Vantaggi e svantaggi dei junk bond: possono costituire ancora un buon investimento?
Con la crisi economica esplosa nel 2008, il termine junk bond è diventato noto a tutti; ma cosa sono, esattamente, questi "titoli spazzatura"?
Nati negli Usa durante il boom degli anni Ottanta, i junk bond sono obbligazioni emesse da società poco affidabili, che compensano l'alto rischio di perdita del fondo investito con un rendimento molto più alto rispetto a quello di titoli considerati più "sicuri".
Detti anche speculativi, sono quindi titoli obbligazionari che le agenzie di rating considerano di alto rendimento e, al contempo, di alto rischio.
Il rating è la valutazione, effettuata da agenzie specializzate (le principali sono le americane Standard and Poor's e Moody's), della qualità e dell'indice di affidabilità dei titoli emessi da una società o impresa.
Tornando indietro nel tempo, il crac argentino del 2001 è un eclatante esempio di junk bond divenuti carta straccia e mai più rimborsati.
Nella definizione "titoli spazzatura" sono comunque compresi bond molto diversi tra loro e, indubbiamente, molto complessi e stratificati. Al loro interno è incluso tutto ciò su cui, secondo le agenzie di rating, è più rischioso investire; in economia però, "rischioso" non significa ineluttabilmente "da evitare".
Si tratta semplicemente di titoli il cui rating va da BB+ in giù (quindi BB, B e i vari rating C a scendere).
Le agenzie di rating analizzano in primis il profilo di rischio finanziario, quello di business e la condizione economica del Paese in cui ha sede l'azienda emettente i titoli; tramite questi e altri fattori incrociati, emette il suo giudizio, sotto forma di rating.
La scadenza media dei junk bond è solitamente decennale, accompagnata dalla clausola di rimborso anticipato dopo i primi 4 o 5 anni dalla emissione del titolo.
Se junk bond suona nettamente come una definizione in negativo di questi titoli obbligazionari, l'altra loro accezione, quella di high yield bond punta invece a definirle come obbligazioni ad alto rendimento. Sono le due facce della medesima medaglia.
Con questi titoli speculativi, ad esempio, i raider (singoli imprenditori o associazioni di vari imprenditori) si procurano ingenti capitali da investire e, negli anni passati, hanno permesso loro di maturare talvolta rendimenti persino straordinari.
La crisi economica ha cambiato drasticamente gli scenari, declassando molti titoli e rendendo assai prudenti gli investitori, molto più preoccupati rispetto agli anni precedenti dai potenziali rischi piuttosto che allettati dai probabili guadagni.
Anche le agenzie di rating hanno dovuto rivedere i loro parametri di valutazione: Standard and Poor's ha recentemente puntato ad una maggiore trasparenza sui criteri e i metodi con cui assegna le sue valutazioni, rendendole anche più facilmente comparabili a livello mondiale.
La maggioranza dei nuovi rating si trovano oggi nelle categorie BB o B. Ha senso, quindi, tenersi alla larga da tutti questi titoli?
Stando al sondaggio condotto da IPR Marketing e diffusi da Antonio Criscione su Il Sole 24 Ore nella sezione Plus24, gli italiani sono oggi molto più prudenti e volti al risparmio.
Il Sondaggio ha preso in considerazione un panel di 1.000 cittadini residenti in Italia, disaggregati per sesso, età ed area di residenza; il 64% degli intervistati ha affermato di preoccuparsi più dell'eventuale rischio che del rendimento possibile.
Il rischio viene quindi visto oggi più come una concreta possibilità di perdita che come opportunità per rendimenti maggiori.
Allo stesso tempo, nella scelta del titolo il rendimento continua, ovviamente, ad avere un grande peso e solo i junk bond possono offrire rendimenti fino al 7%.
Benché additati come la principale causa della recente crisi economica, infatti, le loro alte possibilità di rendimento continuano a far gola ai mercati e agli investitori, che dalla crisi hanno imparato che le nazioni, per evitare conseguenze peggiori sulle loro economie, finiscono per soccorre praticamente tutte le attività finanziarie in difficoltà.
Non si tratta solo del brivido della speculazione rischiosa ma fruttuosa, una delle ragioni per le quali non si è abbandonato questo tipo di bond neanche dopo la crisi è che, proprio a causa della crisi stessa, i tassi dei bond più affidabili sono ormai bassissimi e il margine per le speculazioni si è ridotto al minimo.
Il Sole 24 Ore, con l'ausilio della Jci Capital, ha realizzato una simulazione per stabilire la quota del portafoglio di un investitore privato più appropriata da investire in junk bond a seconda di determinati parametri legati alla situazione economico-finanziaria.
JCI Capital Ltd è una società britannica indipendente, con sedi anche a Roma e Milano, che offre servizi di Asset management, Consulenza agli investimenti e di Capital markets; secondo la loro stima, la quota che un piccolo investitore può investire in titoli speculativi oscillerebbe tra il 20% di un single, il 15% di una coppia senza figli, il 10% di chi ha uno o due figli a carico fino al 5% di una coppia di pensionati.
Sono quindi i single sotto i 35 anni che possono assumersi più rischi e osare investire una parte discreta del proprio fondo in junk bond.
Anche se i tassi di default sono ai minimi storici, i bond speculativi rimangono una categoria di titoli particolarmente complessa, adatta ad investitori esperti (o a validi promotori finanziari) e quindi non sempre consigliabili per gli investitori privati (soprattutto se si punta ad investire su singole obbligazioni).
Per attenuare i rischi, si può anche scegliere di puntare su quelli che vengono definiti bond ibridi, ovvero la scelta di titoli subordinati, che in alcuni casi hanno un rating pari a quello dei junk bond, ma sono emessi da aziende con un rating "investiment grade" (i junk bond appartengono invece alla categoria dei "non investment grade". Il rendimento è minore rispetto a quello dei bond spazzatura, ma si aggirano comunque intorno al 5%.
Nel malaugurato caso in cui i junk bond acquistati si trasformino davvero in letterale spazzatura, si può sempre tentare di portare in giudizio la società che ha venduto il titolo, esclusivamente però se si può dimostrare che quest'ultima ha eluso gli obblighi informativi riguardo i titoli venduti.
Per sostenere al massimo il rischio dell'investire in junk bond è quindi molto importante suddividere il proprio denaro costruendo vari portafogli contenenti alte tipologie di titoli, bilanciando quindi questo tipo di investimento con altri magari meno redditizio, ma indubbiamente più tutelati, verificabili e sicuri.
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