Con il credit crunch aumenta il rischio usura

La stretta creditizia in atto, saldando le sue conseguenze con l'aumento dei livelli di disoccupazione nel nostro paese, aumenta a dismisura i pericoli rappresentati dall'usura, come segnala una indagine condotta dalla CGIA di Mestre, che indica nella Campania la regione più a rischio.

La stretta del credito in atto da parte del sistema bancario tricolore, continua ad alimentare grandi polemiche. Alla strozzatura in questione, infatti, si va a saldare una congiuntura economica ancora molto contrastata, con l'ovvio risultato di mettere in grande difficoltà il sistema produttivo del nostro paese, in particolare le piccole e medie imprese con problemi di liquidità. Il continuo calo nell'afflusso di risorse finanziarie verso il sistema produttivo, infatti, ha come conseguenza anche il fenomeno dell'usura, logico corollario della necessità di trovare soldi che scongiurino una chiusura dell'attività. Un fenomeno che in base alle statistiche ha ormai assunto le dimensioni da vero e proprio allarme sociale soprattutto in regioni come l'Abruzzo, la Calabria, la Campania e le isole. E' stato un recente studio della CGIA di Mestre a riportare all'attenzione generale un fenomeno di cui si parla sempre troppo poco. Il report di CGIA ha preso come arco temporale di riferimento quello compreso tra la fine del 2011 e quella del 2013. In questo periodo, la contrazione dei finanziamento verso le famiglie ha quasi toccato la quota di dieci miliardi di euro, mentre quella relativa alle imprese è stata di circa nove volte superiore, sfiorando i novanta miliardi. Il tutto in corrispondenza del deciso aumento delle sofferenze bancarie, arrivate a lambire i centosettanta miliardi di euro.

Interno di una banca

(La stretta creditizia in atto può favorire il fenomeno dell'usura)

La saldatura tra la decisa riduzione di reddito che ha seguito la contrazione del credito e il deciso aumento dei livelli di disoccupazione del nostro  paese, potrebbe avere come logico risultato un corrispondente aumento del fenomeno usurario, che secondo il segretario generale della CGIA, Bortolussi, può essere combattuto solo in parte dalla magistratura. Va infatti specificato al riguardo che le denunce alle autorità inquirenti sono ancora molto limitate, per comprensibili motivi di paura.
Al fine di analizzare nel dettaglio il fenomeno, è stato anche elaborato un nuovo strumento, l'indice del rischio usura, derivante dall'incrocio tra i dati provenienti da otto parametri. Il suo scopo è soprattutto quello di riuscire a precisare le motivazioni che spingono gli imprenditori o i cittadini a rivolgersi agli strozzini. I risultati che hanno caratterizzato la ricerca hanno dato un risultato molto chiaro, indicando nella Campania la regione più esposta in assoluto, con un indice di 146,6 punti su una media che parte da 100, mentre la più virtuosa risulterebbe il Trentino, con una media di appena 51,8. Va comunque messo ancora una volta in rilievo il pericolo rappresentato da un fenomeno come quello dell'usura, soprattutto in un momento in cui la crisi economica continua a riversare i suoi colpi sulla nostra economia. Un fenomeno che dovrebbe spingere anche l'esecutivo a farsi carico del problema rappresentato dalla stretta creditizia. 




Dott. Dario Marchetti
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