Il piano delle banche svizzere per evitare la fuga degli italiani dopo la fine del segreto bancario

L'accordo siglato tra Italia e Svizzera che pone fine all'epoca del segreto bancario, costringe le banche della Confederazione a cercare nuove strade al fine di tenere legati i clienti del nostro paese, il mercato più rilevante dopo quello di Germania, Francia e Gran Bretagna.

La fine del segreto bancario, che è stata sancita dall'accordo fiscale bilaterale tra Italia e Svizzera, ha messo in forte allarme le banche svizzere. Già colpiti dalle ripercussioni delle polemiche seguite alla pubblicazione della lista Falciani, ora gli istituti bancari elvetici debbono fronteggiare gli effetti del deflusso da parte dei tanti italiani che hanno provveduto nel passato a riempire i loro forzieri.  
Se ancora le cifre non sono ufficiali, si sa che circa due terzi dei fondi italiani emersi con la Voluntary Disclosure venivano proprio dalla Svizzera, che è il maggior centro offshore mondiale, con oltre 2.300 miliardi di dollari di risorse che sono controllate da non residenti. Di questi, ben 160 proverrebbero dalla penisola.
Andrebbe però messo in rilievo come l'accordo, in realtà, sia una opportunità per il sistema bancario svizzero, che in assenza di esso non avrebbe più potuto avere denaro non dichiarato nelle proprie casseforti e di conseguenza avrebbe perso i clienti a vantaggio di altri paradisi fiscali. 
In base agli accordi presi, gli italiani che si autodenunceranno alle autorità fiscali del nostro paese, saranno obbligati a pagare tra il 7 e il 12% di tasse pregresse sugli attivi nascosti nei forzieri oltralpe, una percentuale che in assenza di intese sarebbe potuta salire sino al 40%, provocando la fuga di massa dei clienti provenienti dal Belpaese.

Con l'accordo tra Italia e Svizzera è finito il segreto bancario

(Con l'accordo tra Italia e Svizzera è finito il segreto bancario)

Secondo gli esperti, un rientro di capitali in Italia avverrà sicuramente, ma in proporzioni molto minori sarebbe invece successo ove non fosse stata raggiunta un'intesa. Il mercato italiano era il più importante in assoluto, dopo quelli di Germania, Francia e Regno Unito, ma almeno i clienti più facoltosi dovrebbero continuare a tenere aperti i loro conti. Molte banche della Confederazione, nel frattempo, si sono mosse per tempo, a partire da KPMG, che ha già dispensato consigli a 300 clienti italiani sul modo migliore di procedere con l'autodenuncia. Trovando ottima accoglienza nella clientela, se si pensa che avrebbero deciso di rimanere tutti tranne uno. Il motivo di fondo della loro scelta è la mancanza di fiducia nell'amministrazione italiana.
Intanto vanno avanti le procedure di Voluntary Disclosure, che vedono il sistema bancario collaborare con le autorità fiscali italiane, evitando in tal modo di commettere un reato federale, mentre stanno per essere conclusi altri accordi che segneranno il restringimento della cosiddetta black list, ovvero la lista dei paradisi fiscali ancora presenti in giro per il mondo. Sembra proprio che un'epoca stia per terminare.

Dott. Dario Marchetti
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