Prestiti società non finanziarie e famiglie produttrici, il punto della situazione

Tutte le banche italiane, eccetto Carige ed Mps, hanno superato gli stress test della Banca centrale europea. Intanto però, rileva la Cgia di Mestre, dal 2011 ad oggi c'è stato un calo delle erogazioni di prestiti alle imprese pari a quasi il 9%.

Chiedere un prestito in banca, per le famiglie e per le imprese, è molto semplice. Il difficile è però ottenerlo in quanto spesso il cliente bancario non supera la cosiddetta fase di istruttoria. In altre parole l'istituto di credito non concede il prestito per ragioni che, di norma, possono rientrare tra le seguenti:

  • L'importo richiesto non è congruo con il reddito.
  • In passato il cliente ha avuto problemi a rimborsare altri prestiti.
  • Il cliente ha già altri prestiti in corso di pagamento e concedere ulteriore credito potrebbe rivelarsi rischioso.
  • Il cliente sta già pagando le rate di un mutuo.  

Queste ed altre condizioni restrittive imposte oramai sistematicamente dalle banche e dalle società finanziarie hanno portato in Italia negli ultimi anni ad una forte contrazione delle erogazioni di credito. Dal 2011 ad oggi in Italia, solo per quel che riguarda le imprese, i prestiti bancari sono infatti diminuiti di ben 89 miliardi di euro. A fornire questo dato è stata la Cgia di Mestre che, tra l'altro, ha espresso preoccupazione in merito ai recenti stress test che sono stati condotti dalla Bce sulle principali banche del Vecchio Continente.    

Con gli stress test la Banca centrale europea valuta periodicamente se le banche europee più capitalizzate presentano uno stato patrimoniale tale da resistere a crisi di natura economico-finanziaria anche sistemiche. La conseguenza di tutto ciò è che le banche, nel doversi mantenere costantemente robuste a livello patrimoniale, vanno poi ad erogare il credito alle famiglie ed alle imprese con il contagocce. Questa preoccupazione è stata espressa proprio dall'Associazione degli artigiani mestrina nel sottolineare tra l'altro come il persistere delle restrizioni sulla concessione dei prestiti rischi di alimentare il circuito illegale del credito. Ed in tal caso purtroppo è breve la strada che porta le famiglie e gli imprenditori a cadere nella rete degli usurai.

Dati alla fine agosto di ogni anno Prestiti alle imprese Sofferenze in capo alle imprese Incidenza delle sofferenze in capo alle imprese (in % sui prestiti)
2011 1.001.593,5 75.522,0 7,5%
2012 974.307,1 87.918,4 9,0%
2013 925.746,2 109.565,5 11,8%
2014 912.579,3 138.641,8 15,2%

I dati della tabella, che sono espressi in milioni di euro, sono stati ricavati dalla Cgia di Mestre in base ad un'elaborazione su dati a sua volta forniti dalla Banca D'Italia, e riguardano l'andamento delle erogazioni di prestiti e delle sofferenze in capo alle imprese considerando in Italia tutte le società non finanziarie e le famiglie produttrici. Ebbene, dalla tabella emerge come anno dopo anno, dal 2011 al 2014, siano diminuite le erogazioni a fronte di un forte aumento delle sofferenze in capo alle imprese e, quindi, della loro incidenza sul debito. In particolare, dal 2011 al 2014 le erogazioni di prestiti alle imprese sono scese dell'8,9% a fronte di un aumento dell'83,6% delle sofferenze in capo alle società non finanziarie ed alle famiglie produttrici.

Per quel che riguarda gli stress test della Bce, due banche italiane non li hanno superati e dovranno pianificare interventi sul capitale. Trattasi del Gruppo bancario Monte dei Paschi di Siena e della Carige, ma per quel che riguarda, per i clienti, il pagamento delle rate di mutui e prestiti nulla cambia. Questo è quanto ha messo in evidenza, tra l'altro, l'Associazione Altroconsumo in virtù del fatto che i mutui ed i prestiti già accesi continueranno ad essere rimborsati dai clienti alle condizioni prestabilite fino alla scadenza.

Sul Monte dei Paschi di Siena, tra l'altro, il Codacons sottolinea come anche la Banca centrale europea, visto l'esito degli stress test, abbia riconosciuto quelle che sono state le tesi sostenute e portate avanti da tempo dall'Associazione dei Consumatori e degli Utenti in merito all'operazione con Nomura che è stata contabilizzata dall'Istituto come titoli di Stato, per un controvalore di circa 3 miliardi di euro, quando invece la Bce l'ha considerata come uno strumento finanziario derivato.

Filadelfo Scamporrino
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