Saranno i prestiti agli studenti a causare la prossima bolla negli Usa?
Oltre un trilione di dollari: a tanto ammontava già un anno fa la colossale cifra del debito studentesco americano, sino a rappresentare ormai un vero e proprio spauracchio per le finanze degli Stati Uniti. Una vera e propria bomba nascosta nelle pieghe di un sistema economico che con tutta evidenza non riesce a far tesoro delle lezioni del passato e che potrebbe rappresentare la prossima bolla pronta a travolgere tutto e tutti. In base all'ultimo bollettino della Federal Reserve di New York, l'Household debt and credit report rilasciato lo scorso 13 maggio, nel primo trimestre del 2014 i prestiti d'onore agli studenti sono aumentati di oltre 31 miliardi di dollari, con un incremento complessivo di 125 miliardi rispetto all'anno precedente, per una cifra complessiva che si attesta quindi a quota 1.110 miliardi di dollari.
Ma il dato più preoccupante è il tasso di crescita nell'ultimo decennio, con un clamoroso +361% rispetto ai 241 miliardi che caratterizzavano il 2003. Questo ritmo di incremento non ha praticamente eguali negli altri settori del credito e desta una preoccupazione sempre crescente per l'evoluzione della situazione. Per cercare di impedire cche la situazione sfugga di mano, è stata appena approvata la possibilità di rifinanziare i vecchi debiti a tassi agevolati, ma l'amministrazione Obama ha messo allo studio un modo per condonare almeno parte di questi debiti andandoli a scaricare sui contribuenti.

(I prestiti studenteschi degli Stati Uniti potrebbero provocare una nuova crisi)
Andrebbe peraltro specificato come i prestiti non vengano utilizzati solo per il pagamento delle rette universitarie ma con il passare del tempo si siano trasformati in un modo creativo di finanziare anche le spese vive degli stessi studenti. E' stato in particolare il Wall Street Journal, a segnalare la presenza di casi di persone che trovandosi senza lavoro e con rilevanti debiti, abbiano deciso di intraprendere un percorso di studio del tutto fittizio, con il preciso scopo di poter accedere ai prestiti e fare quindi fronte alla situazione.
Va peraltro ricordato come anche negli Stati Uniti le statistiche sbandierate dall'amministrazione siano spesso frutto di puro maquillage.
Se infatti la disoccupazione risulta in calo di qualche decimale, è soltanto perché aumenta sempre di più il numero delle persone sfiduciate che neanche cercano più il lavoro. Basta del resto fare il confronto tra i dati relativi a coloro che trovano lavoro rispetto a coloro che invece risultano semplicemente espulsi dal sistema produttivo, per rendersi conto si come il mercato del lavoro sia praticamente al collasso. Un quadro nel quale spiccano gli oltre 90 milioni di cittadini americani che non sono compresi nella forza lavoro, a fronte di "appena" meno di dieci milioni di disoccupati. Basti pensare al riguardo che nel 2000 i senza lavoro erano 5,48 milioni e coloro che non rientravano nelle statistiche relative al lavoro sotto i 75 milioni.
Una situazione che non solo rende del tutto aleatoria a molti di coloro che terminano il percorso di studi la ricerca di una occupazione adeguata alla preparazione conseguita, ma di converso spinge ad alzare l'asticella verso l'alto proprio per avere un lavoro in grado di permettere il ripianamento del debito contratto. Le cifre in gioco, peraltro, sono abbastanza rilevanti, con una media per ogni studente di circa 20mila dollari. Il problema grosso, è che non c'è lavoro per tutti e che di conseguenza molti di questi studenti non potranno restituire i soldi ricevuti. Un discorso che sembra ricordare molto da vicino quanto successo negli anni precedenti lo scoppio della bolla dei mutui subprime, quando fu concessa una grande mole di finanziamenti a utenti che non erano in grado di ripianare il debito contratto. Al proposito, le statistiche della Fed sono impietose, segnalando che la percentuale di prestiti non ripagati oltre i novanta giorni è ormai attestato all'11%., mentre la metà dei debiti studenteschi contratti è stata congelata. Condizioni che fanno tremare il mondo finanziario e contribuiscono a riportare alla memoria lo scoppio dell bolla dei mutui subprime che ha precipitato l'economia mondiale in una vera glaciazione.
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