Anche i prestiti entrano a far parte del redditometro
La lotta all'evasione fiscale sembra ormai entrata in una fase calda nel nostro Paese. L'attività di contrasto portata avanti dalle autorità fiscali è del resto motivata da statistiche in base alle quali per ogni euro incassato sotto forma di tasse, in Italia se ne evadono tre, con ovvie ripercussioni sulle casse pubbliche. Un fenomeno che non ha eguali nel resto d'Europa e contro il quale l'esecutivo ha deciso di intensificare una lotta senza quartiere, anche perché l'alternativa non può che essere l'ulteriore spremitura dei contribuenti che già sono vessati da una pressione fiscale che sembra ormai insostenibile.
Uno degli strumenti messi in campo per contrastare l'evasione fiscale, è il cosiddetto redditometro, con il quale l'Agenzia delle Entrate ritiene di poter capire se le dichiarazioni dei redditi fornite dai cittadini sono commisurate all'effettivo tenore di vita condotto. In pratica, ogni volta che nel corso di un controllo fiscale gli ispettori ritengono di ravvisare sensibili discostamenti tra reddito dichiarato e livello di vita condotto, scatta l'accertamento, nel corso del quale il contribuente è chiamato a giustificare le anomalie riscontrate. Uno strumento che ha provocato roventi polemiche nel passato e che sembra destinato ad accenderne ancora, soprattutto alla luce delle ultime decisioni prese dall'Agenzia delle Entrate.

(Anche i prestiti e le donazioni tra familiari entrano nel redditometro)
Tra le ultime voci entrate a far parte del redditometro, infatti, ve ne sono alcune destinate a far molto discutere. La prima è quella riguardante i prestiti tra familiari, una pratica che è ormai una consuetudine in un momento in cui la stretta creditizia obbliga molte persone a trovare alternative, magari ricorrendo all'aiuto di familiari che hanno qualche risparmio da parte e sono ben lieti di poter aiutare un consanguineo.
Le somme in questione, dovranno ora essere dichiarate alle autorità fiscali, anche quando si tratti di somme ricevute dai più stretti parenti, ad esempio da uno dei due genitori. Omettendo questa operazione, il prestito in questione potrebbe essere considerato denaro in nero. In questo caso, però, si tratterebbe solo di una formalità riservata alle cifre di una certa consistenza, che servirebbe a evitare l'insorgere di equivoci magari legati all'impiego di tali somme in acquisti di una certa entità, ad esempio una automobile che serve per il proprio lavoro. Nel caso invece di prestiti di una certa entità, diventa obbligatorio dare luogo ad una scrittura privata da inviare all'Agenzia delle Entrate, in modo da dimostrare che si tratti di una donazione o un prestito tra parenti. Inoltre, il denaro previsto deve essere trasferito tramite strumenti tracciabili, escludendo di conseguenza il contante. Si può quindi utilizzare un bonifico, una carta prepagata da ricaricare o uno degli strumenti per il mobile payment.
La novità potrebbe riguardare non solo i prestiti, ma anche altri aspetti della vita degli italiani, a partire dai matrimoni, per i quali i regali sono spesso di importo elevato e che, di conseguenza, sarebbero sottoposti ad una ulteriore incombenza burocratica, proprio uno degli aspetti più odiati dai nostri connazionali, tanto da spingere molti osservatori a parlare ormai in maniera aperta di vera e propria vessazione da parte delle amministrazioni statali.
In definitiva, se da un lato è giustissimo intensificare la lotta contro l'infedeltà fiscale di molti italiani, esigenza resa irrinunciabile dal pessimo stato dei conti pubblici, dall'altro l'esigenza di tracciare i movimenti di denaro rischia di tradursi in operazioni non solo contraddittorie, ma anche dal sapore chiaramente vessatorio. Dal lassismo del passato, di cui si pagano le conseguenze ancora oggi, si sta rapidamente passando al suo opposto, con una serie di misure che rischiano di incidere in maniera irrisoria e di sollevare ulteriori proteste da parte di una opinione pubblica sempre più critica nei confronti di una burocrazia avvertita come puramente oppressiva.
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