Che cosa si intende per private equity? In quale rapporto l'imprenditoria italiana si pone nei confronti del private equity?

Tutto quello che è necessario conoscere sul private equity. Un'analisi della situazione imprenditoriale italiana, tra crisi economica, tra piccole e medie imprese che cercano di sopravvivere in mezzo alla globalizzazione galoppante dei mercati e le proposte delle società private equity per sfuggire alla morsa.

La letteratura economica, la pubblicistica e i dati forniti da studi settoriali, hanno messo in evidenza che il mondo imprenditoriale non si presenta come sufficientemente consapevole dell'importanza ricoperta dal capitale di rischio per la sopravvivenza e lo sviluppo delle aziende. All'interno del territorio italiano, tale fenomeno pare ampliato, complice il fatto che numerose sono le realtà delle piccole e medie imprese, rispetto a quelle delle grandi dimensioni.
Con private equitiy si fa riferimento ad un apporto di capitale di rischio, alternativo e commisurato allo stadio di sviluppo dell'impresa stessa, la quale fa forza sulla presenza di intermediari specializzati per contribuire alla sua crescita.

FOCUS: COME COLLOCARE LE IMPRESE ITALIANE NEL PANORAMA ECONOMICO MONDIALE CONTEMPORANEO?

Oggigiorno, il settore delle industrie ha imboccato una strada ricca di trasformazioni i quali hanno apportato notevoli e significativi cambiamenti nel contesto economico internazionale, rafforzando la competitività, pertanto uscendo dai settori esclusivamente di nicchia. Negli anni ottanta, infatti, nonostante la crescita e il proliferare di una miriade di piccole imprese organizzate a rete, si sono formate numerose economie di scala che sono sopravvissute al mercato mondiale mediante le esportazioni.
I cambiamenti economici degli ultimi anni dipendono molto da una serie di fattori legati alle tensioni economiche e competitive, dipendenti da elementi quali il tasso di cambio, la presenza di nuovi attori sulla piazza economica internazionale, quali la Cina e l'India e in ultimo l'incredibile forza concorrenziale del mercato contemporaneo.
La moneta unica, in primis, ha conferito forza alle PMI italiane, in modo da inserirle, a pieno titolo,come potenze di un unico mercato made in Italy; tutte queste rivoluzioni hanno portato ad un cambiamento di rotta, in quanto le strategie di esportazioni, basate solamente sull'insediamento, hanno imboccato la via del radicamento nei mercati internazionali.
La maggiore integrazione produttiva ha dato il via al proliferare di una serie di organizzazioni del tutto simili alle medio-grandi imprese, orientate ad assumere un ruolo da leader nell'insediamento. Tale mutato atteggiamento aziendale impone investimenti di risorse per il miglioramento della rete distributiva o assistenza alla clientela: ciò comporta ingenti costi finanziari oltre ad un considerevole assorbimento di risorse manageriali e organizzative.
Le aziende italiane hanno recepito in ritardo l'incredibile influenza che gli intermediari specializzati potevano avere sul loro sviluppo. Private equity e venture capital costituiscono figure che cautamente hanno fatto la loro comparsa sul panorama italiano.
Le imprese italiane, in particolar modo la PMI, si presentano sottopatrimonializzate e altamente indebitate, in quanto le fonti di finanziamento derivano molte volte dal ricorso al credito bancario ordinario, il quale genera una serie di oneri finanziari parecchio consistenti, oppure da un pluriaffidamento che induce le imprese ad consegnare i propri ricavi risparmi nei fondi di differenti enti creditizi, da qui ne deriva un attento e alto monitoraggio da parte degli istituti competenti.
Tuttavia, il dato di fatto rimane sempre il medesimo, ovvero: per poter sopravvivere nel mercato economico competitivo contemporaneo, per cogliere le occasioni che le si presentano, un'azienda necessita di un grosso polmone creditizio e tale è rappresentato da figure quali i venture capital o in generale le private equity.

FOCUS: QUALI SONO I RAPPORTI DELLE IMPRESE ITALIANE CON GLI INTERMEDIARI SPECIALIZZATI?

Le piccole e medie imprese italiane, spesso a conduzione familiare, per poter sopravvivere alla concorrenza spietata del mercato sono sovente costrette a ricorrere all'indebitamento creditizio; tuttavia, mediante nuovi rapporti finanziari, è possibile intervenire a tale fenomeno avvilente al fine di concedere l'opportunità alle imprese di riuscire ad acquistare nuovamente il controllo delle proprie aziende, sostenerne l'ampliamento, lo sviluppo e rientrare nell'equilibrio patrimoniale.
Negli ultimi anni, anche in Italia si è assistito alla comparsa e allo sviluppo del settore degli intermediari specializzati nella formula di investimento di capitale di rischio, tra questi gli operatori di private equity, ovvero i ben noti business angel e venture capital.
Per comprendere più a fondo tali figure si segnalano, qui di seguito, i link ad articoli correlati, presenti all'interno di questa guida:

Le imprese italiane, forti di appoggi creditizi di tale portata e natura, hanno iniziato ad intraprendere nuovi sentieri economici e nuovi atteggiamenti più fiduciosi nel settore del business.

COME PUÒ ESSERE DEFINITO IL PRIVATE EQUITY?

Il private equity può essere definito come un'attività di partecipazioni durevoli e rilevanti all'interno del capitale di un impresa; tali contributi creditizi vengono effettuati da parte di figure finanziarie specializzate, i quali agiscono con il fine di accrescere il valore della loro partecipazione. Al termine della loro esperienza creditizia, al momento della dismissione della stessa essi dovranno realizzare il massimo capital gain, sia direttamente, ad esempio con una quotazione in borsa, sia indirettamente mediante forme di uscita alternativa.
Il guadagno degli investimenti private equity vanno concepiti in un ampio respiro, persino in termini che vanno dai tre ai cinque anni.

VIDEO: CHE COSA SI INTENDE PER PRIVATE EQUITY?

Il video seguente offre una panoramica sulle principali azioni di private equity, fornendo una definizione schematica e dettagliata, al fine di fornire un ulteriore chiarimento su ciò che si intende per tale forma creditizia.
Sebbene il video seguente sia realizzato in inglese è molto semplice da seguire e comprendere, basta solo essere un po' avvezzi alla lingua anglosassone.

QUALI SONO I SOGGETTI INTERESSATI ALL'AZIONE DEL PRIVATE EQUITY?

Tra i soggetti potenzialmente interessati all'azione creditizia del private equity rientrano le seguenti figure:

  • tutte quelle imprese che, ancora piccole per accedere alle quotazioni borsistiche, necessitano di un supporto finanziario per aumentare i propri livelli di redditività e consolidare la propria posizione all'interno del mercato;
  • tutte quelle imprese che sono gestite da responsabili non interessati alle quotazioni in borsa, ma ben propensi ad accogliere capitale di terzi;
  • tutte quelle imprese che per motivazioni vari necessitano di un supporto finanziario per procedere nello sviluppo dei prodotti e dell'impresa stessa;
  • tutte quelle imprese che necessitano di ricomporre l'azionariato a causa dell'uscita di uno dei componenti.

Le partecipazioni di private equity possono essere di maggioranza o di minoranza qualificata, al fine di consentire una differente influenza sulla gestione dell'impresa.

IN QUALI AZIONI SI CONCRETIZZA LA PARTECIPAZIONE DI PRIVATE EQUITY?

Le partecipazioni di private equity può concretizzarsi nelle seguenti forme di compartecipazioni creditizie:

  • l'acquisizione di quote aziendali o la sottoscrizione di capitale;
  • l'erogazione di prestiti convertibili o di altri strumenti finanziari assimilabili, finalizzati a trasformali in mezzi propri.

La partecipazione di private equity all'interno di una PMI comporta che quest'ultima adotti una governance trasparente, finalizzata al rafforzamento dell'organizzazione e al controllo di gestione. Le società di private equity, infatti, si caratterizzano per un elevato rischio di investimento, il quale deve essere monitorato e tutelato. Al fine di incorrere in situazioni spiacevoli di insuccesso aziendale, è doveroso che tali partecipazioni creditizie siano coinvolte nella gestione di un'azienda; l'operatore di private equity, infatti, deve avere un ruolo attivo nella governance aziendale, mediante  il trasferimento di know-how e delle competenze manageriali finalizzate a valorizzare le partecipazioni per un ritorno positivo in futuro.
Le azioni di private equity vengono a corrispondere con il ciclo di vita di un'impresa tipo, durante le quali si manifestano differenti necessità d'impiego del capitale di rischio.
Il supporto manageriale viene a concretizzarsi nelle seguenti forme di finanziamento, specifiche per ogni fase di vita:

  • durante la fase di avvio (early stage financing) si concentra l'azione dei venture capital;
  • durante la fase di sviluppo si concretizza un vero e proprio finanziamento finalizzato;
  • durante la fase di maturità si ha il replacement o il buy-out;
  • durante la fase di crisi, invece, si applica il turnaround.

Per comprendere meglio questo universo e le figure che attorno ad esso ruotano si rimanda ad un articolo specifico, presente all'interno di questa guida.

CONCLUSIONI SUL RAPPORTO TRA PRIVATE EQUITY E IMPRESE ITALIANE

In base alle premesse fatte precedentemente e dopo l'approfondimento sulla figura di private equity, è facile intuire come nel panorama italiano è sempre più indispensabile ricorrere a partecipazioni creditizie per risollevare le Pmi dall'anonimato dentro cui le confina la globalizzazione.
Talvolta, la piccola dimensione delle imprese italiane deriva da una carenza nella gestione finanziaria, in particolar modo in termini di operazioni e costi finalizzati alla ricerca e allo sviluppo, oltre che alla costruzione e al consolidamento delle relazioni con la clientela nazionale e internazionale.
Il favorire la partecipazione di private equity all'interno dei confini nazionali potrebbe certamente condurre ad un cambiamento repentino del nostro panorama imprenditoriale, tuttavia sarebbe necessario anche avviare un'evoluzione culturale che conduca le imprese ad aprire il proprio capitale a terzi senza temere di perderne i privilegi.

Dott.ssa Sara Tomasello
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