Tassi prestiti alle micro, piccole e medie imprese: è ancora credit crunch
In materia di prestiti alle micro imprese, alle piccole ed alle medie imprese in Italia non si vede ancora luce in fondo al tunnel. A ribadirlo è stata la Confcommercio in accordo con un'analisi a cura di Mariano Bella, il direttore dell'Ufficio Studi dell'Associazione delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi.
Nel dettaglio, le difficoltà di accesso al credito da parte delle micro imprese, delle piccole e delle medie imprese partono dai tassi di interesse che in Italia sono ben più alti rispetto alla media dei Paesi europei. Inoltre, in base alle rilevazioni di fine 2013, sei imprese su dieci in materia di accesso al credito lamentavano un inasprimento dei costi accessori a fronte di una caduta delle erogazioni che, dal mese di giugno del 2011 al mese di settembre del 2014, è stata in Italia pari all'8,3%.
Insomma, nonostante le banche spesso neghino o sminuiscano l'esistenza del cosiddetto credit crunch, le restrizioni nell'accesso al credito per le micro imprese e per le Pmi continuano specie se si considera che, stando sempre agli ultimi che sono dati forniti e divulgati dalla Confcommercio, solo il 29% delle imprese si è visto accolta completamente la richiesta di finanziamento presentata presso l'istituto di credito. La crisi finanziaria ed economica ed il credit crunch creano di conseguenza una barrierà per le micro imprese e per le Pmi che in Italia chiedono credito in banca quando invece, secondo Mariano Bella, 'le banche non devono guardare soltanto ai numeri dei bilanci' in quanto serve 'un salto di qualità imprenditoriale e creditizio'.
Al fine di uscire da questa situazione di persistente stallo, un contributo determinante potrebbe darlo a questo punto la Bce, Banca centrale europea. Questo dopo che il Presidente dell'Istituto centrale europeo Mario Draghi ha annunciato in linea con le attese il lancio del cosiddetto 'Quantitative Easing', ovverosia un piano da oltre 1.000 miliardi di euro per il riacquisto di titoli di Stato dei Paesi dell'Eurozona. Questo al fine di assicurare un aumento della liquidità circolante nel sistema finanziario al ritmo di ben 60 miliardi di euro di titoli acquistati ogni mese. Il Presidente Mario Draghi al riguardo ha reso noto che il 'Quantitative Easing' inizierà nel mese di marzo del 2015 per poi continuare almeno fino al mese di settembre del 2016. Trattasi di un'operazione che è senza precedenti per la Bce e che dovrebbe lasciare nelle casse delle banche più liquidità al fine di concedere più credito alle famiglie ed alle imprese.
Un altro obiettivo del 'Quantitative Easing' è quello di scacciare in Europa lo spettro della deflazione, e non a caso il Presidente Draghi ha confermato come il massiccio piano di acquisto di titoli di Stato sia finalizzato anche a riportare la dinamica dei prezzi nel Vecchio Continente su livelli accettabili spese se si considera che per i prossimi mesi l'inflazione nei Paesi dell'Eurozona è ancora vista non lontana dai valori attuali o addirittura in ulteriore calo.
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