Banche: investire sui BTP è più conveniente che concedere finanziamenti
Se la situazione attuale delle famiglie italiane è piuttosto precaria, al punto che molti di noi fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e sono costretti a ricorrere ai prestiti per sostenere le spese di tutti i giorni, pare che anche le banche stiano iniziando ad accusare le prime difficoltà, soprattutto in materia di liquidità. Ne abbiamo avuto un esempio qualche mese fa in occasione dello scandalo della Monte Paschi di Siena, ma anche qualche settimana fa a seguito della notifica del crac di Banca Marche.
Secondo alcune recente indagini, pare che le banche di piccole dimensioni trovino più conveniente acquistare titoli di Stato snobbando in questo modo i finanziamenti. Come mai questa preferenza? Il calcolo è presto fatto: il guadagno degli istituti bancari sulla concessione del credito al netto delle rettifiche ammonta a circa il 2%, mentre quelli che derivano dall'acquisto dei titoli di stato permettono un incasso superiore al 2,5%.
A fornire questi dati è stata la stessa Banca d'Italia che di recente ha pubblicato i dati di un report che ha coinvolto tutte le banche presenti nel nostro Paese, sia quelle di piccole dimensioni, che quelle di grandi entità. Dall'analisi dei risultati si può evincere una situazione piuttosto curiosa che mostra come gli istituti di credito piccoli abbiamo la tendenza ad acquistare i titoli di stato, preferendoli di gran lunga alla concessione del credito ai cittadini. D'altro canto, i cinque più grandi gruppi bancari italiani hanno provveduto a settembre ad effettuare dei disinvestimenti netti di questa particolare tipologia di obbligazioni che hanno permesso di immettere nel mercato azionario una quantità di titoli tra luglio e settembre pari a 10 miliardi netti.
Dai dati riportati all'interno del Rapporto sulla stabilità finanziaria si legge che "A fine giugno le banche italiane avevano in portafoglio titoli di Stato per 396 miliardi (321 miliardi sei mesi prima) e a fine settembre via Nazionale stima uno stock di circa 10 miliardi". Tuttavia, è possibile vedere che il fatto che le banche piccole continuano ad acquistare titoli di Stato, permette di aumentare la vita media residua del portafoglio delle obbligazioni in modo che questi stessi aumentano dai 3 ai 3,2 anni a differenza di quello che accade all'interno del sistema bancario globale del nostro Paese che è diminuita passando dai 5,8 ai 4,3 anni.
Che cosa comporta questo comportamento? Come incidono tali scelte finanziarie sulla nostra vita? Sebbene si tratti di argomenti che sembrino esulare dalle nostre attività di tutti i giorni, in realtà questo cambiamento di tendenza è molto più vicino a noi di quanto si possa immaginare. Questo cambiamento di tendenza, infatti, dimostra che nel nostro Paese si sta verificando un miglioramento di quello che è il quadro macroeconomico, il che significa che la ripresa economica dovrebbe essere dietro l'angolo.
E ad annunciarlo è proprio il Rapporto sulla stabilità finanziaria di Bankitalia che ha messo in luce come siano affiorati nelle ultime settimane dei segnali che ci fanno sperare al meglio per il nostro futuro e si tratta in particolare del momentaneo stop al calo della produzione e una leggera ripresa del mercato immobiliare, così come il "miglioramento dei conti con l'estero".
Ma non solo: il Rapporto della stabilità finanziaria pubblicato dalla Banca d'Italia ha spiegato come un possibile miglioramento della situazione economica del nostro Paese possa prostrarsi nel tempo a causa delle banche; le modalità sempre più restrittive di concessione dei finanziamenti, infatti, rende sempre più arduo l'ottenimento di un prestito ma non dobbiamo dimenticare che questo va a compensare con una domanda delle imprese che è sempre più debole.
E sono proprio le aziende quelle ad essere più tartassate da questa crisi economica: a causa di una situazione di recessione da cui non sembra esserci fine, sono sempre più le famiglie italiane che decidono di risparmiare e non spendere. Questo porta inevitabilmente ad una diminuzione della domanda e ad un relativo calo della produzione. Il risultato finale non può che essere uno stop della redditività. Il Rapporto aggiunge poi "l'elevata incertezza circa i tempi e l'intensità della ripresa economica e le difficili condizioni di accesso al credito (specie per le Pmi) rimangono fattori di rischio".
Il Rapporto sulla stabilità finanziaria, tuttavia, ci fornisce anche qualche notizia positiva, come la ripresa da parte degli investitori esteri all'interno dei confini italiani. Dopo un momentaneo stop verificatosi ad agosto, si è registrata una ripresa; nell'arco di pochissimo tempo ecco che i titoli acquistati dagli stranieri dovrebbero riprendersi e tornare ad una quota superiore ai 570 miliardi di euro, gli stessi presenti nei primi mesi del 2012.
Le famiglie italiane, tuttavia, sembrano destreggiarsi bene: sebbene dall'inizio dell'anno in corso sia stata registrata una diminuzione della ricchezza lorda pari all'1%: questo significa che se anche il nostro portafoglio tende a piangere un po', siamo riusciti a chiudere prestiti o finanziamenti in atto. I conti deposito bancari o erogati dalle Poste sono incrementati sfiorando la cifra dei 6 miliardi di euro, mentre le obbligazioni sono calate toccando la soglia dei 28 miliardi. Rimane tuttavia bassa la percentuale delle famiglie italiane considerate vulnerabile (ossia quelle che vivono con un reddito più basso rispetto alla media e dei debiti che ammontano ad una cifra pari al 30% del reddito).
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