La Grecia rischia il blocco dei conti correnti?

Secondo gli analisti di Goldman Sachs, la Grecia rischierebbe una crisi simile a quella vissuta da Cipro nel 2013, con il blocco dei conti correnti il quale potrebbe essere la naturale conseguenza del mancato afflusso di risorse dalla Banca Centrale Europea alle banche elleniche.

Atene si prepara per le elezioni che avranno luogo la prossima settimana e le quali potrebbero avere conseguenze di larga portata su tutta la zona euro. L'evenienza che Syriza, il partito guidato da Alexis Tsipras possa vincere la tornata elettorale e raggiungere il governo del paese con un programma che punta chiaramente a sovvertire gli attuali equilibri e mandare in soffitta le politiche di austerity che hanno letteralmente soffocato il continente in questi ultimi anni è vista apertamente come una iattura da molti, a partire da Angela Merkel.
Nel frattempo, però, si fanno sempre più forti i rumors che vorrebbero la Grecia protagonista di una crisi analoga a quella vissuta da Cipro nel 2013, con la chiusura degli sportelli bancari seguita all'interruzione dei flussi di danaro liquido dalla Banca Centrale Europea in modo da impedire ai correntisti di ritirare i propri risparmi. Avvisaglie di una crisi simile a quella di due anni fa sono del resto già state registrate in Grecia, se solo si pensa alle notizie relative al mancato pagamento delle tasse da parte di un consistente numero di cittadini. Anche Goldman Sachs, nel suo ultimo studio sulla situazione greca, ha affermato che il pericolo di una crisi di questo genere non sia assolutamente da escludere.

La Grecia va verso il blocco dei conti correnti?

(La Grecia va verso il blocco dei conti correnti?)

Va infatti ricordato che nel corso del 2015, il governo di Atene, di qualsiasi colore, avrà infatti bisogno infatti di un extra gettito compreso tra i 6 e i 15 miliardi di euro. Ove la Bce decidesse all'improvviso di interrompere i finanziamenti alle banche locali, la situazione precipiterebbe con estrema rapidità, riportando d'attualità le scene vissute nel 2013 a Cipro. Per evitare tutto ciò, il governo greco dovrà mettere a punto un nuovo piano di tagli a stipendi, pensioni e indennità e ideare una nuova stretta su pensioni, salute e welfare. Tutte cose che contrastano con il programma di Tsipras, che non a caso parla di una ridefinizione del debito indicando i favori elargiti per ben due volte alla Germania sconfitta in guerra, ovvero il condono di un debito che avrebbe impedito la ricostruzione del paese. Un argomento che rischia di diventare popolarissimo soprattutto nell'Europa mediterranea, ove oltre ai greci, anche gli italiani, gli spagnoli e i portoghesi sono costretti a pagare dazio alla folle austerity imposta dalla Merkel e dai suoi alleati del Nord, alcuni dei quali, peraltro, entrati ora in recessione.
Di cancellazione del debito, del resto, parla anche Susan Sandler, ex direttore del dipartimento UE del Fondo Monetario Internazionale. Una cancellazione che porterebbe anche alla fine di un programma di assistenza che non ha alcun senso e il quale sta facendo più danni di quelli che provocherebbe una ridefinizione del debito greco nel senso indicato dal programma elettorale di Syriza. Anche perché gli aiuti sono andati a pesare ancora una volta sui contribuenti europei e non sulle banche, le quali invece parteciperanno come al solito alla riscossione di quanto dovuto da Atene. Ora, perciò, non resta che da attendere il risultato della prossima settimana, che potrebbe portare una situazione del tutto nuova in Europa.  

Dott. Dario Marchetti
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