piccoli imprenditori ha deciso di affidarsi all'usura, pur di non dover chiudere la propria attività.
Un contesto preoccupante, che al contempo si presenta molto propizio per i mini-bond, come del resto testimonia uno studio dell'Associazione Bancaria Italiana, secondo la quale il mercato potenziale delle imprese italiane che potrebbero decidere di farvi ricorso è molto ampio, includendo circa 49mila imprese con un fatturato tra i 5 e i 100 milioni di euro.

(I mini-bond sono uno strumento sempre più impiegato dalle Pmi italiane)
E' la stessa associazione che raggruppa gli istituti bancari del nostro paese a spiegare come le leggi emanate in Italia dalla fine del 2012 abbiano notevolmente contribuito a rendere sempre più appetibile per le aziende non quotate l'emissione di strumenti di debito, promuovendo un quadro normativo caratterizzato da norme e vincoli fiscali più semplici. Tanto che il mercato ExtraMot Pro, creato espressamente da Borsa Italiana per i titoli obbligazionari emessi dalle Pmi e riservato agli investitori istituzionali, nel corso del 2013 ha proceduto alla quotazione di 27 emissioni, per mezzo delle quali sono stati raccolti circa 3 miliardi di euro. Emissioni che sono arrivate a 51 nel mese di ottobre del 2014, con la raccolta di ulteriori 1,5 miliardi di euro, nonostante il drammatico prolungarsi della crisi economica in atto. In questa massa, i mini-bond sono stati protagonisti di 61 emissioni, per un controvalore di circa 630 milioni.
Una dinamica di forte crescita che consente a molte imprese italiane di guardare con maggior fiducia al futuro, nonostante il permanere di una forte diffidenza del settore bancario verso l'economia reale, testimoniata del resto dal fatto che gran parte delle risorse drenate verso il settore dalle aste di liquidità Tltro della Banca Centrale Europea siano andate a finire in titoli di Stato, nonostante le speranze di Mario Draghi. In definitiva, i mini-bond possono essere considerati non una alternativa al finanziamento bancario, bensì una integrazione alla tradizionale raccolta finanziaria.
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