Comitato di Basilea: la guida ai pilastri del sistema bancario internazionale

Si sente tanto parlare del Comitato di Basilea, degli accordi che prendono il nome di Basilea 2 e Basilea 3. Si tratta di importanti provvedimenti che in definitiva regolano il mercato bancario e finanziario internazionale.

Il Comitato di Basilea nasce nel 1974 per volontà degli allora governatori delle Banche Centrali dei dieci paesi più industrializzati (G10). Si tratta di un' organizzazione internazionale di vigilanza bancaria e opera con la Banca dei Regolamenti internazionali. La "mission" del Comitato era, e lo è ancora, quella di promuovere una stretta cooperazione tra banche di diversi paesi al fine di preservare la stabilità finanziaria e monetaria, nonchè economica mondiale. 

Attualmente hanno una rappresentanza nel Comitato i seguenti stati: Italia, Francia, Germania, Belgio, Canada, Giappone, Spagna, Svizzera, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia, Stati Uniti e Regno Unito e altri 14 stati del mondo.

Il comitato ha sede a Basilea dove si riunisce quattro volte all' anno per supervisionare le attività bancarie nel mondo. Le origini del Comitato di Basilea affondano le proprie radici nel fallimento di una banca tedesca, la Bankhaus Herstatt. Il fallimento fece scalpore e si ebbero conseguenze su scala internazionale. A quanto pare a determinare il fallimento della Bankhaus Herstatt fù la mancanza di un regolamento di transazioni valutarie e, il 26 giugno 1974 la Bundesbank mise la banca in liquidazione. Le conseguenze furono tante e si sentì forte l' esigenza di una collaborazione tra banche di paesi diversi. I Grandi 10 si incontrarono allora spinti da quanto accaduto, patrocinati dalla Banca dei Regolamenti Internazionali.

Promotore dell' iniziativa fù il governatore della Banca d' Inghilterra, Peter Cooke e il comitato inizialmente prese proprio il suo nome (Comitato Cooke).

Basilea

(Sono 27 attualmente i Paesi membri del Comitato)

Le funzioni del Comitato di Basilea

Le funzioni del Comitato di Basilea sono essenzialmente quattro:

  • promuovere la cooperazione internazionale in ordine alla vigilanza prudenziale bancaria,
  • rafforzare l' affidabilità e la sicurezza del sistema finanziario internazionale,
  • stabilire standard in tema di vigilanza prudenziale,
  • promuovere le migliori pratiche bancarie.

Il Comitato di Basilea, è importante specificarlo, non ha poteri di regolamentazione. Di fatto i paesi aderenti implicitamente accettano e si fanno portatori degli accordi raggiunti durante le riunioni e, di conseguenza, l'accordo raggiunto diventa uno standard regolamentare e gli altri paesi si adeguano al mercato bancario internazionale.

Il Comitato adopera attraverso pochi strumenti fondamentali che poi vengono recepiti dai singoli regolamenti degli stati aderenti: linee guida, accordi e raccomandazioni.

Accordi di Basilea

Il primo accordo di Basilea, anche detto Basilea I ha visto la luce nel 1988. Ad oggi hanno aderito a questo accordo 100 paesi di tutto il mondo.  Appare centrale in questo primo accordo il tema della solidità patrimoniale e il richiamo al concetto di rischio bancario. L' assunto è semplice: bisogna sviluppare una vera cultura del rischio e rendere standard le tecniche migliori, le best practices, per ridurre il loro impatto.

Questo primo accordo, ha preso spesso il nome di Accordo Minimo delle Banche proprio perchè in esso è contenuta la prima definizione del Capitale Minimo bancario accettata a livello internazionale.

Sulla base di questo accordo, il Comitato di Basilea  introduceva il concetto di Coefficiente di Solvibilità: per un istituto bancario, il patrimonio di vigilanza dello stesso deve essere in ogni momento almeno pari all' 8% delle attività creditizie ponderate. Le Banche dovevano accantonare l' 8% di quanto erogato al fine di garantire solidità e affidabilità al mercato.

Col tempo l' Accordo è divenuto obsoleto rispetto al nuovo mercato finanziario e, soprattutto, ai nuovi prodotti finanziari sul mercato. Si è diffuso l' Arbitraggio, vale a dire il diffuso costume di eludere quanto previsto dall' Accordo. Nel gennaio 2001 il Comitato annunciò il New Basel Capital Accord, noto nel nostro Paese come Nuovo Accordo di Basilea o più semplicemente Basilea II.

Basilea II

Nato dall' esigenza di  superare i limiti di Basilea I, Basilea II si fonda su tre pilastri:

  • requisiti patrimoniali minimi;
  • processo di controllo prudenziale;
  • disciplina del mercato.

La versione definitiva dell' Accordo si è avuta nel 2004, e lo stesso è entrato in vigore nel 2007.

Il primo pilastro, vale a dire i requisiti patrimoniali minimi, riguarda essenzialmente un sistema di calcolo per far fronte ai rischi di credito, ai rischi di mercato e ai rischi operativi. Tutto il calcolo deve essere basato sui concetti di patrimonio di vigilanza e attività ponderate per il rischio. Secondo l' accordo i Paesi possono calcolare i requisiti minimi patrimoniali seguendo due modalità.

Il primo modo consentito è quello di calcolare il rischio in modo standardizzato affidandosi anche  alle ormai famose Agenzie di Rating e alle loro valutazioni. Il secondo metodo consiste nell' elaborazione interna del rating e in questo caso i risultati devono essere sottoposti all' Autorità di Vigilanza.

Il secondo pilastro riguarda invece il processo di controllo prudenziale. Si tratta di linee guida da adottare sulla trasparenza, la responsabilità e la gestione del rischio. Ma anche di stress test ed autovalutazioni cui le banche dovrebbero sottoporsi periodicamente.

Terzo e ultimo pilastro è la disciplina di mercato. Fondamentale importanza ricoprono, in questa sezione la trasparenza e la cooperazione tra le banche di diversi paesi  che si pongono sullo stesso mercato.

A seguito della crisi attraversata da importanti istituti bancari è stato emanato un nuovo accordo che ha preso il nome di Basilea III.

Basilea III

Si tratta di un insieme di riforme per la Vigilanza bancaria che intendono maggiormente:

  • migliorare la capacità delle banche di assorbire shock finanziari;
  • migliorare ulteriormente la gestione del rischio;
  • rafforzare la trasparenza.

In questa fase il Comitato di Basilea ha agito su due livelli, apportando riforme:

  • microprudenziali e cioè a livello di singole banche;
  • macroprudenziali e cioè a livello di sistema.

Vediamo uno schema riassuntivo dei principali provvedimenti previsti da Basilea III e relativi ai tre pilatri:

Riforme Basilea III

(Fonte:http://www.bis.org/bcbs/basel3_it.htm)

Nunzia Grasso

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