Unicredit: i nuovi assunti con Job Act saranno equiparati a lavoratori a tempo indeterminato
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Si continua a parlare molto di Job Act, che negli ultimi giorni ha fatto registrare le roventi polemiche relative ai dispositivi elettronici che dovrebbero essere indossati sui luoghi di lavoro da chi presta la propria opera all'interno di un'azienda. Un tema molto delicato, che ha sollevato perplessità anche a livello comunitario e che potrebbe avere sviluppi clamorosi, ove le istituzioni continentali ravvisassero violazioni alla dignità della persona denunciate da più parti, sino a prospettare il carattere vessatorio delle disposizioni varate dall'esecutivo.
Il problema del credito ai nuovi assunti
Non smette però di far discutere il problema relativo alla possibilità di contrarre mutui da parte di chi viene assunto con uno dei nuovi contratti a tutele crescenti. Un problema collegato in particolare alla possibilità che gli istituti bancari potrebbero non ritenere una garanzia sufficiente l'assunzione a tempo indeterminato che scatterebbe in questi casi, considerato che esisterebbe sempre la possibilità di un licenziamento che invece non sussisteva, se non dietro una motivazione valida, con il vecchio regime lavorativo. Anche in questo caso, le polemiche sono state molto forti.
Un problema molto dibattuto
Posto in particolare dal Movimento 5 Stelle, uno dei più acerrimi nemici della riforma del lavoro varata dal governo Renzi, il problema è ancora molto dibattuto, tanto che Cesare Damiano aveva provveduto a chiedere lumi in proposito all'Associazione Bancaria Italiana, senza però avere ragguagli esaustivi in proposito.

(Unicredit equiparerà gli assunti col Job Act a quelli a tempo indeterminato)
In questo quadro di incertezza, arriva ora una notizia che potrebbe rincuorare i nuovi assunti che abbiano intenzione nel prossimo futuro di richiedere un mutuo bancario. Unicredit, infatti, ha provveduto ad annunciare in via del tutto ufficiale che per parte sua considera la nuova forma contrattuale del tutto equiparata a quella fin qui prevalente, ovvero al vecchio contratto a tempo indeterminato.
Una posizione che riguarda sia il punto di vista della valutazione creditizia, che la vera e propria offerta commerciale. Ne consegue quindi che coloro che saranno assunto con il contratto a tutele crescenti avranno la possibilità di accedere al credito secondo le vecchie condizioni.
La decisione di Unicredit
La decisione di Unicredit, comunicata tramite una nota ufficiale redatta da Gabriele Piccini, il Country Chairman Italy dell'istituto, fa seguito al convincimento che era stato espresso dal numero uno di ABI, Antonio Patuelli, il quale aveva affermato a sua volta come per le banche fosse dirimente la questione relativa alla stabilizzazione dei contratti e non la disciplina dei licenziamenti. Resta naturalmente da capire se gli istituti bancari continueranno a privilegiare i criteri adottati negli ultimi anni, che hanno in pratica provocato una drastica restrizione della potenziale platea dei beneficiari, dando vita ad una stretta creditizia che ha avuto risvolti drammatici sul mercato immobiliare.
E le altre banche?
Proprio la nota di Gabriele Piccini, ha specificato a sua volta come Unicredit sia ben lieta di favorire l'evoluzione del mercato del lavoro, indipendentemente dalla tipologia di contratto e dalla dimensione aziendale.
Se Unicredit sembra optare per una apertura verso il mondo giovanile, quello più direttamente coinvolto nella riforma del lavoro, resta però da vedere se il resto del mondo bancario vorrà a sua volta adottare la stessa politica o persistere nell'atteggiamento di chiusura che lo ha caratterizzato nel corso degli ultimi anni. Anche perché non sarebbe la prima volta che ai buoni propositi non corrisponda la realtà dei fatti.
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