Famiglie in crisi? C'è il prestito della Speranza
L'incalzante crisi economica, in Italia, ha causato negli ultimi tempi un aumento delle famiglie indigenti e di imprese bisognose di credito per portare avanti la propria attività. Un fenomeno che ha spinto anche tante persone nella rete di feroci strozzini. Da un'iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana e dell'Associazione Bancaria Italiana, è nato infatti il Prestito della Speranza, atto proprio a fronteggiare l'emergenza sociale nell'attuale contesto di recessione economica. Parliamo di finanziamenti erogati a tasso agevolato e concessi dalle banche che aderiscono a tale progetto. Questa forma di prestito è garantita da un Fondo Straordinario, sorto dal contributo di offerte provenienti da istituzioni e privati. La consistenza di 30 milioni di euro permette di erogare finanziamenti per 120 milioni di euro.

(Il prestito della Speranza nasce per contrastare l'emergenza sociale ed economica)
Il Prestito della Speranza ammette due forme di finanziamento:
- il microcredito sociale di importo non superiore a 6 mila euro per le famiglie in condizioni di particolare vulnerabilità economica o sociale. Il prestito potrà essere rinnovato per una sola volta e per non più di 6 mila euro se sussistono i requisiti e previa valutazione della banca. Il tasso annuo massimo è del 4%: il rimborso in cinque anni prevede 60 rate, ovvero 12 l'anno. Ogni rata mensile sarà di 110,31 euro.
- Il microcredito di impresa di importo non superiore a 25 mila euro a persone fisiche o società di persone o società cooperative per l'avvio o l'esercizio di lavoro autonomo o microimpresa. Il rimborso in cinque anni prevede una rata mensile di 503,58 euro. Il tasso annuo massimo sarà dell'8%.
La restituzione del prestito alla banca avverrà mensilmente secondo un piano di ammortamento prestabilito che decorrerà trascorsi dodici mesi dalla delibera.
Varato nel 2009, nel rilanciare questa forma di finanziamento, la Cei ha semplificato i criteri di selezione, in modo da ampliare le possibilità di accesso. Ora sono ammessi anche cittadini da lungo tempo disoccupati, lavoratori precari e\o irregolari, cassaintegrati, famiglie senza figli o famiglie che, improvvisamente, si sono ritrovate in una situazione di disagio economico. I destinatari rappresentano, infatti, uno degli ammortizzatori sociali più efficienti e la trama relazionale per un armonico sviluppo delle persone e della società. Previsto, infatti, un servizio di tutoraggio e dunque di assistenza gratuita a favore del soggetto richiedente che sarà seguito in ogni fase del progetto allo scopo di favorire la ripresa dell'economia domestica e di una maggiore inclusione sociale e finanziaria.
La domanda va presentata alla Caritas o all'Ufficio diocesano incaricato. Qui saranno valutati i requisiti soggetti e la sostenibilità della richiesta. Entro 15 giorni lavorativi viene inoltrata la pratica ad un istituto di credito convenzionato. La banca valuterà, sempre entro 15 giorni, il merito del credito e se approvato, entro altre due settimane lavorative, erogherà il finanziamento. I prestiti, inoltre, il cui fondo risponderà del 75% del singolo finanziamento dei crediti sociali, non verranno versati ai richiedenti, ma direttamente nelle casse degli istituti di credito nei confronti dei quali sono stati contratti dei debiti. Questo tipo di percorso infatti consentirà all'istituto di credito di sanare i vari debiti contratti dal risparmiatore e, a quest'ultimo, di dedicarsi alla restituzione del denaro nei confronti di un unico ente: la Cei, Conferenza episcopale italiana.
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