Perché il QE di Mario Draghi rischia di rivelarsi un flop

Il Quantitative Easing messo in cantiere da Mario Draghi e dalla Banca Centrale Europea rischia di rivelarsi un vero e proprio flop. A renderlo tale una serie di motivi di carattere non solo economico, ma anche politico. Intanto il rischio di un contagio resta sullo sfondo.

Nei giorni della crisi greca e della possibile uscita di Atene dall'Eurozona, si parla poco del Quantitative Easing, ovvero il piano ideato da Mario Draghi per cercare di immettere liquidità in un sistema bancario che non riesce a svolgere la sua abituale funzione di motore per l'economia reale. reca. Il provvedimento della Bce, che prevedeva un piano di acquisti di titoli pubblici dei Paesi membri, era sorto con il preciso scopo di abbattere il costo del denaro rendendo in tal modo più agevole la concessione di prestiti, mutui e finanziamenti dalle banche. Purtroppo, almeno sinora, non è stato così.

L'analisi de Il Sole 24 ore

Secondo un'analisi de Il Sole 24 ore, dal 9 marzo scorso, ovvero dal giorno in cui ha avuto inizio l'operazione, i rendimenti dei Btp tra i 2 e i 30 anni sono saliti tutti, in maniera pressocchè indiscriminata. Ciò vuol dire che dopo il crollo iniziale, il costo del denaro ha ricominciato a salire. A rendere possibile questo andamento è stato soprattutto lo spettro del Grexit, che però era uno spauracchio già presente da svariati mesi.

Il Quantitative Easing di Mario Draghi potrebbe rivelarsi un flop

(Il Quantitative Easing di Mario Draghi potrebbe rivelarsi un flop)

Un aumento arrivato a dispetto dei 170 miliardi di acquisti di titoli pubblici già effettuati dalla Banca Centrale Europea. Soltanto per quanto riguarda il nostro Paese, alla fine del 2016 saranno stati acquistati 150 miliardi di titoli, 130 dalla Banca d'Italia, il resto da Francoforte. Una manovra effettivamente imponente. Secondo alcuni, però, anche impotente.

I motivi del fallimento: la mancata unione politica e fiscale


Tra i motivi indicati dagli analisti, sono in molti a puntare il dito su alcuni problemi strutturali relativi al modo stesso in cui è stata effettuata la costruzione europea, a partire dal fatto che all'unione monetaria non abbia fatto seguito quella politica e fiscale. Ne deriva quindi il varo di una serie di strategie economiche profondamente diverse da Paese a Paese, con tutti problemi che possono derivarne. Basti vedere ad esempio quanto sta accadendo in questi giorni in Grecia, ove gli armatori stanno facendo rotta su Cipro davanti alla prospettiva dell'introduzione di tasse cui finora erano sottratti per via costituzionale.

La mancata condivisione del debito


Altro fattore destinato a pesare molto è la mancata condivisione del debito pubblico, tramite l'emissione dei cosiddetti Eurobond, mai realizzati. Una mancanza dovuta all'irrigidimento della Germania e dei suoi alleati, che ha portato ad una crisi politica senza precedenti.
Non va poi sottovalutato come il Qe europeo sia in effetti molto più rigido rispetto a quello messo in atto dalla Federal Reserve o dalla Bank of England, rendendo molto più complicato il travaso di risorse dal settore bancario all'economia reale. In pratica, il Quantitative easing ha per ora soltanto diluito la crisi e allontanato il rischio di un contagio che potrebbe mettere nuovamente in ginocchio l'economia continentale. Il quale resta però appostato dietro l'angolo.

Dott. Dario Marchetti
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