Sempre più bancari preferiscono trasmigrare la propria professione nel private banking

In Italia è in atto una rivoluzione che coinvolge il settore del risparmio: sempre più bancari o addetti preferiscono trasmigrare la loro professione convogliandola nella figura emergente del promotore finanziario relativamente al private banking.

I bancari preferiscono convertire la loro professione in quella di promotore finanziario o meglio detto private banker.

Queste sono le conclusioni di Magstat, il centro studi bolognese la cui occupazione annuale consiste nel redigere una survey del settore. Secondo Magstat, a partire dalla fine del 2012 fattori come

  • la chiusura degli sportelli bancari
  • il taglio di benefit, premi e incentivi aziendali

Hanno incentivato l'espansione del nuovo mestire del private banker indipendente fra direttori e addetti ai titoli, professione che vede alla sua base la gestione senza prestito del portafogli quindi esente da esposizioni di rischio, per una crescita conseguentemente esente da investimento, adottata sempre di più da istituti di credito come Bnl, Banca popolare di Vicenza, Banca Mediolanum, con una trasmigrazione di figure professionali che, dato il clima di crisi sfavorevole e perpetuo, piuttosto che sopportare improponibili trasferimenti o addirittura licenziamenti, hanno deciso di migrare verso il private banking.

Alcuni esempi

La banche Ubi e Ubs hanno di recente incorporato il private banking con il corporate e l'investment, Deuscthe Bank e Credit Suisse l'hanno invece fuso con l'asset management mentre Barclays e SocGen hanno chiuso le divisioni private nelle aree meno remunerative per focalizzarsi su altri mercati.

Crisi e tagli ha messo in moto un ripensamento in merito ai modelli di business esistenti.

Persiste invece un processo di concentrazione in atto, favorito dalla crisi economica internazionale. Esempi ne sono forniti da Schroders, che ha rilevato la rivale Cazenove mentre Union Bancarire Privéé si è aggiudicata il private banking di Lloyds Banking Group.

Nel quadro di  questo scenario, a fine 2012 Il private banking italiano ha evidenziato una crescita di 562,7 miliardi di euro.

Anche le assicurazioni verso il private banking

Certamente l'accelerazione dei processi e le quote di crescita sono comprensive dello spostamento bancario dei portafogli dei banker ma il dato di fatto relativo all'impennata di questa nuova tendenza è certamente fornito dalla prova e dal fatto che Allianz, la nota compagnia di assicurazioni, sia in atto di presentare a breve una nuova struttura di private banking, che certamente non mancherà di coinvolgere anche le Generali.

Gli effetti della crisi nel settore bancario

La crisi nel settore bancario italiano è stata molto forte soprattutto nelle Regioni del Centro come Toscana, Umbria e Marche, che come caso esemplare, eclatante e di cui tutti abbiamo preso atto, riporta quello del Monte dei Paschi di Siena, che ha da poco annunciato la chiusura di molte filiali.

La crisi bancaria ha stravolto molti assetti e chi può si rifugia nel private banking, portando con se il cliente. In banche assenti di strutture di private banking, è la figura dirigenziale o quella del gestore di titoli a curare l'affluent retail e se questa figura si sposta, sulla base del rapporto di fiducia in essere si sposta anche il cliente. Questo succede ad esempio in Fineco, che mette a disposizione del cliente tutti gli asset e titoli possibili.

I private banker avranno sempre lavoro, sia se sotto pressione da banche che devono incrementare il capitale e non potranno che rivolgersi a loro, sia trasmigrando in fuga da esse.

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Dott.ssa Elisabetta Berra
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