Prestiti: cosa accade se la banca fallisce?

Cosa accade a un prestito o al mutuo se la nostra banca o la società finanziaria fallisce?

Questa situazione di crisi economica può creare delle difficoltà a noi cittadini e alle imprese, ma non solo. Anche le banche potrebbero trovarsi in estrema difficoltà, basti pensare all'ultimo scandalo derivati che ha colpito la Monte Paschi di Siena all'inizio del 2013 o ai problemi finanziari delle ultime settimane che hanno coinvolto la Banca Marche. E' così che può ipotizzarsi anche l'idea di un fallimento da parte dell'istituto di credito.

Secondo alcuni dati emessi da Bankitalia, in data 7 novembre 2013 le procure di amministrazione straordinaria ammontavano a 13, di cui nove sono partite durante l'anno in corso. Delle deleghe segnalate, inoltre, ben dodici riguardavano degli istituti di credito, mentre una era di una società finanziaria. Questa situazione viene disposta solo dopo l'emissione di un decreto da parte del Ministero dell'Economia, a seguito della proposta segnalata dalla Banca d'Italia. Non stiamo ancora parlando di tracollo, ma l'intenzione è quella di fare davvero di tutto per evitare che ciò accada. Nella peggiore delle ipotesi, tuttavia, si potrebbe procedere con la dichiarazione di fallimento. Non dimentichiamo che si tratterebbe di una situazione limite e, se dovesse effettivamente mettersi in pratica, cosa cambierebbe a noi comuni cittadini? Che accadrebbe ai nostri mutui? E che fine farebbero i nostri conti correnti?

Ma procediamo con ordine.

Innanzitutto la prima cosa da fare è quella di non farsi prendere dal panico: sebbene il fallimento di una banca non sia una condizione ottimale nè per l'istituto di credito nè per i suoi clienti, esiste comunque un organo che tutela i correntisti e che è rappresentato dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che tutela ogni cliente in base alla quantità di denaro presente all'interno del proprio conto corrente, fino ad un massimo di 103.291,00 euro. A garanzia di tale tutela esiste infatti il D.L. del 4 Dicembre 1996 n° 659.

Partiamo poi da un ulteriore presupposto: difficilmente accade che una banca dichiara il fallimento e chiuda i battenti dalla sera alla mattina: è molto più probabile che, nel caso in cui un istituto di credito stia attraversando una fase di ristrettezze finanziarie, venga assorbita da una banca più grande e con delle disponibilità economiche superiori che permettono di coprire tutti i debiti. In alternativa, si vedrebbe un'acquisizione da parte dello stesso Stato, che si occuperà di avviare un processo di nazionalizzazione definitiva o temporanea. Ma in entrambi i casi, l'acquirente verrebbe incaricato di assolvere tutti gli obblighi nei confronti dei clienti della banca.

Nell'eventualità in cui siate correntisti, vi verrà comunicato solamente l'eventuale cambiamento del nome mentre tutto il resto rimarrà uguale. Le garanzie a chi è proprietario di un conto corrente, infatti, permettono di tutelare i capitali di sua proprietà, che nel caso di fallimento della banca, gli verranno restituiti fino ad un massimo di 103.291,00 euro, grazie al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Se il conto risulta cointestato, poi, la somma garantita è di 103.291,00 euro per ogni soggetto cointestatario. Se, tuttavia, la somma depositata dovesse risultare di importo maggiore rispetto alla cifra qui riportata, è possibile incorrere in una perdita del denaro eccedente senza alcuna possibilità di riscatto. Il rimborso dei capitali verrà effettuato entro un lasco di tempo previsto per 20 giorni lavorativi del momento in cui si verifica la liquidazione coatta dei beni da parte della banca fallimentare. Questa regola, ovviamente, vale per gli istituti di credito nazionali: se foste clienti di una banca estera, è consigliabile informarsi sulle eventuali garanzie che vengono offerte nel caso di fallimento della stessa.

Nel caso in cui abbiate aperto un mutuo, potete dormire sonni tranquilli: nel caso di fallimento della banca che vi ha concesso il prestito non rischierete di perdere i capitali che vi sono stati concessi a patto che, nel contratto che avete sottoscritto, non vi sia presente una clausola che preveda la restituzione dei soldi da parte del cliente nei confronti della banca in difficoltà. Chi spera nel fallimento per smettere di pagare il mutuo, tuttavia, non deve fantasticare troppo: le rate mensili dovranno essere continuamente versate fino al termine del finanziamento, anche se i soldi non sarebbero più di proprietà dell'istituto con cui avete stipulato il contratto, ma di quello che lo ha assorbito. Grazie a questo sistema, la banca riuscirebbe a far aumentare la liquidità necessaria a chiudere i debiti dell'istituto nei confronti dei dipendenti e dei creditori, riuscendo così ad uscire dalla situazione di empasse nel più breve tempo possibile.

Se, invece, siete proprietari di azioni o di altre forme di investimento, dovete riporre la massima attenzione all'andamento del mercato: se i titoli di cui siete intestatari sono strettamente egati all'istituto di credito che li ha emessi, è probabile che la tendenza vada in negativo e che, quindi, il loro valore tenda al ribasso, facendovi perdere del denaro. Ma questa è un'eventualità a cui tutti coloro che giocano in borsa devono fare i conti tutti i giorni. Se siete proprietari di bot o altri titoli di stato, potete rimanere sereni: il vostro istituto di credito ricopre solamente il ruolo di gestore degli stessi e, pertanto, non esiste alcun tipo di rischio per il vostro investimento che rimarrà legato comunque all'andamento dei tassi di interesse del mercato. E' possibile, tuttavia, che i titoli detenuti dalla banca in fallimento vengano venduti ad un altro istituto di credito: in questo caso dovete mettere in preventivo un piccolo costo per ogni azione che può trasformarsi in una minima perdita di valore per ogni singola obbligazione.

Nell'eventualità in cui a fallire fosse un'azienda intermediaria del credito e non una banca, la situazione sarà molto simile a quella descritta in precedenza: i contratti di finanziamento che sono stati concessi ai clienti e che non sono ancora stati rimborsati del tutto, verranno ceduti alla società finanziaria che l'ha acquisita che potrà decidere se rilevarli in toto o in parte. Chi doveva finire di pagare tutte le rate del proprio prestito riceverà in brevissimo tempo tutte le indicazioni necessarie per procedere con i rimborsi mensili sulla nuova società; nel caso in cui quest'ultima avesse deciso di assorbire anche il marchio, l'intestatario del finanziamento potrà procedere con i pagamenti senza alcun tipo di variazione.

Giulia Ceschi
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