Se i prestiti ai clienti sbagliati ti fanno fare brutta figura: lo scandalo Mizuho

In Giappone una banca rischia il crac per colpa di clienti decisamente indesiderati.

Questa è una storia che arriva dal Lontano Oriente: dal Giappone, per l'esattezza. Anche lì, come da noi, esistono banche e finanziarie ed esistono clienti che chiedono prestiti. Ma è accaduto qualcosa che ha rotto la tranquilla consuetudine nipponica…

Interno giorno, nel palazzo tutto vetro e cemento della Mizuho Bank, a Tokyo, c'è agitazione. Si è infatti scoperto che sono stati erogati prestiti a clienti indesiderati, ai componenti della Yakuza, la mafia locale. Gente impegnata in attività criminali di ampio respiro, tra cui spaccio di droga, prostituzione, strozzinaggio e riciclaggio di denaro. Mafiosi dai colletti bianchi che usano anche compagnie di facciata per condurre attività di business.

La notizia fa presto il giro del paese e travalica i confini nazionali: è lo scandalo Mizuho.
Comincia il fuggi-fuggi generale. I clienti della Mizuho Bank corrono a estinguere i loro debiti, perché si vergognano che possano essere anche solo lontanamente associati ai clienti indesiderati, alla Yakuza.

Via via che si svelano i dettagli degli accordi presi dalla Mizuho Bank per i prestiti alle persone sbagliate è sempre peggio.
Si viene a sapere che i prestiti ai gangster della Yakuza erano arrivati a 200 milioni di yen, oltre un milione e mezzo di euro. Non grandissime quantità, ma il punto è che si è trattato di prestiti personali e per piccole aziende - quindi ben verificabili – che sono espressamente vietati dalle nuove regole nazionali contro le bande, tanto che addirittura gli istituti di credito giapponesi hanno ora un elenco di persone con cui non dovrebbero avere niente a che fare. "Non dovrebbero", appunto. Perché non solo si scopre che c'è stata la violazione diretta delle norme anti-yakuza, ma si scopre che la dirigenza della banca sapeva tutto, nonostante inizialmente avessero negato. E si scopre che sapevano tutto fin dal 2010.

Le aziende che si servono della Mizuho, una dopo l'altra, annullato i contratti con la banca, i call center vengono tempestati da una raffica di denunce da parte dei clienti al dettaglio che con lo scandalo dei prestiti alle persone sbagliate non vogliono avere nulla a che fare.

Lo scandalo sconvolge anche i governi prefettizi e comunali che hanno usato la Mizuho come istituto finanziario per gli incassi e i pagamenti di denaro pubblico: anche il governo metropolitano di Tokyo e le città di Osaka e Kitakyushu sono nell'occhio del ciclone perché con la Mizuho effettuano emissione di obbligazioni e le vendite della lotteria.

Tanto che il Governo Metropolitano di Tokyo, giovedì scorso, ha inviato una lettera al presidente della Mizuho Bank, Yasuhiro Sato, reclamando di chiarire al più presto la questione e di fare di tutto per ripristinare la fiducia dei clienti.

Il presidente della banca viene messo sotto forte pressione e viene costretto a rimangiarsi le affermazioni che aveva fatto in una in una conferenza stampa, quando aveva detto che la dirigenza dell'istituto di credito non era a conoscenza dei prestiti alla yakuza.

Sato è stato costretto a pubbliche scuse e ha così ammesso che era "in grado di essere a conoscenza di questo problema, ma che la responsabilità era della vecchia dirigenza, per cui ha annunciato che non si sarebbe dimesso dal gruppo, ma solo che avrebbe lasciato il ruolo di consulente per il Governo nazionale".
Ha ricordato anche, però, che alla Mizuho era stato assegnato un premio per la trasparenza bancaria dalla associazione analisti del paese.
Paradossale, visto quel che si è scoperto dopo.

La dirigenza sperava che lo scandalo Mizuho rientrasse, dopo queste ammissioni.

Non è così, le parole di Sato non hanno effetti positivi: in Borsa tutto precipita. Nel giro di pochi giorni il Mizuho Financial Group perde a Tokio fino al 6,8 per cento, i prezzi delle azioni scendono sotto i 200 yen.

Il finale di questa storia ancora non è stato scritto. I clienti continuano a fuggire, e non si sa quando l'emorragia avrà fine. O se, piuttosto, la Mizuho sarà presto costretta a chiudere con il classico "The end".

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Antonella Cardone
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