Pubblica Amministrazione: l'Italia ha debiti soprattutto con le case farmaceutiche

E da un bel po' di tempo anche. Eppure la Pubblica Amministrazione sembra avere un debito ingente con alcune aziende in particolare: stiamo parlando delle case farmaceutiche, con cui l'Italia risulterebbe morosa per una cifra pari a tre miliardi e mezzo di euro. Tutti i dettagli.

Che il bilancio italiano non fosse in positivo, questo già si sapeva. E da un bel po' di tempo anche. Eppure la Pubblica Amministrazione sembra avere un debito ingente con alcune aziende in particolare: stiamo parlando delle case farmaceutiche, con cui l'Italia risulterebbe morosa per una cifra pari a tre miliardi e mezzo di euro. Una cifra da far venire la pelle d'oca.

A comunicare tale situazione finanziaria in cui versa la nostra P.A. è stata Farmindustria, dopo le opportune indagini. Ma ad annunciare questa gravissima morosità erano stati già qualche tempo fa i report di alcune aziende farmaceutiche quotate in borsa a Wall Street, come Bristol-Mayers, Pfizer e Abbott, che avevano dichiarato alla Sec gli ingenti debiti che il nostro Paese deteneva ancora con loro. Si parla di cifre alquanto onerose.

L'ultima relazione trimestrale pubblicata dalla Pfizer, ad esempio, annunciava come le avanzassero ben 960 milioni di euro da parte di Italia, Irlanda, Grecia, Spagna e Portogallo, "dove le condizioni economiche rimangono incerte e difficili. Anche se qualche governo europeo o agenzia governativa a volte ritarda i pagamenti oltre i termini di vendita contrattuale, cerchiamo di affrontare il rischio di insolvenza mantenendo buone relazioni con i nostri clienti". L'azienda produttrice di Tavor e Viagra ha conteggiato ben 90 milioni di euro di fatture insolute da ben più di un anno dal nostro paese. 

Anche la Abbott Laboratories si è lamentata dei continui e prolungati ritardi nei pagamenti da parte del nostro paese: per questa azienda l'Italia ha un debito che un mese fa ammontava a 168 milioni di euro. La Abbott è nota per la sua produzione di dispositivi cardiovascolari, ma anche per aver messo in commercio alcuni brand molto famosi in ambito pediatrico o neonatale, come Pedia Sure. Una relazione recentemente pubblicata dalla multinazionale ha spiegato come sia nel suo interesse seguire molto da vicino la situazione economico e finanziaria dell'Italia, così come degli altri quattro paesi che fanno fatica ad essere puntuali nell'evasione delle fatture.

La Bristol Myers, invece, ha dichiarato un debito che ammonta a 137 milioni di euro tra Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, ma nei suoi report ha preferito non approfondire gli importi precisi dei pagamenti inoluti di ogni singolo stato.

Ma la situazione critica dei pagamenti dell'Italia in campo farmaceutico non è circoscritta solamente alle aziende americane: anche la tedesca Merck ha annunciato un mese fa l'importo relativo ai pagamenti in ritardo da parte di Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, che ammonterebbe a 887 milioni di euro. E la Pubblica Amministrazione del nostro Paese avrebbe sulle spalle un conto pari a 195 milioni di euro.

Dal canto suo, anche la casa farmaceutica Teva Pharmaceutical ha ammesso di trovarsi in seria difficoltà con dei pagamenti che, a quanto pare, vengono sempre più dilazionati nel tempo. Si tratta di insoluti che arrivano a toccare la cifra di 370 milioni di euro divisi tra i quattro paesi mediterranei che sono vittime di un'evidente tensione economica. In questi stati, infatti, la crisi economica globale si è fatta sentire molto più che negli altri e, petanto, è necessario attendere un lasco di tempo maggiore prima di riscuotere i crediti attesi.

Non dobbiamo dimenticare, tuttatvia, che il settore farmaceutico è uno dei più importanti, soprattutto in uno stato come il nostro che prevede un sistema di welfare, ossia di assistenza sanitaria al singolo cittadino. E' indispensabile pertanto che la Pubblica Amministrazione riesca a trovare in breve tempo i soldi necessari a chiudere i precedenti pagamenti prima che i debiti raggiungano cifre difficilmente gestibili e liquidabili. Nella peggiore delle situazioni, infatti, le case farmaceutiche potrebbero anche pensare di decidere di chiudere completamente le forniture di medicinali o di apparecchiature cardiache, provocando così un enorme disagio al consumatore finale, ossia a tutti noi comuni cittadini.

Giulia Ceschi
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