Chiedere un prestito, più facile ottenerlo con le Banche Popolari

Ora con gli ultimi provvedimenti approvati dal Governo lo scenario potrebbe cambiare. Questo perché gli istituti di credito popolare, in particolare quelli più grandi che sono una decina, dovranno in via obbligatoria diventare delle società per azioni. Il Rapporto della Cgia Mestre.

Tanti, troppi clienti bancari in questi lunghi anni di crisi finanziaria ed economica hanno chiesto un prestito presso un Istituto di credito e si sono vista rifiutata l'erogazione. Ad oggi ci sono ancora registrazioni sull'accesso al credito specie al Sud, ma quali banche in Italia, in questi ultimi anni, nonostante tutto hanno continuato a concedere prestiti, mutui, finanziamenti e leasing alle famiglie ed alle imprese?

Ebbene, al riguardo ci viene in aiuto un recente Rapporto dell'Ufficio Studi della Cgia di Mestre da cui è emerso come solo gli istituti di credito con una forte vocazione territoriale, ovverosia le Banche Popolari, in questi anni di crisi finanziaria prima, e poi economica ed occupazionale, abbiano incrementato gli impieghi a sostegno dell'economia reale. Nel dettaglio, a partire dall'anno 2011 e fino alla fine dell'anno 2013 lo scenario in Italia, per quel che riguarda l'accesso al credito, è stato il seguente: 

  • Le Banche Popolari hanno incrementato del 15,4% i prestiti a favore della clientela.
  • Le Banche sotto forma di società per azioni hanno ridotto del 4,9% l'erogazione del credito alle famiglie ed alle imprese.
  • Le Banche sotto forma di istituti di credito cooperativo hanno ridotto l'ammontare dei prestiti del 2,2%.

Inoltre, rivela altresì lo studio dell'Associazione degli artigiani mestrina, pure le filiali in Italia di banche estere, sempre dall'anno 2011 e fino alla fine dell'anno 2013, hanno chiuso i rubinetti con una riduzione dei prestiti in controvalore che è stata pari a -3,1%. Quindi, solo le Banche Popolari dal lato della concessione di prestiti sono state virtuose in tempi di crisi, ma ora con gli ultimi provvedimenti che sono stati approvati dal Governo italiano guidato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi lo scenario potrebbe cambiare e diventare sfavorevole. Questo perché gli istituti di credito popolare, ed in particolare quelli più grandi che sono una decina, dovranno in via obbligatoria diventare delle società per azioni entro un termine massimo di diciotto mesi.

Ma quali sono queste banche che saranno obbligate a diventare nei prossimi mesi delle società per azioni? Ebbene, in accordo con quanto riportato da Altroconsumo, trattasi delle seguenti Banche: il Banco Popolare, la Popolare di Bari, Ubi Banca, la Banca Popolare dell'Emilia Romagna, il Credito Valtellinese, la Popolare di Sondrio, Bpm - Gruppo Banca Popolare di Milano, Veneto banca, la Banca Popolare di Vicenza e Banca Etruria. L'auspicio è che queste banche popolari, pur diventando in futuro delle società per azioni, mantengano la loro vocazione territoriale rimanendo così vicino alle famiglie ed alle imprese che chiedono credito per comprare una casa o per investire in macchinari al fine di riguadagnare quella competitività necessaria per restare su un mercato che è sempre più globalizzato.

Per le Popolari, tra l'altro, proprio in ragione della futura trasformazione in Spa, è atteso un probabile riassetto che passerà anche attraverso le aggregazioni. Questo perché a livello societario queste banche non avranno più un azionariato diffuso in quanto i voti peseranno in ragione della quota percentuale posseduta. Siamo quindi alla fine della partecipazione attiva della società civile nelle banche? In futuro sembra proprio di sì al punto che l'Adiconsum ha chiesto al Governo di ritirare il Decreto affinché le Popolari rimangano tali ed in grado, come confermato dalla Cgia di Mestre, di rispondere ai bisogni di credito delle famiglie e delle imprese.

Filadelfo Scamporrino
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