L'ascesa dei derivati sintetici: in arrivo in nuovo pericolo?
Si è molto parlato in questi anni dei derivati, ovvero di quei prodotti finanziari che derivano il loro valore dalla riuscita o meno di altri prodotti dello stesso genere, al cui valore essi sono stati agganciati. La loro fama, molto controversa, deriva soprattutto dal fatto che proprio grazie ad essi molti speculatori sono riusciti a scaricare gli esiti della crisi conseguente allo scoppio della bolla dei mutui subprime sui settori produttivi, portando di conseguenza ad una crisi di larghissima portata, di cui ancora oggi l'economia reale, ovvero famiglie e aziende, risente fortemente. Il tutto è potuto avvenire soprattutto a causa del fatto che l'enorme massa di derivati è stata venduta al di fuori dei mercati regolamentati, senza osservare gli standard che avrebbero dovuto fornire un minimo di copertura ai soggetti convinti al loro acquisto. Una pratica scorretta portata avanti dalle banche confidando nella scarsa preparazione della clientela cui venivano proposti questi prodotti, la quale ha portato alla rovina molti investitori, regalando ai derivati una fama sinistra da cui sarà loro impossibile liberarsi.
Ora, però, arriva una variante più complessa delle collateralized debt obligation, ovvero i derivati sintetici e il mondo finanziario è di nuovo con le antenne dritte, nel timore che il proliferare degli stessi possa infine aprire la strada per una nuova crisi di sistema che potrebbe vanificare tutti gli sforzi fatti nel corso degli ultimi anni per ovviare ai guasti prodotti dalla crisi del 2007.

(Il boom dei derivati sintetici nel 2014 ha messo in allarme i mercati)
Va infatti messo in rilievo come il controvalore nominale dei derivati sintetici sia quasi raddoppiato nel corso dell'ultimo anno, tanto da raggiungere la bella quota di venti miliardi di dollari su scala mondiale. A riferire il dato è stato il Financial Times, che lo ha tratto da due diverse fonti bancarie attive nel comparto. Per chi si chiede come sia possibile che strumenti di questo tipo abbiano ancora diritto di cittadinanza all'interno di un mercato che dovrebbe aver tratto ormai sufficiente lezione da quanto accaduto nel recente passato, va ricordato come siano proprio gli instancabili appetiti degli investitori, o meglio speculatori internazionali, a permettere il successo di questi prodotti pur considerati altamente tossici. A nulla insomma varrebbe il richiamo al ruolo svolto dai derivati nel mettere in crisi il sistema produttivo e finanziario di gran parte del mondo avanzato di fronte all'ansia di guadagno che muove chi cerca alti rendimenti nel mercato. Un fenomeno messo in rilievo dallo stesso Financial Times e che trae origine anche dalle attuali condizioni monetarie.
A differenza dei normali derivati, i titoli sintetici si basano su una struttura più complicata la quale implica l'utilizzo di ulteriori derivati posti all'interno del sottostante. In pratica si tratterebbe di "derivati al quadrato", i quali permettono di piazzare scommesse ancora più ampie con un maggiore livello di leva sui prestiti esistenti. Se nel corso del 2014, in base ai dati registrati da Dealogic, il valore totale dei derivati (semplici e sintetici) su scala globale ha toccato quota 100 miliardi di dollari, un valore decisamente inferiore rispetto a quello toccato alla vigilia della crisi (320 miliardi), l'allarme che si sta formando sui mercati deriva in particolare dal fatto che questo valore è comunque cresciuto enormemente in un solo anno, di due terzi. Insomma, ben presto il mondo occidentale potrebbe ritrovarsi ancora una volta a pagare le conseguenze delle scelte scellerate della speculazione internazionale. A meno che nel frattempo non ci siano interventi legislativi in grado di spuntarne le unghie.
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