Il successo del social lending
I prestiti che non passano dalla banca. Nel 2014, anno di crisi e ancora di credit crunch, a spiccare il volo è stato il prestito sociale o social lending, peer-to-peer lending in inglese, tradotto: prestiti tra privati.
L'anno del social lending
Nel prestito fra privati, i finanziatori e i richiedenti saltano l'intermediazione di banche e finanziarie, decidendo in maniera libera a chi prestare denaro e per quale fine, o a quale tasso. L'incontro tra i prestatori e chi chiede prestiti avviene in modo diretto su Internet, i tassi di interesse sono convenienti, del 6-7% più bassi rispetto ai canali tradizionali, i costi inferiori e le pratiche più semplici, mentre gli interessi per chi presta denaro sono più alti ed i tempi di erogazione del prestito sono molto bassi.
Il credito 2.0
In Italia le community del credito al consumo sono un fenomeno recente e ormai conosciuto dapprima grazie a Zopa (www.zopa.it) e Boober (www.boober.it, dove però l'erogazione di prestiti è sospesa a tempo indeterminato), oggi tramite le piattaforme online Smartika e Prestiamoci, ma il sistema dei prestiti peer to peer è diffuso in tutto il mondo.
Smartika, attiva da pochi mesi, ha già erogato quasi un milione e mezzo di prestiti. A luglio 2014 sono stati erogati dalla piattaforma ben 2556 prestiti personali per un importo totale pari a 14.279.750 di euro. Cifre considerevoli che affermano il successo del social lending.
Infatti questo tipo di prestito è solitamente un servizio erogato da una società online, che predispone strumenti di sicurezza per evitare casi di morosità. Ad ogni utente che richiede un prestito viene assegnato un rating, cioè un livello di affidabilità, simile a quello assegnato dalle banche. Più il livello è basso e più i tassi di interesse dovrebbero, in teoria, essere alti per compensare il rischio assunto dai prestatori. Comunque, in caso di morosità, la società intermediaria attiva velocemente un programma di recupero crediti.
Il sistema è certificato e autorizzato da Banca d'Italia e rappresenta un'alternativa alle soluzioni tradizionalmente proposte da banche e finanziarie I prestiti on line e peer-to-peer e sono richiesti soprattutto da chi, a causa della difficoltà di accesso al credito, non riesce ad ottenere prestiti bancari.
Qual è invece il profilo dei prestatori che investono nel credito 2.0? Si tratta prevalentemente di uomini, nella fascia di età che va dai 35 ai 55 anni, operanti nel mondo della finanza, esperti nell'uso delle nuove tecnologie e dei social network.
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(E' boom del social lending, il prestito fra privati on line)
Tassi e rendimenti
Lo scostamento tra il tasso di interesse nominale (Tan) e il tasso annuo effettivo globale (Taeg) che comprende il Tan e tutte le spese, è di circa l'1%. E in questa differenza è il guadagno della piattaforma, sulla quale è possibile seguire in tempo reale le varie fasi delle transazioni e l'andamento dei tassi di interesse. "Prestiamoci" prevede sette profili di rischio (A,B,C,D,E,F e G): si parte da Taeg del 6,56% per prestiti a 12 mesi o del 6,36% per prestiti a 48 mesi, fino ad arrivare a sfiorare il 15% se il rischio di insolvibilità aumenta. Nel caso di "Prestiamoci" il rendimento atteso dichiarato va dal 5,7 all'8,46 per cento.
A "Smartika"i profili di rischio sono 5 e il guadagno medio, dichiarato da Smartika, è del 6,5% lordo. Si tratta di rendimenti più alti del guadagno ottenuto lasciando i soldi sul conto corrente o acquistando titoli di Stato. I portali del social lending consentono di verificare il costo del prestito o il suo rendimento attraverso appositi simulatori.
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