La nuova direttiva UE sul credito

L'Unione Europea ha emesso una nuova direttiva sul credito a tutela dei consumatori e delle imprese. I dettagli delle direttive.

L'Unione Europea ritiene il credito uno degli ambiti in cui il cittadino necessita di maggior tutela da parte delle istituzioni. Per questo motivo, oltre all'apposita sezione presente sul sito internet della Commissione Europea dedicata alla tutela della salute e del consumo (chi legge l'inglese può trovarla a questa pagina), ha emesso una direttiva il cui obiettivo è la maggior tutela del consumatore, da realizzarsi attraverso alcuni punti fondamentali. Vediamoli.

La tutela del cittadino

Innanzitutto la UE ha auspicato la creazione di un mercato unificato dei crediti soggetti ad ipoteca, soprattutto per quanto riguarda i prestiti ed i mutui. L'obiettivo del provvedimento è quello di costituire un mercato unificato, che sia quindi in grado di offrire condizioni che rispondono agli stessi requisiti per tutti i cittadini dell'Unione con una tutela maggiore e condizioni applicati più simili tra gli stati, diversamente da quanto avviene invece in questo momento.

A muovere l'Unione in questa direzione di maggior tutela del credito è stato l'aumentato timore che un numero crescente di pignoramenti possa accelerare il rischio di default degli stati stessi e che scongiurarlo significhi promuovere attivamente la stabilità finanziaria degli interessati e di conseguenza, di tutta l'Unione Europea.

La stessa direttiva ha preso in considerazione anche nuove prescrizioni per quanto riguarda le pubblicità ed il marketing degli stessi prodotti finanziari e alcune clausole ai contratti, tacciate oggi di illegittimità. La direttiva prende per ora in considerazione solo i crediti inferiori ai 75.000 euro e le norme a cui dovrebbero attenersi tutti i professionisti del credito, inclusi gli intermediatori e gli enti non creditizi.

La nuova direttiva sul credito dovrà essere applicata dagli stati membri della UE, ma non sono ancora state rese note le modalità di attuazione previste per il nostro paese.

La tutela delle imprese

Quella relativa al credito verso il cittadino è solo una parte dell'intervento europeo, che per quanto riguarda i crediti, coinvolge anche le imprese della UE. In conseguenza alla dipendenza, ritenuta eccessiva, delle imprese di piccole e medie dimensioni dal settore del credito, l'Unione ha deciso di presentare un nuovo regolamento denominato "Risk Finance". Oltre alle imprese già esistenti questa normativa riguarda anche le imprese in fase di start-up, che spesso si trovano costrette a rinunciare alla messa in opera di idee anche innovative a causa della mancata concessione di crediti da parte degli istituti bancari. La mancata erogazione del credito coinvolge direttamente le start-up, ma anche le persone che, spesso giovani e disoccupate, vedono nella creazione di una nuova azienda la possibilità per trovare un lavoro e risolvere quindi i propri eventuali problemi economico. Inoltre, considerando il settore bancario come l'unica possibile fonte di concessione di linee di credito, in caso di crisi delle banche o di semplice riduzione del credito, anche il settore produttivo ne risente, talvolta con condizioni irreparabili.

Per questo motivo l'Unione Europea ha stabilito la possibilità di finanziamento diretto delle imprese da parte dello Stato, riducendo così le prescrizioni che regolano i cosiddetti "aiuti di stato", che ad oggi impediscono in sostanza l'intervento diretto degli stati per salvaguardare le imprese nazionali. Questa norma crea una sorte di deroga alle severe norme che regolano l'intervento pubblico nelle imprese private, e gli stati avranno quindi la  possibilità di intervenire a favore di piccole e medie imprese e di aziende di nuova costituzione, per importi non superiori ai 15 milioni di euro per ogni singolo intervento.

Questo provvedimento europeo dovrebbe diffondere nelle imprese la mentalità di ricercare i finanziamenti non solo nel classico sistema creditizio, ma anche nei canali alternativi, utilizzando anche forme di rimborso diverse, come quelle proporzionali alle entità del flusso di cassa generato.

Come detto, il regolamento "Risk Finance" non ha come obiettivo quello di creare nuove aziende di stato e per questo motivo favorisce la partecipazione dei privati alle imprese che ottengono gli aiuti statali. La Commissione Europea ha di conseguenza stabilito che le quote detenute dai privati debbano essere comprese tra il 10 ed il 60%, con una partecipazione attiva da parte degli stessi privati. Questa norma vale sia per le imprese già esistenti sia per le start-up, per le quali almeno un decimo del capitale dovrà provenire dai privati.

Per favorire l'individuazione dei capitali privati, la direttiva sul credito alle imprese prevede che possano essere creati dei portali per la collocazione delle azioni e per il reperimento dei fondi necessari allo sviluppo dell'impresa (è il cosiddetto equity crowdfounding, già previsto per il nostro paese nei decreti emanati dal governo presieduto dall'ora senatore Mario Monti) e che siano previsti incentivi fiscali per chi decide di acquistare quote delle società stesse.

L'incentivazione fiscale vuole quindi essere da una parte il motore per far partire le nuove imprese, dall'altro un modo per le aziende o i privati che partecipano ad altre imprese per ridurre sensibilmente quanto dovuto al Fisco, con l'instaurazione di un "circolo virtuoso" dalle notevoli capacità per la ripresa economica dei singoli stati.

Il regolamento entrerà in vigore dal primo luglio 2014 e gli stati dell'Unione avranno tempo fino al termine dell'anno per emanare norme che recepiscano quanto indicato dalla UE.

Miriam Perani
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