Prestiti: quando è la finanziaria a non farcela

Cosa accade ai prestiti quando una banca o una finanziaria sono costrette a chiudere. Gli istituti che hanno cessato l'attività nel corso dell'ultimo anno in Italia e quelli in amministrazione straordinaria.

Non riuscire ad onorare un debito contratto con una banca o con una finanziaria è la preoccupazione di molti sottoscrittori di prestiti e mutui. Ma cosa accade quando è l'istituto che eroga il finanziamento a non farcela?

Questa eventualità potrebbe sembrare impossibile in quanto siamo indotti a pensare che banche e affini siano istituzioni solide e perenni, nonostante il fallimento della famosa banca americana Lehman Brothers avvenuto nel 2008 (e i numerosi fallimenti che ne sono conseguiti, negli Usa e negli stati del mondo) ci abbia indotto a cambiare un po' questo nostro punto di vista.

Negli Stati Uniti i fallimenti degli istituti bancari sono ormai un dato di fatto, se pensiamo che nel solo mese di gennaio erano già tre gli istituti costretti a chiudere i battenti, seguiti poi a ruota da altre banche durante tutto il corso dell'anno.

E in Italia cosa accade?

Anche in Italia la congiuntura economica ha portato le difficoltà economiche di privati cittadini e di aziende a riflettersi anche sul comparto bancario mettendo in seria difficoltà diversi istituti, alle prese con prestiti non restituiti e con mutui non pagati, che hanno portato all'aumento di beni immobili a disposizione degli istituti, che si trovano però in difficoltà nel rivenderli per recuperare le somme erogate inizialmente. Tuttavia molti sostengono che la crisi della banche sia dovuta anche ad errori gestionali più o meno consapevoli che non permettono di affrontare adeguatamente la congiuntura in corso.

Nel nostro paese sono tredici gli istituti che sono stati costretti alla chiusura nel 2013, secondo i dati di Bankitalia aggiornati ai primi giorni di novembre. La maggior parte di questi (nove) ha visto prima completarsi l'iter della procura straordinaria e poi del vero e proprio fallimento nel corso degli ultimi mesi, mentre le restanti quattro avevano subito la procedura della procura nel corso dell'anno precedente.  

Ma come avviene la chiusura di una banca o di una finanziaria?

La procedura prende il via da un decreto redatto dal Ministero dell'Economia, su segnalazione della Banca d'Italia. Successivamente le istituzioni tentano tutte le strade per evitare di portare al fallimento l'istituto finanziario, tra le quali il ricorso al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd), in grado di garantire i fondi depositati dai correntisti fino a 100.000 euro per ogni istituto di deposito e pensato proprio per tutelare i singoli nel caso di chiusura di una banca. Non è infatti detto che l'apertura di una procedura nei confronti di un istituto porti alla chiusura; anzi, è interesse dell'intero sistema bancario evitare che la chiusura avvenga.

Cosa accade a prestiti e mutui nel caso di amministrazione straordinaria o di chiusura dell'ente erogante?

Nella maggior parte dei casi durante l'amministrazione straordinaria i finanziamenti in corso non vengono sospesi, anche perchè costituiscono un introito di vitale importanza per la sopravvivenza della banca stessa. Nel caso di vero e proprio fallimento invece i contratti già in essere vengono di norma ceduti ad un'altro istituto, che rileva in tutto o in parte l'attività dell'istituto fallito.

In entrambi i casi i clienti vengono avvisati dalla società rilevante per eventuali modifiche alle modalità di restituzione, che rimangono di solito invariate quando viene acquisito integralmente il marchio fallito. Per il cliente finale quindi la situazione non cambia di molto e permangono anzi tutti gli obblighi sottoscritti all'apertura del finanziamento (o del mutuo).

Nel caso in cui invece il prestito non sia ancora stato erogato conviene rivolgersi ad un altro istituto di credito per avviare una nuova pratica. La pratica per l'erogazione già sottoscritta infatti difficilmente verrà tenuta in considerazione.

Vediamo ora in una tabella riassuntiva quali sono le banche e gli intermediari finanziari in amministrazione straordinaria al 31 ottobre 2013 nel territorio italiano, e quali sono le loro province di appartenenza:

BANCA PROVINCIA
Istituto per il Credito Sportivo RM
Banca Tercas - Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo TE
Bcc di Monastier e del Sile TV
Bcc San Francesco AG
Banca Popolare di Spoleto PG
Bcc del Veneziano VE
Banca dei Due Mari di Calabria Credito Cooperativo CS
Bcc Euganea di Ospedaletto Euganeo PD
Bene Banca Credito Cooperativo di Bene Vagienna CN
Cassa di Rispramio di Ferrara FE
Bcc di Alberobello e Sammichele di Bari BA
intermediario non bancario
Capo regione Siciliana Sgr PA
Spoleto Credito e Servizi Soc. Coop. PG


Come è possibile intuire dai nomi degli istituti menzionati, si tratta nella maggior parte di casi di banche di credito cooperativo ed intermediari di piccole e medie dimensioni che forse più di altre hanno risentito della crisi economica. Tuttavia non va dimenticato come anche istituti di dimensioni maggiori possano essere soggetti a crisi e fallimenti, come nel caso della banca Monte dei Paschi di Siena, che ha rischiato il fallimento dopo più di cinque secoli di attività ed è stata salvata solo grazie ad un cospicuo intervento pubblico.

Gli istituti elencati in precedenza sono distribuiti più o meno equamente su tutto il territorio nazionale, ma è significativa dello stato dell'economia nazionale la presenza di due banche di Treviso e Venezia, appartenenti ad un'area geografica ritenuta per anni il cuore produttivo del nord del paese.

Una precisazione: le banche e gli intermediari elencati nella tabella non sono falliti o chiusi, ma sono per ora solo sottoposti all'amministrazione straordinaria, che potrebbe anche portare in alcuni casi alla ripresa dell'istituto, e non quindi necessariamente ad un fallimento.

Miriam Perani

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