Italia fuori dall'euro? Ecco cosa accadrebbe

Due economisti sostengono che il ritorno alla Lira potrebbe essere un'occasione per tornare a crescere, ma non priva di pericoli. I rischi maggiori si presenterebbero nel mondo del lavoro.

Sono ancora bui i tempi per le famiglie italiane, la crisi continua a mordere con forza e non tutti riescono a far quadrare i conti. Dopo l'annuncio dei giornalisti del Guardian secondo cui entro due anni l'Italia tornerà alla lira come moneta corrente, ci pensa anche l'economista francese, Jacques Sapir, ad affermare l'uscita del nostro Paese dall'Euro. La data è già fissata: si tratta della prossima primavera.

Ma cosa accadrebbe se veramente il nostro Paese fuoriuscisse dalla moneta unica? Uno studio pubblicato su "Economia e Politica" da Riccardo Realfonzo e Angelantonio Viscione svela l'ipotetico scenario. Secondo l'analisi tecnica non si può avvalorare né l'idea dei sostenitori della moneta unica, nè quella secondo cui "l'euroexit" sia l'unica strada per tornare a crescere, in quanto ci sarebbero comunque dei rischi soprattutto per il mondo del lavoro.

ANALISI ECONOMISTI

(Italia fuori dall'Euro? Un'analisi tecnica di due economisti svela l'ipotetico scenario)

"Naturalmente, non è semplice prevedere gli scenari successivi a una crisi dell'euro. Anche perché molto dipenderebbe dalla possibilità che l'euroexit coinvolga uno o più Paesi, e grande rilievo avrebbe il peso economico-politico di tali paesi. Ancora, le cose cambierebbero molto se le fuoriuscite fossero o meno coordinate e se sfociassero o meno in uno o più accordi di cambio. Ed è inutile dire che su tutto ciò per adesso si brancola nel buio" scrivono i due studiosi nel loro studio. Uno dei primi punti su cui si concentrano è l'effetto del cambio sull'inflazione: Realfonzo e Viscione arrivano alla conclusione che le svalutazioni hanno dato luogo a processi inflazionistici significativi. Nei Paesi ad alto reddito l'inflazione consuma, infatti, l'effetto della svalutazione di quasi il 50% già nel giro di due anni; in quelli a basso reddito l'impennata inflazionistica è ancora più vistosa.

Successivamente l'analisi si sposta sulla questione commerciale e più in particolare sulle esportazioni ed importazioni. I due sostengono che la bilancia commerciale tende a migliorare vistosamente nei paesi ad alto reddito e i saldi della bilancia commerciale sembrano effettivamente avere impatto positivo sulla crescita economica. I paesi ad alto reddito, a differenza di quelli a basso reddito, registrano infatti ritmi di crescita superiori rispetto al periodo precedente la svalutazione. Gli autori invitano però, sempre, alla prudenza: "E' opportuno notare che non tutti i paesi ad alto reddito hanno registrato aumenti del tasso di crescita".

Nella parte finale del testo i due economisti concentrano la loro attenzione sui possibili effetti di una fuoriuscita dall'euro sul mondo del lavoro. Entrambi notano con preoccupazione che l'analisi storica mostra che successivamente alle crisi valutarie l'occupazione non aumenta e il tasso di disoccupazione resta mediamente stazionario nei Paesi ad alto reddito. Negli anni successivi alla crisi di cambio, inoltre, si assiste mediamente ad un drastico calo dei salari reali e della percentuale del Pil che va ai salari sia nei paesi a basso che ad alto reddito.

Questa analisi approfondita dimostra, dunque, che un'uscita dall'euro potrebbe essere un'occasione per tornare a crescere, ma non priva di pericoli. Realfonzo e Viscione sostengono, infatti, che la cosa migliore sia una revisione radicale delle politiche economiche europee.

Intanto i numeri del Fondo Monetario internazionale sono abbastanza pessimistici: si stima che nel 2019 il pil in Italia sarà inferiore rispetto a quello del 2007 del 3,5%.

Fonte: economiaepolitica.it

Dott.ssa Tiziana Casciaro
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