Aumentano i prestiti alle imprese femminili
Per le donne guidare una impresa in Italia non è facilissimo, come è del resto noto ormai da lungo tempo. Proprio per cercare di agevolarle in tal senso, sta ora per arrivare una vera e propria boccata di ossigeno, con una serie di istituti bancari i quali si dichiarano disposti a finanziare la voglia di imprenditorialità femminile, con prestiti finalizzati all'avvio, alla crescita e al rilancio di attività in temporanea difficoltà a causa della perdurante crisi.
Il protocollo di intesa dell'Associazione Bancaria Italiana stilato in tal senso, infatti, si è arricchito nel corso degli ultimi mesi con l'adesione di una serie di istituti bancari e creditizi che hanno aderito al progetto di accesso al credito rivolto alle imprese femminili e siglato nel corso del passato mese di giugno con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dello Sviluppo Economico e le associazioni imprenditoriali.
Sono già tre le linee di finanziamenti attive nel quadro dell'iniziativa: "Investiamo nelle donne", "Donne in start-up" e "Donne in ripresa". La prima è rivolta in particolare alla finalizzazione di nuovi investimenti, materiali o immateriali, tesi allo lo sviluppo dell'attività di impresa o della libera professione. La seconda è invece finalizzata a favorire la costituzione di nuove imprese a prevalente partecipazione femminile a all'avvio di donne alla libera professione. La terza, infine, ha come scopo quello di favorire la ripresa delle piccole e medie imprese e delle lavoratrici autonome che, sotto l'imperversare della crisi si trovano in una fase momentanea di difficoltà.

(Aumentano i prestiti riservati alle donne in Italia)
Il numero delle banche che hanno aderito all'iniziativa dell'Abi è attualmente arrivato a sedici, con la formazione di una proposta abbastanza articolata di prestiti dedicati all'imprenditoria femminile. Alla lista dovrebbe anche aggiungersi ben presto il Gruppo Ubi Banca, la cui adesione attende solo l'ufficializzazione e che dovrebbe apportare altri trecento milioni al plafond complessivo.
Ad aprire la lista delle adesioni è stata La Cassa di Risparmio di San Miniato, che ha stanziato cinque milioni di euro sin dal mese di luglio. Gli istituti maggiormente impegnati nell'iniziativa sono però il Banco Popolare, con cento milioni di euro, il Gruppo Banca Popolare di Milano, che ne ha stanziati trecento, e il gruppo Intesa Sanpaolo, che ha portato il suo sforzo a ben seicento milioni.
Un mix di giganti del sistema bancario e istituti di più ridotte dimensioni, ma strettamente legati al territorio, come Banca di Piacenza, Banca di Cesena, Cassa di Risparmio di Cesena, Banca Malatestiana, Banca Popolare FriulAdria, Banca di Credito Popolare, Cassa di Risparmio della Spezia, Bcc delle Prealpi e Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza. Una iniziativa quindi che cerca di alimentare la voglia di fare impresa da parte delle donne, in un momento in cui il contrarsi dei posti di lavoro sta spingendo molte di esse fuori dal circuito lavorativo e quindi da salutare con grande favore.
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