Anche in Cina possibile stretta creditizia
Anche la Cina si trova alle prese con il problema rappresentato dai crediti inesigibili, balzati nel corso del terzo trimestre del 2014 al tasso più elevato fatto registrare dal 2005. Una notizia che naturalmente ha subito alimentato nuovi timori sulla seconda economia del mondo, aumentando le preoccupazioni degli analisti finanziari, già alle prese coi grattacapi derivanti dai timori di nuove bolle negli Stati Uniti, che potrebbero nascere dal settore delle auto o dai prestiti agli studenti. Considerata l'importanza di un mercato come quelle cinese, le paure sollevate dalla notizia sembrano ampiamente giustificati.
A rilanciare l'allarme sul gigante asiatico è stato stavolta Bloomberg, che ha riportato un dato estremamente preoccupante: i prestiti non performanti sarebbero infatti cresciuti di 72,5 miliardi di yuan (l'equivalente di 11,8 miliardi di dollari) rispetto al secondo trimestre dell'anno in corso, attestandosi di conseguenza a 766,9 miliardi di yuan. La notizia preoccupa soprattutto in considerazione del fatto che questa crescente esposizione potrebbe andarsi a saldare con le notizie non buone provenienti dal fronte economico. La Cina, infatti, si appresta a riportare, almeno sulla base delle previsioni elaborate dagli analisti finanziari, l'aumento del prodotto interno lordo più debole dal 1990 ad oggi.
(Crescono in Cina i crediti inesigibili, sollevando timori su un possibile credit crunch)
Un parziale motivo di consolazione arriva dal pronostico rilasciato da Jim Antos, analista della Mizhuo Securities Asia, un istituto di stanza a Hong Kong, per il quale il balzo dei crediti inesigibili avrebbe toccato il suo apice proprio nel 2014 e starebbe cominciando a perdere forza. In base ai suoi calcoli, infatti, dal 31% di crescita dell'anno in corso, si dovrebbe passare ad un comunque consistente 18% nel corso del 2015, con una traiettoria che sembra quindi destinata a sgonfiare molti timori. C'è però da ricordare come la scarsa propensione al rischio da parte degli istituti bancari, insieme alla preoccupazione per il merito creditizio della clientela, stia traducendosi in una espansione abbastanza debole del credito, con le ovvie ricadute su una economia che avrebbe invece bisogno di robuste iniezioni di liquidità per alimentare i consumi. Insomma, anche in Cina il sistema bancario sembra essersi dimenticato del suo ruolo di stimolo all'economia, preferendo puntare sulle sicurezze della rendita, fattore che preoccupa non poco mondo economico e politico del gigante asiatico.
Gli stessi leader del Partito comunista cinese, nel frattempo, sembrano aver preso atto del mutamento di quadro economico, tanto da aver iniziato una discussione sulla possibilità di ridurre gli obiettivi di crescita per il prossimo anno, rispetto all'obiettivo fissato per il 2014 al 7,5%. Già questo target, peraltro, almeno secondo un sondaggio elaborato da Bloomberg News tra gli analisti finanziari, dovrebbe essere parzialmente fallito, con una crescita limitata al 7,4%. Considerata la revisione dei dati che affligge buona parte delle economie occidentali, sembra comunque un semplice incidente di percorso.
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