Prelievo forzoso sui conti correnti? In Italia c'è già stato

Il prelievo forzoso approvato di recente dal Parlamento tedesco, che ha spinto qualcuno a paventarne l'estensione a livello continentale, nel nostro paese si sarebbe già verificato, almeno stando ad un recente rapporto elaborato dal centro studi pubblicato da ImpresaLavoro.

SI è molto parlato del prelievo forzoso approvato dal Parlamento tedesco, con molti osservatori pronti a scommettere su una sua possibile estensione a livello continentale. Per quanto concerne l'Italia, però, esso già c'è stato e a testimoniarlo è stato un rapporto stilato dal centro studi ImpresaLavoro, pubblicato di recente dalla rivista Panorama. Un prelievo forzoso dalle proporzioni estremamente ampie, 9 miliardi di euro solo negli ultimi tre anni. Una cifra che deriva dalle manovre intraprese nel periodo di tempo compreso tra il 2011 e il 2014, ad opera degli esecutivi guidati da Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi. Una massa che va ad aggiungersi a quella già collezionata nottetempo dal governo Amato nel luglio del 1992, quando furono prelevati dai conti correnti bancari degli italiani importi che oggi corrisponderebbero a circa tre miliardi di euro. Questo eccezionale complesso di risorse, una vera e propria manovra economica aggiuntiva, che qualcuno ha subito voluto paragonare ad una patrimoniale occulta, è la risultante dell'aumento delle aliquote sui redditi di natura finanziaria, della ormai celebre Tobin Tax e dell'imposta di bollo sul deposito titoli. 
Il primo provvedimento, ha visto passare la tassazione sui redditi di natura finanziaria dal 12,5 al 26%, ad eccezione dei titoli di Stato. Una decisione che comporterà nel solo 2015 il trasferimento all'Erario di 11,2 miliardi euro, a fronte dei 6,5 che erano stati stimati nel corso del 2011.
La Tobin Tax, ovvero l'introduzione di una tassa su una parte delle transazioni finanziarie, almeno secondo le stime formulate dagli analisti, avrebbe portato nelle casse dello Stato qualche centinaia di milioni di euro, rivelandosi di conseguenza poco più di un manifesto propagandistico. Secondo le ultime stime sarebbero circa 300 milioni, ovvero la stessa entità della diminuzione degli scambi sui mercati italiani, considerato il riflesso negativo della misura.
Molto più foriera di conseguenze, invece, l'imposta di bollo sul deposito titoli che secondo Panorama, da imposta si sarebbe trasformata in vera e propria patrimoniale occulta. Nell'arco temporale dal 2012 a oggi ,ha già raddoppiato la sua portata sino a pesare per lo 0,2% su depositi bancari, fondi e alcune polizze e per 34,20 euro sui conti correnti caratterizzati da una giacenza media di 5mila euro. Come già ricordato, rispetto al 2011, questa misura dovrebbe consentire alle casse statali di introitare oltre 4,4 miliardi di euro aggiuntivi.

Secondo ImpresaLavoro il prelievo forzoso in Italia già c'è stato

(Secondo ImpresaLavoro il prelievo forzoso in Italia già c'è stato)

Mettendo insieme questi tre provvedimenti, riguardanti le tasse sui risparmi degli italiani, si arriverebbe di conseguenza ad una cifra di 15,9 miliardi, rispetto ai 6,9 messi insieme nel corso del 2011. Una vera e propria mazzata, avvenuta peraltro in un contesto del tutto particolare, quello che ha visto la crisi economica ridurre la ricchezza complessiva dei contribuenti italiani di ben 814 miliardi
A dare la misura dell'aumento di pressione fiscale che ha caratterizzato l'Italia in questi ultimi anni, è in particolare la progressione dell'imposta su interessi e capital gain che soltanto sui conti correnti e depositi bancari e postali ha visto una lieve diminuzione, con il passaggio dal 27% del 31 dicembre 2011 al 26% attuale, dopo che il governo Letta l'aveva abbassata al 20%. Se è rimasta invariata l'aliquota sui titoli di stato sovranazionali e governativi (12,5%), è invece sensibilmente cresciuta quella sui titoli azionari, obbligazionari societari e bancari, passata dal 12,5% del 2011 al 26% attuale. In aumento anche le imposte su fondi comuni e polizze vita (dal 12,5% alla media ponderata comunque oscillante tra il 12,5 e il 20%) e sui fondi pensione e piani pensionistici individuali (dall'11% alla media tra 12,5 e 20%).
Come si può capire, i governi italiani negli ultimi anni, invece di cercare di ridurre la spesa pubblica, hanno preferito spremere al massimo i contribuenti, mettendo al contempo nel cassetto la spending review predisposta da Cottarelli, che avrebbe comportato un dimagrimento dell'apparato statale, magari operando su partecipate e organici pletorici che sono state trasformati nel corso degli anni in un vero e proprio bacino clientelare cui poter attingere a piene mani. Una politica che però ha avuto come prima conseguenza un drammatico prosciugarsi dei bilanci familiari con conseguente stagnazione dei consumi. Proprio la continuazione di queste politiche, fa capire come per il nostro paese sarà molto complicato uscire dalla crisi in atto, austerity o meno.

Dott. Dario Marchetti
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