Tutto sul business dei crediti incagliati
Crescono inesorabilmente in Italia i crediti incagliati e in sofferenza. Sempre più italiani, infatti, non riescono ad onorare i propri debiti, si susseguono i ritardi nei pagamenti delle rate mensili e, in molti casi, sopravviene l' impossibilità oggettiva di pagare il proprio debito con le banche. I clienti-debitori si trovano a dover fronteggiare segnalazioni in Crif, azioni legali e un crollo in termini di credibilità finanziaria, le banche, dal canto loro, si trovano in bilancio crediti non più esigibili. Ciò che ne consegue è un mercato creditizio e minato alla base. Le banche non riescono ad ottenere utile dalle operazioni di credito, e ci pensano bene prima di erogarne dell' altro a famigli e imprese. Famigli e imprese diventano, oltre che debitori, anche non più finanziabili.
Una situazione, è facile immaginare, di stallo del sistema creditizio. Eppure c'è chi, di una situazione creditizia così stagnante, può farne un business. Un business addirittura da 50 miliardi di euro nei prossimi anni, nella sola Italia. Si tratta di Team, società e aziende specializzate nell' acquisizione e la gestione di crediti complicati. Questi operatori, che qualcuno definisce "sciacalli" o "spazini" del sistema creditizio, hanno a disposizione ingenti liquidità, tali da riuscire ad acquisire interi portafogli bancari di crediti incagliati e in sofferenza.
Tra i maggiori esponenti della citata categoria rientra Prelios Credit Servicing (Pcs), azienda specializzata nella categoria dei crediti immobiliari in sofferenza.
(L'interesse degli speculatori internazionali sull' Italia)
Entità del problema in Italia
La situazione in Italia, probabilmente non è mai stata tanto drammatica. Ammonta a 160 miliardi il totale dei crediti in sofferenza, praticamente il 9% del totale. In un' economia normale tale valore dovrebbe essere compreso tra il 3 e il 5%. A tale dato si aggiungono i crediti incagliati, vale a dire altri 150 miliardi. Alle banche intanto viene chiesto anche dalla Bce di tenere i conti in ordine e, soprattutto, i bilanci puliti. Viene chiesto poi di generare utile, spingendo in questo modo le banche a vendere interi portafogli di crediti complicati.
Era toccato agli Stati Uniti, poi alla Spagna: a quanto pare ora tocca al nostro paese. Il numero uno di Prelios così commenta la situazione italiana attuale, anticipando le mosse future degli operatori che si affacceranno sulla scena italiana per marginare profitti dalle disgrazie altrui:
"E' un mercato particolarmente attivo, in cui il mondo dei negoziatori opportunistici si è assolutamente concentrato sull'Italia, dopo che l'anno scorso era stato l'anno della Spagna. L'enorme quantità di liquidità che è presente sul mercato si sta dunque concentrando qui, perciò ci si aspettano cessioni di portafogli di non performing loans nell'ordine di 50 miliardi di euro nel corso di un paio d'anni. In ogni caso, oggi il sistema bancario italiano si trova in una situazione talmente anomala che è difficile che possa gestire internamente una massa tale di crediti incagliati. Quindi parte verranno ceduti, parte verranno dati in gestione in outsourcing.
E qui arrivamo noi come operatori specializzati istituzionali e indipendenti. Noi a oggi originiamo e assistiamo portafogli pari a circa 10 miliardi di offerta. Chi sono i protagonisti in questo momento? I grandi fondi opportunistici, come ho detto. Per esempio Fortress, Cerberus, Whitehall e tanti altri che hanno decine di miliardi di dollari in gestione. Dall'altro c'è tutto il sistema bancario, che man mano si sta avvicinando all'incrocio tra la domanda e l'offerta. Sembra che ci sia un andamento tipo "stop and go", con accelerazioni e poi stop, anche dalla Banca d'Italia.
La mia impressione è che fino all'inizio di quest'anno questa tipologia di operazioni fosse abbastanza bloccata, sostanzialmente perché il valore di bilancio di questi Npls era piuttosto distante dal prezzo che gli investitori erano disposti a pagare. I crediti in sofferenza del sistema bancario italiano sono in carico a circa il 55% del loro valore facciale, con accantonamenti per circa la metà. E mediamente chi compra crediti con sottostante ipotecario lo fa al 20-30% del valore facciale. Finora dunque il gap era molto alto. Ma adesso, da un lato, sono arrivati operatori specializzati, dall'altro le banche italiane non possono continuare su questa strada, anche perché riprese dalla Banca europea. Inoltre iniziano le patrimonalizzazioni. Se le due controparti si vengono incontro, mano a mano si trovano gli accordi. In questo momento si stanno dunque rivedendo tutta una serie di operazioni che in questo momento sono in fase di processo competitivo, ma da qui a fine anno si chiuderanno, con numeri importanti."
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