Sarà il mobile banking a risolvere il problema della povertà? Se lo chiede la Gates Foundation

Secondo la Gates Foundation, potrebbe essere il Mobile Banking a fornire un valido ausilio nella lotta contro la povertà, permettendo al segmento più indigente della popolazione mondiale di avere a disposizione servizi in grado di consentire un migliore sfruttamento dei propri beni.

Sarà il Mobile Payment ad aiutare i più poveri ad uscire dalla povertà? Una domanda intrigante, quella che si sono posti Bill e Melinda Gates, i fondatori della fondazione che porta il loro nome nella lettera annuale pubblicata all'inizio dell'anno dalla fondazione. Una lettera che elencava le grandi scommesse per il futuro, lista nella quale rientra la possibilità di aiutare i consumatori dei paesi più poveri a migliorare la propria condizione di vita grazie alle nuove tecnologie che permettono pagamenti digitali.


Mobile Payment contro povertà?


La ratio dietro la quale si muove il ragionamento fatto dal fondatore di Microsoft e dalla moglie, sostiene che oltre a non avere spesso risorse sufficienti al fine di fronteggiare l'indigenza, il segmento più povero della popolazione mondiale è gravato anche dalla pratica impossibilità di accedere a banche e servizi in grado di permettere lo sfruttamento più adeguato dei pochi beni disponibili.

Secondo la Gates Foundation il Mobile banking può aiutare contro la povertà

(Secondo la Gates Foundation il Mobile Banking può aiutare contro la povertà)


Una questione di sicurezza


A rendere concreto il ragionamento è una circostanza ben precisa: i risparmi custoditi nella propria abitazoine sono molto più vulnerabili e insicuri rispetto a quelli custoditi con l'ausilio dei mezzi digitali, i quali rimangono accessibili solo al vero proprietario. La sola disponibilità di moneta spinge ad investire esclusivamente in asset fisici, i quali sono molto più difficili da liquidare. Una limitazione che non riguarda al contrario la valuta digitale, la quale consente invece di investire soldi in varie altre forme e in quantità spesso minime.
Le transazioni fisiche, implicando lo scambio di soldi di mano in mano possono in effetti rivelarsi insicure e costose in termini di tempo, a differenza dei pagamento tramite cellulare, che sono istantanee e abbastanza sicure. Anche i trasferimenti di soldi su lunghe distanze, affidati a corrieri e a chi si sposta fisicamente, possono rivelarsi molto meno sicuri e veloci rispetto allo scambio di denaro tramite il proprio cellulare.

Lo studio di Cignifi


In base ad uno studio elaborato da Cignifi, a fronte di 2.5 miliardi di persone di ogni angolo del mondo che non hanno accesso alle banche tradizionali, si para circa un miliardo che gode invece del possesso di un telefono cellulare. Proprio questo dato potrebbe rivelarsi la chiave di volta per cercare di contrastare la povertà con il massimo sviluppo delle tecnologie digitali e con la loro estensione.

I casi di Mpesa e bKash


MPesa e bKash: sono questi i casi eclatanti di come il Mobile Payment possa effettivamente diventare un ottimo strumento nella lotta alla povertà. MPesa è un servizio di trasferimento di soldi tra utenti tramite il cellulare, nato in Kenya nel 2007 sfruttando la rete mobile di Safaricom. Basta inviare un sms e il gioco è fatto, con il proprio codice di autenticazione e il numero dell'indirizzo del destinatario in funzione di uniche due informazioni di cui occorre disporre per portare a buon fine la transazione. Addirittura l'83% della popolazione kenyota lo usa, con un fortissimo impatto sul tessuto sociale. 
In Pakistan è invece bKash a svolgere questa funzione, anche in questo caso con grande successo. A meno di quattro anni dal lancio, il servizio sovrintende al momento attuale a circa 2 milioni di transazioni ogni giorno, per un valore corrispondente di circa 1 miliardo di dollari al mese.

Dott. Dario Marchetti
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