Prestito facili agli amici e le sofferenza bancarie impennano a danno di tutti

Oltrepassano quota 7%, il dato più alto da anni. Quasi tutto il denaro che non rientra è quello erogato ai clienti "di lusso". E in grandi, grandissime quantità.

Se il sistema bancario, e quindi il Paese intero, rischia la bancarotta la colpa non è di tanti, ma di pochi.
A dimostrarlo un piccolo ma importante segnale che riguarda le sofferenze bancarie, di cui per la prima volta si dettaglia l'origine.
E si scopre che la fonte del problema è costituita appena da un manipolo di persone.

Andiamo con ordine

Il problema principale delle banche è erogare prestiti che rischiano di non essere restituiti, dare denaro che non torna indietro, poter contare su interessi che non si incasseranno mai. Si chiamano "crediti in sofferenza" , e per prevedere, studiare, valutare questo rischio gli istituti di credito mettono in campo fior di ricerche, personale e risorse.  
Normalmente i crediti in sofferenza pesano poco su totale del giro di affari delle banche. Qualcosa, però, è cambiato.
Da qualche anno - da quando è cominciata l'ultima crisi  - sono in aumento le sofferenze bancarie, che hanno raggiunto il valore più alto degli ultimi quindici anni, superando quota 7%
Si potrebbe pensare che questa era una evoluzione prevedibile, visto che sempre più persone hanno difficoltà a ripianare i debiti perché magari hanno perso il lavoro. 
Ma non è così. E desta sorpresa scoprire che non sono le mancanze dei piccoli correntisti a a causare questa impennata di sofferenze bancarie, ma altre persone.

Uno sguardo ai dati 

Il totale di crediti in sofferenza oggi per il nostro sistema bancario ammonta su base lorda a 141,8 miliardi di euro.  E' il valore più alto che l'Abi (Associazione bancaria italiana) abbia mai registrato dal 1999,  e che pesa sul sistema complessivo per il 7,32% del totale.
A guardare in questa mole di denaro in dettaglio ci ha pensato il sindacato bancari Cisl Fiba, che rivela che gran parte di questo debito "pericoloso" riguarda i maxi prestiti dati ai clienti "di lusso", spesso erogati per strade non troppo tortuose, ben diverse da quelle che i comuni mortali conoscono. Si tratta di denaro, infatti,  elargito con diretto via libera solo dei massimi dirigenti bancari. Come dire: avete già tanti debiti? ti presto volentieri altro denaro perché poco conta che tu sia in grado di dimostrare di poterlo restituire, contano altri fattori. 
"Gran parte do che non rientra è quello dei debiti di grandi personaggi e amici - ha dichiarato il segretario generale di Fiba Cisl, Giulio Romani - Le banche che non accettanno aumenti di stipendio per i dipendenti sono le stesse che hanno erogato miliardi ai grandi "imprenditori" o dato liquidazioni milionarie agli alti manager".

I numeri parlano da soli

Se osserviamo cosa accade per i finanziamenti tra i 30 mila e i 250 mila euro, gli importi più diffusi perchè riguardano ad esempio i mutui, le sofferenze "pesano" appena 6,2 miliardi di euro. Per i prestiti tra 250 e 500 mila euro, le sofferenze raddoppiano, sono 11 miliardi.  Chi ha finanziamenti altissimi, tra 5 e 25 milioni, si "dimentica" di restituire qualcosa come 25 miliardi di euro.
Più si chiede in prestito, quindi, meno si restituisce.
E se ci si chiede se la crisi possa aver fatto cambiare comportamenti, si scopre che no: i piccoli debitori sono comunque molto più virtuosi dei gradi debitori. Negli ultimi tre anni rilevati (2009-2012) le sofferenze sui piccoli prestiti sono cresciute del 187 per cento, quelle sui grandi debiti sono triplicate, con un aumento del 362%. 

Chi decide di erogare questi prestiti così ingenti e così tanto pericolosi? Non certo lo sportellista, né tanto meno un direttore di filiale: a loro competono le decisioni per gli importi fino a 125 mila euro. Per i prestiti più alti, fino a due milioni e mezzo di euro, la competenza è dello staff del direttore generale. Per i crediti più alti si arriva al consiglio d'amministrazione.
Chi sbaglia di più? Chi sottovaluta il rischio di non rientrare mai del denaro? I vertici.

Infatti, il 16% delle sofferenze dipendono da finanziamenti decisi dal titolare di filiale. Il 43% è imputabile a scelte dei manager dello staff del direttore generale e tutto il resto, più di metà dell'immensa mole di crediti che non tornano dipende da scelte dei vertici delle banche e del consiglio di amministrazione. Un manipolo di persone che siede sulle poltrone più alte e che sbaglia molto, troppo. E che fa poi pagare alle banche, quindi alla collettività, lo scotto del loro errore.  E' noto, gli errori dei grandi cadono sui piccoli, basta pensare allo scandalo delle azioni "patocche" delle varie aziende sull'orlo del fallimento (Cirio, Parmalat...) o i bond di Stati come quello argentino. Ricordate che accadde? Appena le banche ebbero sentore che le azioni che detenevano si sarebbero rivelate fuffa le misero sul mercato tentando di appiopparle ai loro ingnari clienti. Molti ci sono cascati e solamente con le cause in Tribunale che riconoscono la colpa delle banche stanno riavendo il loro denaro indietro.

Quel che fa più impressione non è tanto scoprire che è ai piani alti che si sbaglia (si può valutare che sta appunto a chi ha più responsabilità la scelta di rischiare e più si sa che più si rischia, più si sbaglia), né che a pagare lo scotto degli errori decisionali siano poi persone diverse da chi quell'errore lo causa.

Ma scoprire che del denaro che e banche hanno a disposizione, gran parte va proprio a chi rischia di non restituirlo, e non alle famiglie e ai piccoli imprenditori che eppure si dimostrano solidi. Infatti, un drappello pari allo 0,5% dei clienti oggi prende il 56 per cento del denaro disponibile: si tratta di poco più di 17 mila persone che prendono più di 720 miliardi di euro. 
Quel poco che resta, meno di 600 miliardi di euro, si divide tra 3,5 milioni di clienti, che si spartiscono le briciole di quel che rimane alla tavolata dei grandi mangiatori.

Antonella Cardone
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