Banche, i cinesi all'assalto dell'Italia
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Sembra proprio che la Cina guardi con sempre maggiore interesse all'Italia. Un interesse dimostrato anche dal ventilato ingresso di China Construction Bank nel sistema bancario tricolore. Sono sempre più insistenti le voci che vorrebbero l'istituto bancario cinese interessato alla acquisizione di filiali di Unicredit e Monte de Paschi di Siena. Anche la Banca d'Italia conferma che si tratta di una possibilità del tutto reale, anche se non trapelano eventuali dettagli su tempi e modalità di ingresso. In pratica, la China Construction Bank funzionerebbe come branch di una consorella lussemburghese e in questa veste non necessiterebbe di autorizzazioni, avendo l'unico obbligo di notificare proprio a Bankitalia il suo intendimento.
I rumors circolano da mesi
Le indiscrezioni al proposito circolano del resto ormai da mesi, diretto risultato di una notizia pubblicata dalla Reuters, in base alla quale la seconda banca cinese aveva espresso la sua volontà di aprire filiali, otto, non solo nel vecchio continente, ma anche in Sudamerica e Asia, nel corso del 2015. In Europa, in particolare, la China Construction Bank vuole allargarsi in Italia, Francia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi, e Svizzera.

(Le banche cinesi si apprestano a sbarcare in forze nel nostro Paese)
Va inoltre ricordata la presenza già realizzata nel Regno Unito, grazie ad una filiale aperta a Londra. Rumors che erano poi stati confermati dal Wall Street Journal, in relazione alla Svizzera.
Bank of China e Icbc sono già attive in Italia
Con lo sbarco di China Construction Bank, la presenza della Cina nel settore bancario italiano è destinato a consolidarsi ulteriormente, considerata la presenza di Bank of China, attiva a Milano e Roma, e Icbc, ormai prossima a realizzare una filiale romana che andrà ad aggiungersi alla sede milanese di Via Grossi, in attività dal 2011. La cosa interessante, però, è che questa presenza sempre più forte, non è rivolta tanto alla clientela retail, quanto alla ventilata volontà di acquisire pezzi dell'economia italiana da parte di un paese sempre più attivo sugli scenari mondiali.
Telco, energia e lusso nel mirino dei cinesi
Tra le imprese che fanno gola ai cinesi, vanno ricordate in particolare le utilities, quelle del'energia le infrastrutturali, ovvero Eni, Enel, Snam e Terna, di cui hanno già acquisito piccole partecipazioni azionarie. Per Ansaldo, poi, la partecipazione è arrivata al 40%, mentre Telecom, Generali e Prysmian debbono per ora accontentarsi del 2%. C'è poi la moda, con Roberta di Camerino, Miss Sixty, Giada e Krizia ormai cadute in mano orientale. Mentre non si placano le voci di un Milan pronto a cadere nelle mani di una cordata cinese, anche se Berlusconi continua ad affermare di cercare solo finanziatori per una delle grandi del calcio italiano.
Perchè si rafforza la presenza cinese in Italia
Una presenza sempre più forte, quella cinese, favorita da alcune circostanza ben precise, a partire dalla liquidità consentita alle banche dal Quantitative Easing della Bce. Cui vanno ad aggiungersi la svalutazione dell'euro rispetto allo yuan cinese e, l'afflusso di capitali atteso verso l'Italia in conseguenza della voluntary disclosure, ovvero la norma che permette agli italiani che detengono attività finanziarie o patrimoniali all'estero non dichiarate al Fisco di sanare la loro posizione, riportando capitali nel nostor Paese.
Parola d'ordine: destabilizzare Bretton Woods
Ma soprattutto, il vero obiettivo della Cina è la destabilizzazione degli equilibri sanciti a Bretton Woods, ponendo termine al lungo monopolio del dollaro come mezzo di pagamento nel commercio e nelle operazioni internazionali. Un progetto che si basa soprattutto sulla creazione dell'Asia Infrastructure Investment Bank (Aiib), banca di investimento e sviluppo la quale è destinata a lavorare con gli istituti dei Paesi aderenti per finanziare le infrastrutture asiatiche. Una vera e propria alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, che ha già scatenato le ire di Obama, soprattutto quando alcuni Stati europei, tra cui l'Italia, la Francia e la Germania, hanno deciso di aderire al progetto come membri fondatori.
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