La bolla da 9mila miliardi dei paesi emergenti che potrebbe travolgere i mercati
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La risalita del dollaro preoccupa molto. Una salita dovuta alla decisione della Federal Reserve di dismettere la politica di sostegno all'economia reale, portata avanti per un quinquennio con ben tre poderose manovre di quantitative easing. Ha contribuito peraltro anche l'ormai prossimo aggiustamento verso l'alto dei tassi di interesse, dopo ben sette anni di astinenza in tal senso.
E' solo questione di tempo
Se i dati sulla disoccupazione diffusi recentemente, in base ai quali nel mese di marzo gli Usa hanno creato solo 126mila posti contro i 245mila che erano invece stati previsti dagli analisti, hanno deluso gli investitori, favorendo il rimbalzo dell'euro fino a 1,1 dollari, ormai è soltanto questione di tempo, tanto che i mercati stanno iniziando a reagire sullo scenario che prevede il rialzo dei tassi americani. Un dato che va tenuto in debito conto da chi opera sul Forex.

(Cresce la paura per la bolla che si annida nel debito dei paesi emergenti)
Una storia che si ripete?
Una ipotesi che desta molti timori, in quanto storicamente le strette monetarie negli Usa hanno spesso comportato effetti traumatici. Basti pensare a quanto successo in occasione dello scoppio della bolla dei mutui subprime, deflagrata quando Alan Greenspan, ormai allarmato per l'evidente surriscaldarsi dell'economia, decise di rialzare i tassi dall'1% cui erano attestati 2004 al 5,5% del 2006. Una mossa che comportò il crollo della costruzione basata sui mutui a tassi variabili subprime che erano stati concessi a basso tasso negli anni precedenti e sui derivati. Il crac di Lehman Brothers fu il culmine di questo choc.
La bolla che fa paura ora
In base ai calcoli fatti, nei debiti dei Paesi emergenti si anniderebbe una bolla inesplosa di 9mila miliardi di dollari. A sollevare il problema è stata anche Christine Lagarde, presidente del Fondo Monetario Internazionale, che ha portato alla luce una situazione che sarebbe potenzialmente addirittura più preoccupante rispetto alla stessa crisi subprime. Una situazione che deriva proprio dalle anomalie ormai evidenti create da una Fed che ormai da sette anni tiene a zero i tassi di interesse e dal fatto che essa sia stata l'unica autorità monetaria a usare questo bazooka, seguita solo ora, con colpevole ritardo dalla Banca Centrale Europea. Il Quantitativa Easing di Mario Draghi arriva in effetti con colpevole ritardo, nonostante il parere contrario dei tedeschi.
L'era glaciale della finanza
Ora la mossa della Bce ha innescato la reazione di altre banche centrali europee, a partire da paesi esterni come in particolare la Svizzera. Una decisione dovuta all'esigenza di impedire una forte rivalutazione della propria valuta nei confronti dell'euro, con riflessi sui paesi mitteleuropei che avevano adottato generosamente i mutui in franco svizzero. Non aver affrontato il nodo della necessaria separazione tra banche tradizionali e banche d'investimento, ha spinto ad una vera e propria gelata, con i tassi a zero e il continuo pompaggio di moneta al fine di evitare il rischio deflazione. Amplificando allo stesso tempo il pericolo derivante dal formarsi di bolle, come quella del debito dei paesi emergenti. Che prima o poi potrebbero nuovamente travolgere i mercati.
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