Il sistema bancario moderno è nato a Napoli con la fede di credito

La fede di credito, nata a Napoli, può essere considerata la base del sistema bancario moderno. Vediamo perchè.

Napoli, nel XVI secolo, era considerata, a ragione,  la seconda città europea dopo la sola  Parigi. E' risaputo che le strade partenopee erano stracolme di persone di ogni estrazione sociale ed origine. Napoli richiamava scrittori, artisti, poeti e filosofi, oltre che numerosi mercanti. La città, anche grazie al suo porto,  era un punto nevralgico per il commercio del vecchio continente ed inevitabilmente nacque la necessità da parte di mercanti e bottegai di semplificare la gestione del flusso di denaro.

 E' in questo contesto storico che i vari monti di pietà, istituiti da nobiluomini per contrastare il dilagante fenomeno dell'usura, si trasformarono in veri e propri banchi pubblici. Questi banchi non si limitarono al rilascio di bancali a fronte di depositi di denaro ma istituirono un particolare titolo, la fede di credito. Oggi possiamo dire che la fede di credito è stata la base per la nascita del sistema bancario moderno ma, vediamo insieme di cosa si tratta.

 La fede di credito era un deposito effettuato presso un banco pubblico e poteva essere trasferito a terza persona tramite  girata. La girata spesso e volentieri conteneva  particolari clausole che potevano sospendere il pagamento qualora il beneficiario non avesse ottemperato a determinate condizioni.

I soggetti della Fede di Credito 

Nell'emissione di una fede di credito intervenivano numerosi soggetti. Lo storico e scrittore Alberto Trivero Rivera così spiega la Fede di Credito.

"Il cliente si presentava alla cassa del Banco ove il cassiere accettava il denaro contante che gli veniva versato, conteggiandolo e registrando gli estremi del versamento nello squarcio (prima nota), nel libro degli introiti particolari ed in quello degli introiti generali. Il cassiere portava questo ultimo libro al fedista che compilava la fede di credito in base all'ammontare versato ed alle condizioni indicate dal depositante. La fede di credito così compilata tornava al cassiere, il quale precisava e sottoscriveva di suo pugno l'ammontare della somma depositata. La bancale veniva quindi sottoposta all'aiuto fedista, il quale apponeva su di un lembo ripiegato e fissato con ostia un bollo a secco con l'emblema del banco emittente e restituiva, quindi, la fede di credito al cassiere, il quale apponeva la sua firma in corrispondenza del bollo a secco, precisando anche il numero della pagina del libro maggiore nella quale veniva riportato il conto del cliente, e finalmente consegnava al cliente la fede di credito. Anche il fedista registrava su di un secondo libro di introiti generali l'importo della fede di credito emessa. Questa duplicità di registrazione era finalizzata a rendere più facile l'operazione giornaliera di riscontro, oltre a rendere più sicura e garantita l'intera operatività; operazione effettuata presso l'ufficio chiamato ruota, al quale venivano consegnati a fine giornata i due libri degli introiti generali in base ai quali si procedeva ad aggiornare il libro maggiore dei creditori, ove vi era l'elenco ed il dettaglio dei conti accesi dai depositanti".

Fede di creidto

Da Istitutobancodinapoli.it

Evoluzione storica della fede di credito

Questo particolare ed insolito incrocio di ruoli poteva sembrare complesso e macchinoso,  ma in realtà serviva a semplificare il lavoro di riscontro, oltre che ad  aggiornare quotidianamente quello che senza il minimo dubbio può essere considerato un attuale conto corrente personale.

 Le fedi di credito sono poi  molto simili agli attuali assegni circolari o bancari. Esse offrirono una valida alternativa alla cartamoneta visto che il titolo era trasferibile in maniera quasi illimitata ed accettata da qualunque banco pubblico.

 La fede di credito inizia a circolare in Italia e in particolare nel Mezzogiorno, prima come titolo esclusivo dei Banchi Pubblici napoletani, poi come titolo del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia che ne acquistano con il tempo il privilegio di emissione in esclusiva.  Dopo  l'unità d'Italia le fedi di credito continuarono ad essere largamente utilizzate. Scomparirono nel periodo fascista ma, nel frattempo, avevano posto le basi del sistema bancario nazionale.

Nunzia Grasso

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