Prestiti personali per pensioni di invalidità: come si comportano le banche in questi casi?

Come si comportano le banche nell'accettare un prestito richiesto da un pensionato con invalidità? In quali modi il pensionato con invalidità può rimborsare il prestito ricevuto? In quali casi la banca si rifiuta di concedere il finanziamento ad un pensionato con invalidità?

Generalmente, la condizione d'invalidità non è considerata una discriminante per la concessione di un mutuo da parte di una banca, in quanto non viene analizzata durante la fase di istruttoria; tuttavia, talvolta, potrebbe costituire un problema poiché non aggredibile in caso di insolvenza e questo è il caso in cui il richiedente si trova ad avere una pensione di invalidità.
Premettendo che le richieste di mutuo da parte di un pensionato invalido variano da banca a banca e da patologia a patologia, qui di seguito si fornirà un ulteriore chiarimento sulla questione della richiesta di finanziamento in situazioni di invalidità, già analizzata altre volte all'interno di questa guida; in particolare, ci si soffermerà sulle problematiche presenti per un pensionato invalido lungo l'iter di richiesta di un finanziamento.

IN QUALI CASI VIENE CONCESSA LA PENSIONE DI INVALIDITÀ?

Prima di addentrarsi nel discorso dei prestiti a pensionati con invalidità è opportuno fare una precisazione, ovvero: in quali casi vien concessa la pensione di invalidità?
In base alla legge n.222 del 12 giugno 1984, entrata in vigore nel mese di luglio dello stesso anno, tutti gli invalidi devono essere corrisposti di una forma assistenziale, chiamata pensione di invalidità.
Tale forma assistenziale viene concessa agli invalidi, ai cechi, ai sordomuti, ai lavoratori autonomi e dipendenti, impossibilitati a svolgere il proprio mestiere.
Affinché scatti il diritto alla pensione di invalidità , è necessario che il soggetto abbia capacità ridotte almeno di un terzo e in modo permanente. In pratica, l'invalido, fisico o mentale, deve possedere un'incapacità lavorativa compresa tra il 67% e il 99%, superata questa soglia, il soggetto viene dichiarato inabile. Inoltre, tutti coloro che presentano difficoltà a deambulare o a svolgere attività quotidiane hanno diritto ad un'indennità di accompagnamento.
La pensione di invalidità, inoltre, viene concessa a coloro i quali hanno versato un minimo di cinque anni di contributi.
L'assegno d'invalidità ha una durata di tre anni e può essere rinnovabile mediante domanda da parte dell'interessato, a seguito di una visita medico-legale. La pensione di invalidità può essere concesso che mentre è in corso l'attività lavorativa dell'invalido e in questo caso la visita medico-legale verrà effettuata solamente una volta all'anno.
Una volta raggiunta l'età pensionabile, ovvero, al compimento dei 65 anni d'età per gli uomini e dei 60 per le donne, l'assegno di invalidità diventa pensione di vecchiaia. In questo caso sono necessari venti  anni di contributi, in alternativa, verrebbero conteggiati anche gli anni in cui l'invalido ha percepito l'assegno di invalidità pur non lavorando.

QUALI SONO I REQUISITI CHE DEVE AVERE UN  PENSIONATO CON INVALIDITÀ PER SOTTOSCRIVERE UN CONTRATTO DI FINANZIAMENTO?

Come per tutti i casi di richiesta di un mutuo, il fattore preponderante, affinché un finanziamento venga accettato, è senza dubbio il fatto di aver rimborsato tutte le precedenti erogazioni di denaro; un altro fattore importante è quello del rispetto del limite massimo di età, stabilito dalla banca.
Assicurati questi due requisiti, per ottenere la concessione di un mutuo, un invalido deve dimostrare un reddito personale mensile che sia continuativo e sufficiente a garantire l'assorbimento dell'impatto della rata sul proprio tenore di vita.
Di conseguenza, la condizione di invalidità non preclude affatto l'accesso al finanziamento, in quanto, l'unica clausola è quella di dover essere in grado di rimborsare l'intero prestito.
Tuttavia, esistono casi in cui la patologia o lo stadio di invalidità potrebbero portare ad un certo decesso dunque la banca potrebbe rifiutare di accettare la richiesta di mutuo, in quanto, la scomparsa del mutuatario risulterebbe un default per l'istituto finanziario creditore.

SI FA UN ESEMPIO PRATICO

Si prenda come esempio il caso in cui un pensionato con invalidità decida di fare richiesta di un prestito; la pensione da egli percepita è pari a 800€ mensili. A queste condizioni, la banca può redigere un prestito personale ad hoc, con un rimborso che va da 200€ a 250€ ogni mese: in questo modo, l'istituto creditore si assicura il rimborso del denaro prestato, ma al contempo garantisce al debitore un tenore di vita a livelli accettabili.
In generale, vale il principio che la quota di pensione mensile residua, rispetto al netto della rata del prestito, deve corrispondere ad un importo superiore ai 500€ circa: la quota può variare da una banca ad un'altra.

QUALI SONO I MODI IN CUI UN PENSIONATO CON INVALIDITÀ PUÒ RIMBORSARE ALLA BANCA IL PRESTITO RICEVUTO?

Come si è visto, i pensionati con invalidità possono corrispondere la banca o qualsiasi istituto creditizio, semplicemente, cedendo parte della pensione, con una proporzione che consenta loro di poter vivere dignitosamente.
Inoltre, i soggetti con pensioni di invalidità possono usufruire anche del prestito contro cessione del quinto, cedendo una parte dell'assegno che di invalidità (o di inabilità) che ricevono per essere inseriti nella categoria IO.
Solitamente, la cessione del quinto per la restituzione del mutuo viene concessa ai pensionati in base alla patologia di invalidità che viene loro attribuita; la gravità del decesso è uno dei fattori che incidono notevolmente sull'accettazione o meno del richiesta di mutuo: poiché il finanziamento viene tutelato da una polizza assicurativa, l'invalidità non deve raggiungere uno stadio tale da provocare il decesso del richiedente.
Per sottoscrivere il contratto di mutuo, invece, non sono validi le pensioni di invalidità civile e gli assegni sociali, oltre che gli assegni mensili per l'assistenza ai pensionati inabili.

QUALI SONO LE DOCUMENTAZIONI CHE DEVE PRESENTARE UN PENSIONATO CON INVALIDITÀ PER FARE RICHIESTA DI FINANZIAMENTO?

Lo stadio di invalidità è un fattore determinate per la concessione di un prestito, proprio per tale motivazione, il richiedente deve presentare tutta l'adeguata documentazione medica che attesti le motivazioni invalidanti, in modo tale da consentire all'istituto di credito di valutare e procedere con la pratica di finanziamento.
La documentazione medica non viene poi analizzata dalla banca, bensì dalla compagnia di assicurazioni che si assume il rischio di stipulare il contratto di assicurazione sulla vita. 

PERCHÈ LA BANCA RIFIUTA DI CONCEDERE UN PRESTITO AD UN PENSIONATO CON INVALIDITÀ?

Esistono dei casi in cui la banca rifiuta di concedere un prestito ad un pensionato con invalidità; questi sono i casi in cui la patologia del richiedente può determinare il decesso dello stesso di a poco, dunque la banca non si assume il rischio di default.
Vi sono casi in cui una finanziaria non viene accettata da parte di una banca; questi accadimenti riguardano casi rari, ad esempio, quando un pensionato con invalidità decide di pagare un bene, rateizzando l'importo complessivo: molte volte, in questi casi, il prestito non viene concesso, poiché la pensione di invalidità non risulta essere aggredibile nei casi di insolvenza.
L'insicurezza della pensione di invalidità è data dal fatto che essa, in molti casi, è una pensione sociale e nel caso in cui il pensionato non potesse pagare una o più rate del mutuo, l'ente erogatore del prestito non potrebbe mai rivalersi sulla stessa.
Esistono delle motivazioni ben specifiche per cui, in alcuni casi, la banca rifiuta di concedere un finanziamento ad un pensionato con invalidità, ovvero le seguenti:

  • perché essa (talvolta) è di piccola entità
  • perché essa è insicura quindi è possibile che per qualsiasi motivazione essa possa essere sospesa o eliminata, a causa, ad esempio di una cessazione di invalidità a seguito di un controllo INPS.


Dott.ssa Sara Tomasello
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