I prestiti alle imprese calano ancora, nonostante i proclami
Nonostante i proclami dispensati con grande generosità dall'Associazione Bancaria Italiana, i prestiti all'economia reale nel nostro paese continuano a calare. Il tutto ad onta della grande enfasi posta sul Quantitative Easing di Mario Draghi, che secondo alcuni osservatori avrebbe dovuto dare nuova linfa alle imprese e alle famiglie, sostenendole in un momento economico ancora così delicato.
I dati di Bankitalia
E' Bankitalia a confermare come in effetti la stretta creditizia continui ad operare nei confronti delle imprese e delle famiglie del nostro paese. In particolare, il report in questione segnala una diminuzione dei finanziamenti del 2% su base annua a febbraio, ancora più ampia dunque rispetto all'1,8% fatto registrare il mese precedente, con un meno 3% nei confronti delle società non finanziarie.

(Sono di nuovo in calo i prestiti alle imprese)
Mentre calano in misura inferiore i prestiti alle famiglie, con un meno 0,4% su base annua, rispetto allo 0,5% fatto segnare a gennaio. In lieve calo il tasso di crescita delle sofferenze, fermo al 15,3% contro il 15,4 del mese precedente.
Ai proclami non seguono i fatti
Dai dati forniti da Bankitalia, risulta quindi chiaro come a dispetto di tanti proclami sulla asserita volontà del settore bancario di sostenere l'economia reale, le strozzature in atto nel credito continuino ad impedire l'erogazione di risorse che pure sarebbero vitali per dare ossigeno a famiglie e imprese messe a rischio dalla crisi. Il credit crunch ancora in atto in Italia sembra peraltro destinato a non calare neanche nei prossimi mesi, nonostante i soldi presi in prestito dalle banche italiane nel corso delle aste di liquidità TLTRO della Banca Centrale Europea. I miliardi di euro presi in quelle occasioni, sono infatti stati usati dagli istituti bancari principalmente per acquistare titoli di stato, contravvenendo in maniera palese ai proponimenti di Francoforte.
La ricostruzione di ABI
L'Associazione Bancaria Italiana, dal suo canto, sembra tentare di accreditare una versione assolutamente diversa di quanto sta accadendo, nella quale le sofferenze delle imprese tricolori sono di fatto addossate alla loro incapacità di sapersi confrontare non solo con le necessità economiche derivanti dalla crisi, ma anche a quella di sapersi relazionare con le novità normative introdotte dalla riforma del lavoro, l'ormai famoso (o famigerato) Jobs Act elaborato dal governo Renzi. Anche se sembra abbastanza difficile comprendere cosa in effetti c'entri il profondo mutamento apportato al mondo del lavoro dalla riforma con le sempre più rilevanti difficoltà delle piccole e medie imprese del nostro Paese ad accedere al credito.
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