Donne, giovani e stranieri aprono impresa grazie al microcredito

Erogati 63 milioni di euro che, per ogni due beneficiari, hanno trovato lavoro a tre persone. I dati del monitoraggio dell'Ente nazionale microcredito.

Donne, giovani, immigrati: grazie al microcredito creano nuova impresa nei servizi, nell'artigianato, nel manifatturiero.
Realtà che senza la "spinta" iniziale di un prestito seppur piccolo, non avrebbero mai visto la luce.
Le donne sono quelle cui viene assegnata oltre la metà dei fondi di microcredito italiano, i giovani ne assorbono un quinto e gli immigrati, trasversalmente a questi ultimi due dati, rappresentano il 46% dei beneficiari di microcredito.

E' quanto rivela un monitoraggio realizzato dall'Ente nazionale microcredito (Enm) per conto del Ministro del Lavoro. Dimostra quanto questa forma di finanziamento, semplice, senza garanzie e senza troppa burocrazia, possa essere efficace.

Il microcredito è un prestito che è di piccola entità economica e che viene erogato ai soggetti che hanno più difficoltà ad accedere ai normali canali di finanziamento come banche o finanziarie perché sono soggetti deboli o non sono in grado di fornire garanzie economiche.
Col microcredito si finanziano due filoni di intervento: quello "emergenziale" per le spese vive, e quello "imprenditoriale" per creare impresa ed occupazione.

L'Ente Nazionale microcredito ha vagliato tutte le iniziative di microcredito che associazioni, istituti, onlus, banche attivano in Italia, e ha scoperto che, fatto 100 il numero di beneficiari di microcredito, si dà poi lavoro, in media, a 143 persone. Per ogni due beneficiari, insomma, trovano lavoro in tre.
Peccato però che il volume dei microprestiti, in Italia, sia davvero esiguo. Su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti si contano appena (anno 2012) 106 iniziative in materia. Lavorano molto – va osservato – perché complessivamente erogano 7.167 microprestiti, per un totale di oltre 63 milioni di euro.
Il mercato potenziale di richiedenti microcredito è però oltre il doppio: oggi queste 106 iniziative coprono appena il 45.9% della domanda esplicita.

A cosa serve questo microcredito

Gran parte di questi finanziamenti, oltre il 70% - sette casi su dieci - è concesso con fine socioassistenziale. Cioè va a finanziare spese correnti per la sussistenza come quelle per la salute, per il cibo, le bollette, gli studi, la casa. Ma il 30% viene investito e crea, appunto, nuovo lavoro.

La relazione dell'Ente nazionale microcredito mostra come questi fondi vadano a creare, in prevalenza, attività imprenditoriali di tipo autonomo, con lavori non troppo complessi e per svolgere i quali non servono alti titoli di studio o specializzazioni con forme giuridiche di base, e un mercato potenziale di vendita abbastanza ristretto. Nove volte su dieci si tratta di servizi, il resto si divide in imprese di artigianato e di agricoltura. Realtà che forse non diventeranno mai grandi aziende, ma che dimostrano come lo spirito di iniziativa, se supportato da un volano come quello del microcredito, può creare occupazione e lavoro.

Cosa accade in Italia

Nel nostro Paese il microcredito è normato col Testo Unico Bancario (agli articoli 111 e 113), e si distingue tra tutti gli altri tipi di prestiti per la presenza di un Fondo di garanzia esterno. Questo perché, come qualunque finanziamento, anche col microcredito c'è il rischio che chi contrae il prestito non sia poi in grado di ripagarlo. E a fare da contraltare al fatto che si tratta comunque di cifre modeste (massimo 25 mila euro) c'è il fatto che vengono erogate a soggetti a rischio insolvenza. Per questo si raccolgono fondi da enti e associazioni che confluiscono poi nei Fondi di garanzia sul microcredito. Vengono gestiti da intermediatori finanziari che, ogni volta che viene erogato un microcredito, accantonano le risorse da usare per coprire l'eventuale rimborso.
 
Le nuove iniziative di microcredito

Una delle nuove iniziative di microcredito che segnaliamo è quella rivolta solo ed esclusivamente alle donne e che si chiama "Riparti da te! Bella impresa essere donna". Si tratta di un progetto di microcredito femminile mirato a incoraggiare l'avvio di nuove aziende: lo hanno varato, in collaborazione tra loro, Ente nazionale per il Microcredito e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il progetto vuole rimediare a uno dei limiti maggiori del sistema creditizio italiano, che - numeri alla mano – è dimostrato penalizza più le donne che vogliono mettere su una loro azienda rispetto quanto accade con gli uomini imprenditori: alle donne si chiedono tassi di interesse più alti, si dà meno denaro e si chiedono più garanzie.

"Riparti da te! Bella impresa essere donna", si rivolge alle donne disoccupate che abbiano idee e spirito imprenditoriale nell'ambito del commercio o in quello del world wide web.

Si potrà richiedere uno dei due canali di finanziamenti previsti:

  1. microcredito di impresa mirato a incoraggiare l'avvio di un lavoro autonomo;
  2. +impresa, i finanziamenti non potranno essere maggiori di 25 mila euro, ed è prevista anche l'erogazione di servizi di assistenza e monitoraggio.  

Per il microcredito sociale i contributi non saranno maggiori di 10 mila euro ed è previsto l'accompagnamento di servizi di bilanci familiari.
Il denaro arriva da diverse associazioni e società; la garanzia, tramite un fondo di copertura, la fornisce l'Ente nazionale per il Microcredito che eroga anche servizi come la valutazione del business plan e l'orientamento.  

Tutte le informazioni si trovano su Internet, collegandosi al sito www.microcreditodonna.eu. La scadenza per presentare le domande è il 30 novembre 2013.

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Antonella Cardone
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