Secondo Fitch è difficile che il QE faccia ripartire presto i prestiti bancari
Si parla molto del Quantitative Easing della Banca Centrale Europea, il famoso bazooka che Mario Monti dovrebbe usare per cercare di dare respiro all'economia continentale, allontanando il pericolo di deflazione che aleggia sull'Eurozona e dando sollievo all'economia reale, messa in crisi dalle politiche creditizie portate avanti in questi anni. Tra coloro che hanno già dato il loro giudizio sulla politica adottata dall'Istituto di Francoforte, va registrato anche il governatore della Banca d'Inghilterra, il canadese Mark Carney, secondo il quale la politica adottata è la più indicata per spazzare via le nubi che si stanno addensando all'orizzonte europeo.
Un avallo autorevole, se si considera il tradizionale euroscetticismo del Regno Unito, che però non sembra essere condiviso da alcuni analisti, secondo i quali il QE difficilmente potrà avere lo stesso impulso avuto dalle misure messe in campo dalla Federal Reserve negli Stati Uniti, ovvero l'obiettivo ambizioso indicato da Mario Draghi a giustificazione della direzione intrapresa. Tra coloro che si dimostrano scettici sulle possibili ricadute positive per l'economia reale della zona Euro del Quantitative Easing, c'è anche l'agenzia di rating Fitch, secondo la quale il programma annunciato dalla Banca Centrale Europea, che si esplicherà con l'iniezione di 60 miliardi al mese nei forzieri delle banche europee, assai difficilmente potrà aumentare in maniera significativa i guadagni degli istituti finanziari spingendoli di conseguenza a riaprire i rubinetti del credito.

(Secondo Fitch, il Quantitative Easing di Mario Draghi non avrà grandi ricadute)
La valutazione di Fitch è arrivato con un comunicato nel quale l'agenzia sottolinea come il QE riduca comunque il rischio al ribasso di una deflazione prolungata. Allo stesso tempo, però, l'impatto positivo sul sistema bancario potrebbe rivelarsi temporaneo ove i loro bilanci non venissero liberati per concedere nuovi prestiti o se ad esso non si accompagneranno le riforme strutturali reputate necessarie al fine di creare una crescita economica reale e sostenibile.
A sostanziare il pronostico degli analisti di Fitch è in particolare la situazione economica, con una ripresa a macchia di leopardo e sostanzialmente fragile, che non dovrebbe consentire alla domanda di credito di decollare. Anche perché sembra che la tendenza delle banche si stia indirizzando verso criteri restrittivi nella concessione dei finanziamenti, a differenza di quanto richiesto anche di recente da Francoforte, che in un suo studio aveva indicato proprio nell'allargamento dei criteri la base per un credito di qualità.
Ancora Fitch ricorda peraltro come già gli istituti bancari del Nord Europa siano già inondati di liquidità, mentre i rendimenti obbligazionari sono a livelli talmente bassi che abbassarli ulteriormente potrebbe soltanto distorcere ancora di piu' il pricing del debito. Una delle conclusioni del rapporto dell'agenzia, può però suonare a conforto anche del nostro paese, in quanto Fitch pronostica come ad avvantaggiarsi del QE potrebbero essere proprio le banche dei paesi meridionali, ovvero Italia e Grecia.
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