Sarebbero in crescita i prestiti ai giovani
Il problema dei giovani è uno dei più pressanti per l'Italia. Basta dare uno sguardo alle statistiche riguardanti la disoccupazione giovanile, per capire come per il nostro Paese esista una situazione sempre più deteriorata, tale da costringere molti ragazzi a trasferirsi all'estero, per vedere valorizzata la propria preparazione. Un esodo sempre più vistoso che potrebbe avere conseguenze di larga portata nel futuro e che dovrebbe consigliare le istituzioni a mettere riparo prima che sia troppo tardi.
Tra i tanti problemi che si trovano ad affrontare i giovani italiani, c'è anche quello del credito. Il mix tra forme lavorative sempre più precarie e la mancanza di adeguate risorse finanziarie, ha spinto infatti gli istituti creditizi a chiudere sempre più i rubinetti nel corso degli anni passati e soltanto ora sembra in atto una parziale revisione di questa politica. A testimoniarlo è una indagine del CRIF, in base alla quale si registrerebbe una crescita di attenzione verso gli under 34. Proprio questa fascia di popolazione, nel corso del 2014, ha provveduto a presentare il 22,5% del totale delle richieste di prestito, con un picco del 24,6% per i prestiti finalizzati. La quota arriverebbe poi al 30% nel caso dei mutui immobiliari, confermando un andamento molto favorevole che non può che riflettersi sui dati dei finanziamenti concessi, anche se in questo caso i dati non sono ancora ufficiali.

(E' in aumento la richiesta di credito da parte dei giovani in Italia)
Se rimane naturalmente elevato il fattore di rischio connesso al finanziamento di una fascia che ha forti difficoltà a rapportarsi in modo corretto con il mondo del credito, proprio a causa delle modifiche sempre più profonde del lavoro in Italia, va comunque messo in rilievo come il sistema bancario e le istituzioni abbiano comunque cercato di attivare negli ultimi anni alcuni percorsi in grado di agevolare l'erogazione di finanziamenti agli under 34. Percorsi che cercano di agevolare anche quei soggetti che non hanno forme contrattuali garantite e che in conseguenza di ciò, trovano spesso sbarrata la strada per finanziamenti vitali per cercare di aumentare la propria capacità di spesa e fronteggiare esigenze fondamentali.
Un atteggiamento che del resto deve tenere nel giusto conto l'evoluzione di una società che si sta indirizzando sempre di più verso la flessibilità e che deve rielaborare anche l'offerta, modellandola in modo tale da non escludere dal mercato creditizio una fascia sempre più larga della popolazione. Del resto va anche considerato che chiudere le porte a chi non può offrire garanzie adeguate, potrebbe in breve rendere sempre più esigua la potenziale clientela del sistema creditizio. Una eventualità che sta spingendo il mondo bancario a ridefinire in modo sempre più stringente il proprio atteggiamento.
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