La Gran Bretagna si ricompra il prestito che finanziò la Grande Guerra
Se l'Italia si trova spesso alle prese con tasse incredibilmente datate, anche la Gran Bretagna non scherza, almeno a giudicare dalla notizia che arriva da oltre Manica. e relativa al prestito obbligazionario perpetuo, emesso nel lontano 1720 al fine di coprire le sostanziose perdite causate dal fallimento della Compagnia dei mari del Sud e poi rifinanziato lungo tutto il corso dell'Ottocento, con lo scopo di sostenere non solo sforzi bellici, ma anche azioni umanitarie, come gli aiuti prestati alla popolazione irlandese durante la grande carestia seguita al fallimento della raccolta di patate del 1847.
L'ultima volta in cui è stato rispolverato era il 1927 e servì per andare a coprire le ingenti spese sostenute contro i tedeschi nel corso della Prima Guerra mondiale. A riportarlo in vigore fu Winston Churchill e ora, ad un secolo esatto dallo scoppio del primo conflitto mondiale, il governo inglese ha deciso finalmente di rimborsare parte di quel debito obbligazionario rimanente, ovvero almeno 218 milioni di sterline su un totale che ammonta ad oltre 2 miliardi. Va peraltro specificato che il motivo della decisione non risponde all'esigenza di celebrare la vittoria nella Grande Guerra, quanto al semplice buon senso finanziario: il tasso pagato dal cosiddetto "perpetual bond" è infatti pari al 5 per cento, un livello che con ciò che accade attualmente sul mercato è veramente improponibile per il governo della Corona, il quale può evidentemente trovare modi di finanziamento molto più vantaggiosi.

(Il governo inglese ha deciso di ritirare una parte dei perpetual bond dal mercato)
L'ufficio del Governo per la gestione del debito, ha dal canto suo calcolato che da allora sono stati pagati solo sotto forma di interessi ben 1,26 miliardi di sterline. Va ricordato come per la maggior parte queste obbligazioni siano nelle mani di piccoli investitori e che degli 11.200 intestatari, 7.700 detengono meno di mille sterline nominali, mentre il 92% dei titolari possiede meno di 10mila sterline a testa.
Chissà che anche il governo italiano non decida a questo punto di seguire l'esempio di quello inglese andando ad eliminare almeno parzialmente le tasse che gravano ad esempio sul carburante, ben 558, di cui oltre i due terzi sarebbero legate ad eventi straordinari del passato, come ad esempio la guerra di d'Etiopia del 1935, la crisi del canale di Suez del 1956, il disastro del Vajont del 1963, l'alluvione di Firenze di tre anni più tardi, i terremoti del Belice (1968), del Friuli (1976) e dell'Irpinia (1980). Accise che nel loro complesso pesano direttamente per circa 25 centesimi su ogni litro di carburante venduto. Un peso sempre più gravoso e visto quasi come una sorta di persecuzione dai contribuenti, già alle prese con quella che da più parti viene denunciata come vera e propria oppressione fiscale. Eliminare questi balzelli antidiluviani potrebbe essere almeno un provvedimento manifesto in grado di rendere visibile lo sforzo dell'esecutivo in direzione di quel taglio dell'imposizione fiscale spesso soltanto annunciata, ma poi regolarmente disattesa dai fatti concreti.
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