Italiani, almeno 6 anni per restituire un piccolo prestito
Se oggi chiediamo un prestito, sappiamo davvero in questo tempo saremo in grado di restituirlo? A farci i conti in tasca e chiarire quanti mesi siano effettivamente necessari per ridare a banche o istituti di credito le somme che abbiamo richiesto è l'Osservatorio Supermoney, che ha preso a campione le richieste di prestiti giunte al portale di comparazione da marzo a settembre 2013. Risulta così che ci vogliono almeno sei anni per "liberarsi" dal peso del prestito.
Non è così in tutta Italia, attenzione: quella dei sei anni è solo una media. La Lombardia risulta la regione dove il prestito si restituisce più velocemente, in circa cinque anni e mezzo, con una media di 68,61 mesi. I più lenti a restituire sono i debitori sardi, che impiegano fino a 76 mesi, poco meno di 6 anni e mezzo. Stiamo parlando, per tutte le regioni, di prestiti di media entità, tra i 17 mila e i 18 mila euro.
Un dato positivo si ha guardando le differenze tra le rilevazioni fatte in diversi periodi dell'anno, in cui emerge che se oggi la media di restituzione del prestito è di 71,20 mesi, a marzo era più alta, 72,87 mesi. Cifra che è calata a 70,49 mesi a settembre. E' un segnale che potrebbe forse far sperare in uno spiraglio di ripresa economica, perché i debiti si pagano con l'aumento della disponibilità economica. Ma non è detto: perchè magari si contraggono nuovi debiti, di più bassa entità e di durata minore in termini di tempo, per pagare i vecchi. Per capire se è una buona notizia o no, insomma, occorre aspettare di vedere cosa accadrà nei prossimi mesi.
La definizione della durata del prestito è un elemento da tenere in massima considerazione al momento della richiesta, per non rischiare di cadere nel sovra-indebitamento ed essere letteralmente soverchiati da debiti che si scopre troppo tardi che non si è in grado di pagare. E' una situazione purtroppo comune, che spinge forse con troppa faciloneria a contrare altri debiti per pagare gli interessi dei vecchi, in una spirale infinita. Ed è un fenomeno che troppo spesso va a braccetto con l'usura.
Si osserva che questo accade soprattutto negli ultimi anni: la crisi economica cominciata ormai nel 2008 sta durando davvero molto a lungo, e spinge a dilazionare e dilazionare nel tempo l'esaurimento dei vecchi debiti a tempo indefinito.
Succede anche perché assieme alla crisi produttiva e del lavoro c'è ancora una grave stretta finanziaria, circola meno denaro in giro. Sia perché gli istituti di credito erogano meno prestiti rispetto al passato, sia perché gli enti pubblici spessissimo non pagano secondo i tempi previsti i loro fornitori. Lo stesso accade coi crediti sulle tasse pagate in eccesso, che vengono erogati in tempi lunghissimi.
Ma se la situazione è questa appena descritta, occorre cambiare il proprio approccio al credito.
Per non incorrere nel rischio di avvitarsi in una spirale senza via d'uscita - o peggio, di cadere nelle mani degli usurai - è necessario fare i giusti calcoli dei tempi di restituzione dei prestiti richiesti, e per farlo occorre avere una base di educazione finanziaria. Che si può ottenere leggendo i portali come il nostro, che nelle guide vi aiutano a orientarvi in questo settore complesso o seguendo alle campagne promosse dalle associazioni di consumatori.
Bisogna essere realisti e onesti con se stessi, e sottoscrivere solo ed esclusivamente piani di rientro verosimile.
Quando si sta per sottoscrivere un nuovo prestito, bisogna armarsi di pazienza (e di una buona lente di ingrandimento) e leggere con cura e attenzione tutta la documentazione consegnata. E' un diritto che abbiamo, e dobbiamo pretendere che la documentazione completa ci venga data, se questo non accade. Il documento da richiedere, secondo la legge, è quello chiamato "Informazioni europee di base sul credito al consumo", che spiega nel modo più semplice possibile quali siano le condizioni applicate in quel momento.
Altra cosa molto spesso sottovalutata, ma che ha conseguenze gravi, è il mancato pagamento delle rate. Se, anche per una sola rata, si prevedono difficoltà nel rispettare i termini previsti, mai mettere la testa sotto la sabbia. Occorre prendere subito contatto con la banca o l'istituto finanziario che ci ha erogato il prestito, per trovare soluzioni alternative come la rateizzazione o l'allungamento del piano di rientro.
Ricordarsi anche che esistono forme di tutela a copertura di eventi non prevedibili, come ad esempio la perdita del reddito
Quando si parla di forme di tutela a copertura di eventi non prevedibili, come ad esempio la perdita del reddito, non si deve pensare a formule troppo complicate ed onerose di assicurazione. Si tratta infatti di polizze normalmente usate per particolari forme di prestito senza garanzia, come la cessione del quinto della pensione o il microcredito. Questo tipo di assicurazioni sono proprio pensate per andare a coprire il rischio che chi ha un debito non abbia più (o la abbia in misura ridotta) reddito da lavoro per dimissioni, fallimento, licenziamento, contratti di solidarietà o cassa integrazione.
Al contrario di quanto si possa pensare, poi, è una misura ben vista dalle banche, perché il beneficiario è proprio l'istituto di credito stesso che così non rischia di vedersi il debito non rimborsato e di dovere intraprendere l'iter di riscatto.
Altro aspetto importante: l'assicurazione si può attivare in qualunque momento - quindi anche non necessariamente quando il prestito viene sottoscritto - e andrà a coprire l'ammontare unicamente del debito che rimane da pagare, detratti garanzie ed interessi.
Altri articoli che potrebbero interessarti
| Richiedi subito un PRESTITO personalizzato | ||
|---|---|---|
![]() | Sei un lavoratore Dipendente o un Pensionato? | RICHIEDI PREVENTIVO |
