Anche il Liechtenstein dice addio al segreto bancario
Dopo la Svizzera, tocca anche al Liechtenstein rinunciare al segreto bancario. E' stato infatti firmato l'accordo in materia di scambio di informazioni ai fini fiscali tra il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, e il Premier e ministro delle Finanze del Liechtenstein, Adrian Hasler. Si tratta di un accordo il quale va a ricalcare per grandi linee quello appena concluso tra il nostro Paese e la Svizzera, che va dunque a porre fine all'epoca del segreto bancario nel Principato, cui è stato accluso un Protocollo aggiuntivo in materia di richieste di gruppo.
A darne comunicazione è stato il Ministero dell'Economia e delle Finanze e questo accordo tra Italia e Liechtestein dovrebbe portare ad allacciare rapporti stretti tra le amministrazioni finanziarie dei due paesi, permettendo quindi un forte sviluppo dell'azione di contrasto all'evasione fiscale. Per effetto del trattato, l'Italia, non appena esso sarà entrato in vigore provvederà ad includere formalmente il Liechtenstein nelle white list, ovvero quella comprendente gli Stati e territori che collaborano sui temi bancari e fiscali. Va ricordato al proposito che in forza del decreto legislativo 239/96, all'articolo 6, non sono soggetti ad imposizione gli interessi, i premi ed altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, che sono percepiti da soggetti residenti in Paesi i quali consentono un adeguato scambio di informazioni.

(Anche il Liechtenstein dice addio al segreto bancario)
L'Accordo firmato dai due Paesi, è basato sul modello Ocse di Tax Information Exchange Agreement (Tiea) e permette lo scambio di informazioni su richiesta relativamente a tutte le imposte. Lo Stato al quale vengono richieste le informazioni non può rifiutarsi di fornire a quello richiedente la collaborazione amministrativa derivante dalla mancanza di interesse ai propri fini fiscali, né opporre il segreto bancario.
Come già successo nel caso della Svizzera, l'accordo sullo scambio di informazioni e il protocollo aggiuntivo diventeranno operativi solo dopo la ratifica da parte dei Parlamenti dei rispettivi Paesi. Di conseguenza, lo scambio di informazioni non potrà riguardare situazioni pregresse. Si tratta comunque di un nuovo importante passo verso la fine di quei paradisi fiscali che anche in Europa hanno permesso di eludere una grande massa di risorse al fisco. Resta quindi da vedere come le banche del Principato reagiranno ad un accordo che rischia di provocare una fuga della clientela proveniente dal nostro Paese, anche se va rilevato come il problema si sia sinora rivelato abbastanza sotto controllo in Svizzera.
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