Bankitalia: calano i prestiti alle famiglie. La situazione del terzo trimestre

Richiesta di finanziamenti calati e aumento dei tassi di interesse: la situazione del nostro Paese nel terzo trimestre.

Siamo arrivati ormai al termine dell'anno 2013 e si iniziano a tirare le prime somme sull'andamento della situazione economica del nostro Paese che, attualmente, si conferma attraversare una forte crisi economica che, per il momento, non sembra assolutamente destinata a migliorare. Sebbene i telegiornali trasmettano interviste di politici che sostengono l'esatto contrario.

Ma da dove si vede che un paese sta uscendo da una fase di ristagno economico? Analizzando in primis il settore immobiliare e, di conseguenza, il settore bancario: se gli istituti di credito non riescono a concedere mutui o finanziamenti ai cittadini, questi ultimi troveranno difficoltoso intraprendere degli investimenti. E se gli investimenti non vengono effettuati, l'economia non gira. E' una ruota che gira e che coinvolge a macchia d'olio anche tutti gli altri comparti del sistema produttivo.

Bankitalia ha comunicato la situazione relativa all'andamento del terzo trimestre del 2013, che vede il nostro paese ancora in forte difficoltà. Secondo la fotografia del mese, infatti, si evince che la richiesta dei prestiti da parte delle famiglie è calata dell'1,1%, mentre quelli relativi alle società non fianziarie del -4,2%. E probabilmente questo è dovuto dal fatto che, molto spesso, sono le stesse banche che difficilmente concedano dei mutui, a meno che i richiedenti non abbiano la possibilità di dare delle garanzie più che soddisfacenti.

Oltre ad una diminuzione dei crediti, si è registrata anche un aumento dei tassi di interesse sui finanziamenti erogati dagli istituti di credito alle famiglie volti all'acquisto di immobili (per lo più abitazioni) che attualmente si collocano al 3,97% (0,04% in più rispetto al mese di agosto), mentre quelli che riguardano le rogazioni di credito al consumo si sono stabilizzate al 9,52%. I tassi passivi che vengono addebitati sui depositi in essere, invece, sono stati registrati all'1,02% (-0,02% rispetto ad agosto).

Lo scorso mese sono state registrate delle diminuzioni per quel che riguarda i prestiti che la Bce concede alle banche italiane: ad ottobre, infatti, sono scesi a 230,2 miliardi rispetto ai 235,3 del mese precedente. La statitica "Gli aggregati di bilancio della Banca d'Italia" pubblicata nelle ultime ore, inoltre, avrebbe parlato di un calo delle operazioni di rifinanziamento a lungo termine (ne sono un esempio i prestiti triennali) che sono passate dai 234 miliardi di settembre ai 229 di ottobre, mentre per quel che riguarda quelli a breve termine, si parla di cifre che si aggirano attorno ai 1,2 miliardi. 

Sebbene questi danni potrebbero iniziare a farci pensare al peggio, esiste comunque qualche dato in positivo: durante il mese in corso, infatti, si sta registrando un aumento dei depositi del settore privato, che è passato dal 6,6% attuale al 4,7% dello scorso mese. La raccolta obbligazionaria, invece, ha registrato un calo: 10,6% di ottobre rispetto al 11,9% di settembre. Per quel che riguarda l'andamento delle sofferenze, invece, sembra esserci una situazione stabile.

Sicuramente positivo l'aumento dei depositi dei cittadini che, però, nel lungo periodo, possono risultare negativi per la ripresa economica. Se i cittadini preferiscono risparmiare dove possono, invece di sfruttare i soldi che hanno a disposizione per intraprendere degli investimenti, è normale che il ristagno economico del nostro paese sarà destinato a rimanere. E come fare, quindi, per incentivare le famiglie italiane a spendere? Probabilmente dando alla popolazione una certa stabilità: nel momento in cui un singolo cittadino si sente libero di affrontare certe scelte economiche, è normale che anche la ripresa economica sia dietro l'angolo. I risparmi, quindi, se da un lato fanno tirare un sospiro di sollievo perché indicano che le persone hanno un lavoro che li fa guadagnare (e, di conseguneza, l'allarme disoccupazione sta rientrando), possono rivelarsi essere un'arma a doppio taglio: se si hanno i soldi e non si spendono, dove stiamo andando?

Giulia Ceschi
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