Meno prestiti, calo dei consumi e crollo del Pil: Nordest in deflazione

Il micidiale mix tra la stretta creditizia in atto verso famiglie e imprese, il calo dei consumi e il crollo del prodotto interno lordo, hanno portato anche il Nordest verso la deflazione, come autorevolmente confermato da un recente report stilato dal Centro Studi della Cgia.

La notizia è abbastanza clamorosa e può contribuire a fornire un quadro abbastanza esaustivo della reale situazione che vive il nostro paese: il Nordest è ormai in deflazione. A testimoniarlo è l'Ufficio Studi della Cgia, che ha messo a confronto i dati derivanti dalla contrazione dei prestiti bancari a famiglie e imprese, il calo dei consumi e il crollo del Pil. Un report che stride enormemente con gli annunci trionfalistici di Confindustria o con quelli, interessati, di derivazione politica, dal quale viene fuori un quadro a tinte cupe che dovrebbe preoccupare non poco, vista l'incidenza del Nordest sulle fortune economiche del nostro paese. Un quadro cui contribuisce del resto una situazione ancora molto critica sul fronte occupazionale e la gelata dei consumi derivante dalla compressione di stipendi e pensioni avvenuta nel corso degli ultimi anni. Una gelata che si è avvertita notevolmente anche nel Nordest, la zona tradizionalmente forte da questo punto di vista all'interno del territorio italiano, se solo si pensa che i consumi delle famiglie sono calati del 6,1% nel corso del 2014, con Friuli Venezia Giulia (-7,2%) e Veneto (-6,7%) a guidare la classifica. Anche le zone tradizionalmente opulente, sono ormai in grande difficoltà a causa di politiche di austerità che hanno avuto come unico risultato quello di azzerare la capacità di spesa degli strati sociali meno abbienti. Mentre continua a crescere la propensione al risparmio, con ovvie ricadute sul fronte degli investimenti. 

Anche il Nordest è entrato nella spirale della deflazione

(Anche il Nordest è entrato nella spirale della deflazione)

Il rapporto della Cgia parte dall'inflazione, che si è ormai attestata intorno allo zero. Nelle tredici province prese in esame, ben tre hanno visto i prezzi attestarsi sotto lo zero, con Pordenone e Verona a -0,2% e Treviso a -0,1%. Se altre quattro non hanno visto muoversi l'indice dei prezzi, altre cinque si sono mosse solo lievemente. L'unica eccezione è quindi Bolzano, ove l'inflazione è salita dell'1,1%.  Per quanto concerne poi il credit crunch, che si è sentito anche nel Nordest, la contrazione dei prestiti a famiglie e imprese è stata nell'ordine del 5,1%, con Trieste che ha visto la riduzione del credito nel corso dell'ultimo triennio toccare il 10,4%. Tra il 2011 e il 2014, sono oltre undici i miliardi di prestiti lasciati sul campo dall'economia reale. 
Infine la caduta verticale del Pil, che rispetto agli anni pre-crisi, ovvero il 2007, si è ridotto nel Nordest di oltre otto punti percentuali. L'8,4% lasciato sul campo dalla zona che da sempre concorre in maniera determinante alle fortune economiche dell'Italia, è stato concretizzato in particolare dalla crisi del Friuli Venezia Giulia (-9,4%) e del Veneto (-9,2%). 
E' stato il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, a spiegare come la deflazione che si è propagata anche al Nordest, sia in fondo l'ovvio risultato delle politiche di austerità e rigore cui si è votata l'Europa, senza riuscire al contempo a mettere in piedi politiche di sviluppo in grado di impedire la caduta. Ora non rimane quindi che da sperare nel Quantitative Easing della Banca Centrale Europea. 

Dott. Dario Marchetti
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