Bloccato un miliardo di euro di finanziamenti europei, la denuncia dei costruttori salernitani

L'ultimo reclamo arriva dalla Campania. Ma nel resto d'Italia non va meglio: rischiamo di perdere fino a 17 miliardi di euro per colpa di complicazioni burocratiche e truffe.

L'ultimo allarme arriva, questa volta, da Salerno: i costruttori della provincia campana denunciano che appena l'undici per cento dei contributi europei messi a disposizione per realizzare infrastrutture su quella fetta di territorio è stato realmente distribuito e pagato. Si tratta di una cifra molto bassa che ammonta a 129 milioni su un totale di fondi a disposizione di 1,227 miliardi di euro. Questo vuol dire che oltre un miliardo di euro, solo per la provincia salernitana, rimane bloccato benché sia disponibile.

A far emergere questa situazione con una pubblica denuncia è oggi l'Ance, Associazione costruttori, di Salerno. Il suo presidente, Antonio Lombardi, ha chiamato in causa tutta la filiera istituzionale per sbloccare quella che lui definisce "una situazione ingiustificabile e insostenibile" di per sé che diventa ancora più grave in un momento storico in cui il settore delle costruzioni è in durissima crisi e avrebbe bisogno di vedere subito messa a disposizione la liquidità che si può spendere.  

Non è vero, infatti, denuncia Lombardi, che non ci siano risorse disponibili per aiutare l'economia a riprendersi perché i dati elaborati Centro Studi di Ance Salerno puntano il dito sulla burocrazia, incapace – è il j'accuse – "di erogare i finanziamenti relativi ai progetti messi in campo con particolare riferimento all'ambito strategico delle infrastrutture" delineando "un quadro che evidenzia l'inefficienza della macchina amministrativa che penalizza drammaticamente la filiera dell'edilizia".

Quello arrivato nei giorni scorsi da Salerno è solo l'ultimo degli allarmi che ciclicamente coinvolgono i finanziamenti europei che non arrivano a destinazione. Un problema atavico e imbarazzante, una contraddizione pesantissima perché i fondi europei sono finanziati da tutti noi cittadini degli Stati membri, gravati giorno dopo giorno da nuove tasse quando basterebbe sapere usare quelle che abbiamo già versato che ci tornano indietro tramite i bandi europei.

Si stima che in tutto il nostro paese siano almeno 17 i miliardi di euro di fondi europei che non si riesce a spendere. Si tratta di denaro che in questo caso fa parte del finanziamento da circa 50 miliardi di euro che l'Unione ha previsto per l'Italia come fondo strutturale 2007-2013, che sarebbe destinato a scuole, strade, siti archeologici. Fondi che hanno, peraltro, una scadenza. Se non li spendiamo, Bruxelles se li riprenderà e li assegnerà ad altri Paesi. Rischiamo così di perdere miliardi su miliardi per colpa di piccolezze che si potrebbero facilmente risolvere o di investimenti non fatti per risparmiare qualche migliaia di euro.

Perché i finanziamenti, e di conseguenza i progetti che migliorerebbero la vita di tutti noi e rilancerebbero l'economia, corrono il rischio di bloccarsi?

A volte si tratta di anomalie rilevate dagli organismi di controllo, che rimandano a destinazione i faldoni coi progetti in attesa di chiarimenti. O di pratiche che passano da un ufficio all'altro in attesa di definire chi se ne debba occupare. Alla paralisi si può arrivare perché i nuclei di valutazione sono da riformare per vari motivi, oppure per la verifica dei ricorsi da parte dei valutatori.

O, ancora: può accadere che pratiche assegnate a un dipartimento vengano poi reclamate come proprie da un altro ufficio, oppure che ci siano iter che si fermano per la mancanza di un nucleo di valutazione che dovrebbe selezionare le domande. Può anche capitare che arrivi un nuovo capo che rimetta in discussione quanto fatto e deciso dal suo predecessore sugli iter da seguire.

L'elenco continua: può capitare che in un ente si riformino i dipartimenti e quindi le pratiche ballino da un ufficio all'altro. Oppure ci si può dimenticare di firmare le convenzioni di attuazione. O ancora, si rimane in attesa mesi e mesi, a volte anni, di una circolare interpretativa o della compilazione di qualche graduatoria.
Spesso capita anche che i lavori inizino, e vengano finanziati con una prima tranche di fondi. Ma poi procedono talmente a rilento che falliscono.

Per non parlare delle vere e proprie frodi degli imprenditori disonesti che, purtroppo, non mancano mai.

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Antonella Cardone
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